Cinecittà, Bernaudo: “Franceschini non ricompri con i soldi dei contribuenti”

ROMA - "La vicenda portata alla luce da Report e
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ROMA – “La vicenda portata alla luce da Report e rilanciata stamattina da Dagospia che parla del salvataggio da parte di Cinecittà Studios (impresa di proprietà di Luigi Abete, Aurelio De Laurentiis e Diego Della Valle) dell’iniziativa imprenditoriale di Benigni – fallita e finita nei debiti – nonostante il sostegno di fondi europei, statali, regionali e comunali – racconta bene le distorsioni del ‘capitalismo di relazione’ di casa nostra che nulla a che fare col mercato, col merito e con la concorrenza, cioè con un’economia liberale”. Così il presidente di Sos partita Iva, Andrea Bernaudo, sulla polemica innestata da Report relativa alla vicenda Benigni/Cinecittà.

“Al netto dell’esito della querela di Benigni nei confronti di Report- continua- ci preoccupa di più l’ipotesi che Cinecittà starebbe per tornare in mani pubbliche. Saranno, cioè i contribuenti, dunque, a fronteggiare il maxi debito accumulato da Benigni e dagli altri formidabili manager? Sembra lontanissimo il 1997 quando, ministro della cultura Rutelli, fu affittato un ramo d’azienda nel tentativo di privatizzare il settore, ora, sotto la gestione Franceschini sembrerebbe invece ritornare il solito ‘Pantalone’, cioè noi contribuenti, che si ricompra tutto, si dice per 20 milioni di euro”.

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“Noi chiediamo al ministro Franceschini- rincara il leader di Sos partita Iva- di non avallare il ritorno in mani pubbliche di Cinecittà, perché se andasse a finire così diventerebbe proprio lui il protagonista del solito finale amaro della storia. Un finale che spiegherebbe bene l’altra distorsione generata dal capitalismo di relazione e cioè che a rimetterci sono sempre i contribuenti italiani, o per meglio dire lo stato, che pur di ‘salvare’ il cinema italiano si ricompra aziende decotte e fallite, come ha fatto in passato in altri settori”.

“Questa volta- conclude Bernaudo- il ri-acquisto da parte dello stato sarebbe aggravato dalla circostanza che gli studi di Cinecittà cadono a pezzi, avrebbero accumulato 32 milioni di debiti e un contenzioso col governo. Speriamo davvero che il ministro Franceschini ci risparmi questo ‘affare'”.

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