All’Ateneo di Bologna tornano i classici, con Aristofane che sbeffeggia i politici (di oggi)

Torna il consueto ciclo di conferenze sui classici, quest'anno sul tema della felicità
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BOLOGNA – Ce n’è per “Tromp” che “fa il figo e ha quella zazzera”, per “la ministra Pinotta” che manda “le truppe all’estero”, per “Salvoni” che “scoreggia quanto vuole”, per “Grullo” che “conta balle” e per “Rubina” che “sbava per Berlosca“. Ce n’è più in generale per “i politicanti in ogni Stato. Finchè restano poveri non pensano che al popolo e alla gente. Ma appena si arricchiscono a forza di rubare soldi pubblici, eccoti lì altrettanti delinquenti: tramano contro la democrazia, fanno lotta di classe contro il popolo”. E’ la versione moderna delPluto“, la commedia di Aristofane che fa parte delle quattro serata del ciclo dei Classici, l’annuale appuntamento nell’aula magna di Santa Lucia a Bologna con le conferenze organizzate dal Centro studi “La permanenza del Classico”, diretto dall’ex rettore Ivano Dionigi.

La locandina del ciclo di incontri di quest’anno

Il tema di quest’anno è la felicità e la terza serata, quella del 18 maggio, sarà dedicata al legame con la ricchezza. Dopo le riflessioni dello psicanalista Massimo Recalcati, salirà sul palco la compagnia Archivio Zeta appunto con ‘Plutocrazia‘, una rilettura di Aristofane in chiave contemporanea. Una traduzione del testo greco fatta rimanendo “fedeli all’effetto”, più che alla lettera, spiega Federico Condello del Centro studi, visto che Aristofane nelle sue opere “notoriamente aggrediva con nomi e cognomi i politici del suo tempo“. E così si è scelto di attualizzare la commedia scritta quasi 2.400 anni fa, in un periodo convulso della democrazia ateniese, con i nomi dei politici di oggi, leggermente modificati da quelli reali, ma comunque ben comprensibili. Il nuovo ciclo di conferenze sui classici (ogni giovedì di maggio, dal 4 al 25) è stato presentato oggi a Palazzo Poggi da Dionigi e Condello, insieme al rettore dell’Alma Mater, Francesco Ubertini.

Ubertini e Dionigi

E’ una grande operazione democratica– la definisce il rettore- perchè si condivide con la città una patrimonio a volte percepito lontano”. Ma le serate dedicate ai classici sono anche “una pausa di meditazione– continua Ubertini- che interrompe il frastuono del quotidiano, una riflessione che guarda al futuro”. Dionigi concorda. “Non è un festival- precisa- è una meditazione collettiva”. Il filo conduttore di quest’anno è appunto la felicità, nei testi di Erodoto, Epicuro, Aristotele, Sant’Agostino, Pascal e Spinoza, ma anche Antico e Nuovo Testamento. “E’ un tema assoluto, un po’ come la morte: abbiamo osato- spiega Dionigi- oggi la felicità è un tema derubricato al wellness, al Pil. Noi lo abbiamo ricondotto a un lessico fondamentale”. Ospite della prima serata, il 4 maggio, sarà il classicista 92enne Carlo Carna, che insieme a Dionigi parlerà della felicità in chiave individuale. L’11 maggio toccherà invece al cardinal Gianfranco Ravasi affrontare il tema delle beatitudini, mentre il 18 maggio appunto si discute appunto del legame tra felicità e ricchezza con la con ‘Plutocrazia’. Chiude il ciclo la serata del 25 maggio col filosofo Massimo Cacciari, che illustrerà il nesso tra felicità e politica. Perchè in fondo, come sosteneva Aristotele, dovrebbe essere proprio la politica la ‘scienza’ che si occupa della felicità collettiva, ovvero del bene comune.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

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