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Report del Consiglio Grande e Generale del 18 marzo – mattina

In mattinata si affronta l’esame delle cinque istanze d’Arengo all’ordine del giorno, di cui l’Aula ne approva tre. Accolta all’unanimità l’istanza n. 4 “per la tutela della quiete pubblica nei centri storici e nei centri abitati della Repubblica di San Marino”, con cui il gruppo di residenti “Contiamoci” richiede di regolamentare gli eventi pubblici e […]

In mattinata si affronta l’esame delle cinque istanze d’Arengo all’ordine del giorno, di cui l’Aula ne approva tre. Accolta all’unanimità l’istanza n. 4per la tutela della quiete pubblica nei centri storici e nei centri abitati della Repubblica di San Marino”, con cui il gruppo di residenti “Contiamoci” richiede di regolamentare gli eventi pubblici e privati che si svolgono nei centri storici della Repubblica su soglie di rumore, fonti sonore e orari, entro i quali queste possono svolgersi.

Il Segretario di Stato per il Turismo, Federico Pedini Amati, ritiene l’istanza equilibrata ed accoglibile, ma mette in guardia su possibili strumentalizzazioni. “Non solo da Segretario, ma anche da cittadino residente in centro storico- assicura- posso garantire che i controlli sul rumore e sugli schiamazzi, piuttosto che su altre problematiche emerse, adiacenti a strutture ricettive, come nei luoghi residenziali, sono sempre state fatte”. E anche se “potrà esserci stato un evento estemporaneo che è durato un po’ di più, preoccupiamoci magari di altro, ovvero che viviamo in una situazione di pandemia da due anni, e oggi anche di guerra, quindi ben venga il visitatore in Repubblica, ben vengano gli eventi, mantenendo e rispettando le regole”.

Il consigliere Pasquale Valentini, Pdcs, rimarca l’importanza, anche per i turisti che visitano San Marino, di mantenere i centri storici luoghi vivi e vissuti dagli stessi residenti: “Sono pienamente d’accordo con l’accoglimento dell’istanza- sottolinea- ci deve essere un convergere di interessi, da un punto di vista turistico e anche abitativo abbiamo bisogno che il centro storico sia vivo”.

Paola Barbara Gozi, Pdcs, sottolinea la necessità che gli eventi organizzati in centro storico portino a convergere le rispettive esigenze di residenti, soggiornanti, imprenditori. “La quiete del centro storico, in determinati orari, non è da sottovalutare, occorre buon senso”, esorta. E ricorda che il centro storico “non è solo di chi ci vive, tutti hanno diritto di viverlo e farne parte”. Al tempo stesso non va però accantonata la possibilità di realizzare eventi anche fuori dal centro abitato, propone, organizzando un servizio di collegamento con navette. Su questa opportunità converge anche Nicola Renzi, Rf: “C’è sempre la volontà di concentrare tutti gli eventi in centro storico- rileva- quando tante altre realtà e luoghi nel nostro paese si prestano meglio a feste più ‘spinte’”. Così come “una discoteca a cielo aperto starebbe meglio- osserva- invece che nella spianata del pattinaggio e del Parcheggio 7, in un’altra area di San Marino, altrettanto panoramica e bella”. Convergenza e sostegno con l’istanza per Paolo Rondelli di Rete: “Il centro storico è uno dei luoghi principali dlela Repubblica dove fare cultura e iniziative qualificanti per il paese, quindi anche portando una regolamentazione che punti a non ledere i diritti di chi vive in centro storico”.

Anche Denise Bronzetti, Gruppo misto di maggioranza, concorda con l’accoglimento dell’istanza: “Di sicuro San Marino non è la riviera romagnola, ha un contesto storico e architettonico diverso, d’altra parte- puntualizza- non devono essere demonizzati gli eventi più chiassosi e rivolti a un pubblico pù giovane, del resto quanto visto nell’ultimo anno credo abbia avuto un ottimo ritorno, anche alla luce della voglia di stare all’aperto e di divertirsi emersa durante la pandemia”. Di qui l’invito alla Segreteria di Stato per portare avanti la programmazione condotta.

Carlotta Andruccioli, Dml, rileva come le esigenze di riposo e quiete non siano solo dei residenti, ma degli stessi turisti che soggiornano in Repubblica. Promuove quindi l’istanza: “Non si chiede di evitare di fare eventi, ma di regolamentare le varie iniziative pubbliche e private rispetto soglie e fonti di rumore e orari”. A riguardo, osserva, esistono già soluzioni pratiche e di buon senso: come l’esistenza di amplificazioni audio in grado di attutire il rumore o la possibilità di introdurre lo stop alla musica dalle 24, come avviene in diversi comuni del Circondario. L’istanza viene quindi accolta con 31 voti a favore, zero contrari e zero astenuti.

Respinta invece l’istanza successiva, la n. 7, “Per il riconoscimento di un bonus di anni figurativi di lavoro legato alla maternità”, il cui esame diventa occasione di confronto sul tema delle politiche in favore della natalità. Il Segretario di Stato per il Lavoro Teodoro Lonfernini, dà lettura del riferimeto Iss e del parere del governo, in sostituzione del collega alla Sanità, assente per impegni istituzionali. L’Iss rileva che le nascite sono passate da una media di 250 unità l’anno, a una media di 220 nel’ultimo triennio. E valuta il costo eventuale per lo Stato, per l’applicazione dei benefici richiesti per le donne che affrontano una o più gravidanza e che godrebbero di pensionamento anticipato di almeno un anno, in caso di una sola nascita: ciò comporterebbe oneri per circa di 4,5 mln di euro l’anno. La Segreteria, dal canto suo, sostiene di condividere le finalità degli istanti ma, se accolto, il quesito, per come è posto, pone diversi dubbi interpretativi. Inoltre, è in cantiere la riforma previdenziale, ricorda il Segretario di Stato, in cui tale tema può essere più approfondito e ricompreso. Si opta quindi per il rigetto dell’istanza.

Si apre così un dibattito che spazia sul tema delle politiche per le donne e per la famiglia.

Gian Nicola Berti, Npr, propone piuttosto l’istituzione di una forma di retribuzione che le donne disposte a dedicarsi alla “professione di madre”, dando loro la possibilità di astenersi dal lavoro per alcuni anni in cui decidono di seguire i figli. In questo modo, “forse abbiamo la possibilità anche di invertire un meccanismo infelice che ci porta ad essere società sempre più vecchia- osserva- Abbiamo bisogno di bambini e nuove leve, di rinnovarci, se non cominciamo a pensare in modo diverso, saremo una società destinata all’estinzione”.

Maria Cristina Albertini, Pdcs, ringrazia i proponenti per aver sollevato il tema, legato alle difficoltà che incontrano le mamme a conciliare carriera e vita sociale, ad accedere al mondo del lavoro e il fatto che “per le donne il godimento della pensione risente della sospensione della propria carriera lavorativa legato alla maternità”. Quindi l’ipotesi di un bonus può essere una agevolazione per la donna che si avvicina al pensionamento, riconosce. “Tuttavia- prosegue- è necessario compiere un approfondimento sull’impatto economico sul nostro sistema previdenziale e occorre valutare bene i requisiti per l’accesso a tale misura”. Quindi l’auspicio che “prosegua il confronto tra Segreteria e parti sociali sulla riforma previdenziale- conclude- con un occhio di riguardo volto ad agevolare il ruolo della donna e della famiglia nella società”.

Andrea Zafferani, Rf, compie un confronto tra i Paesi europei con i tassi di natalità più alti e quelli dell’area del mediterraneo, dove invece i tassi sono i più bassi del vecchio Continente. “Sappiamo bene come le forme di Welfare familiare, nei paesi del mediterraneo, Italia e San Marino inclusi, siano basate proprio sul far stare a casa le donne o sull’aiuto dei nonni- spiega- tutto è a carico della famiglia, non funzionano bene i servizi di assistenza pubblici e privati”. Nei Paesi come Irlanda, Francia e Regno unito invece i tassi sono più alti perché “quando non si è più obbligati a scegliere tra famiglia e lavoro, aumenta la natalità”. L’istanza va in questa direzione: “In un progetto generale di riforma previdenziale ci si può pensare o si possono utilizzare altre forme per sostenere la continuità contributiva delle donne”. Bocciata invece la proposta di Berti: “Non dobbiamo pensare a un meccanismo che porti le donne a restare a casa per badare a un bambino per anni, non è utile e non aiuta nemmeno l’economia”.

Nicola Renzi, Rf, è dello stesso avviso: “La mentalità di ‘pagare le donne per fare figli’ deve essere rifuggita totalmente- ammonisce- aumenteremo la natalità quando faremo capire alle donne che, grazie ai provvedimenti adottati, potranno non sacrificare la carriera lavorativa per essere madri”.

Per Michela Pelliccioni, Dml, occorre trovare un equilibrio nell’ambito della riforma previdenziale: “Per accompagnare le donne e la natalità e sostenere la famiglia intervenire con contributi è importante- osserva- ma è altrettanto importante agevolare la possibitià per le donne di lavorare”. A riguardo osserva come la pandemia, attraverso la spinta per lo smart working e l’uso di tecnologie, possa avere favorito le donne sulla strada della conciliazione dei tempi per famiglia e lavoro. Inoltre, “i tempi sono maturiti per andare a intervenire su un sistema di contributi del Fondo sociale non più in linea con i tempi”. Infine, Iro Belluzzi, consigliere di Libera indipendente, invita ad affrontare il tema della natalità con un approccio multidisciplinare: “E’ un argomento che passa per le politiche della famiglia, della casa, dell’occupazione, dell’assistenza- spiega- va affrontato attraverso politiche composite”. Quindi sottolinea il valore e le capacità delle donne sul lavoro: “L’impostazione portata avati dal consigliere Berti può essere più legata a modelli passati- osserva- attenzione a non introdurre misure che potrebbero ledere la dignità, la libertà e anche il valore con cui le donne possono contribuire alla nostra società”. L’istanza viene infine respinta con tutti voti contrari e un astenuto.

Accolta invece all’unanimità l’Istanza n.8 “per l’abolizione della lettera “c) essere cittadino italiano”, di cui all’articolo 6-ter, del Decreto Delegato 27 aprile 2011 n.66 -Statuto dell’Ordine degli Ingegneri e Architetti della Repubblica di San Marino che rileva una “palese e immotivata” discrimiazione perché, senza la modifia proposta, ingegneri sammarinesi residenti in Italia non possono esercitare a San Marino. Il Segretario di Stato per il Territorio, Stefano Canti, esprime orientamento favorevole all’istanza da parte del governo. Tra gli intervenuti, il consigliere Vladimiro Selva, Libera, invita a compiere una ricognizione per capire se la stessa forma di discriminazione sia presente in altri statuti di ordini professionale e, in caso, eliminarla. Mirco Dolcini, Dml, esprime appoggio all’istanza e conferma che, malgrado non ci fosse la volontà da parte del legislatore, “scritta così, la norma risulta discriminante”. L’istanza ottiene 26 voti a favore, nessun contrario e nessun astenuto.

Adesione unanime anche per l’istanza n.14, “per l’attuazione dell’articolo 22 della Legge 24 dicembre 2018 n.173 in materia di classificazione sismica degli edifici”. Il Segretario Canti esprime orientamento favolevole all’istanza, mentre i consiglieri intervenuti a livello bipartisan concordano sulla rilevanza di eseguire studi sulla vulnerabilità degli edifici pubblici strategici, ospedale e non solo. Respinta infine con 31 voti contrari, 1 astenuto e nessun voto a favore l’Istanza n.15, “per chiedere che l’approvazione di norme in contrasto con precedenti esiti referendari avvenga tramite referendum”.

Terminato l’esame delle istanze d’Arengo, la seduta si conclude dopo un breve confronto sulla Relazione conclusiva sull’attività svolta del Comitato Sammarinese di Bioetica, in cui è intervenuto per il Pdcs, Manuel Ciavatta che ha toccato il tema dell’interruzione di gravidanza, auspicando da parte dei consiglieri una riflessione sulle posizioni espresse dal Comitato sui temi di maternità e obiezione di coscienza, in modo da giungere a una normativa migliore di quella italiana. Paolo Rondelli, Rete, ha messo invece in guardia da un approccio confessionale sull’Igv.
I lavori consiliari riprenderanno nel tardo pomeriggio con l’Elezione dei Capitani Reggenti per il semestre 1° aprile – 1° ottobre 2022.

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2022-03-18T17:01:50+02:00