Coronavirus, l’Ue dopo Schengen: “Le frontiere sono sempre di più”

"Serve un'Europa unita, coesa, e siamo pronti a fare tutto il necessario i nostri cittadini e le nostre aziende" ha dichiarato Von Der Leyen
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BRUXELLES – “No” a viaggi non indispensabili verso l’Unione Europea. È questa la decisione della Commissione europea, approvata da tutti i Paesi membri per limitare gli spostamenti nel continente, mentre aumentano i controlli anche alle frontiere interne tra gli Stati Ue. Resta garantito il rientro presso la propria abitazione per tutti i cittadini europei che si trovassero fuori dall’Europa, secondo quanto ha affermato anche da Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, al termine dell’incontro di ieri con Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno, la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde e i leader dei 27.

Serve un’Europa unita, coesa, e siamo pronti a fare tutto il necessario i nostri cittadini e le nostre aziende” ha dichiarato Von Der Leyen.

Diversa, invece, la situazione per quanto riguarda le frontiere interne dell’Unione europea, gestite dai governi nazionali. Paesi come Germania, Austria, Ungheria, Repubblica Ceca, Danimarca, Polonia, Lituania, Portogallo, Estonia e Spagna hanno notificato alla Commissione europea la reintroduzione dei controlli alla frontiera, dunque una sospensione del Trattato di Schengen.

Alcuni Paesi, come Danimarca, Polonia e Repubblica Ceca, permettono solo ai cittadini residenti o con la nazionalita’ di quello Stato Paese di poter entrare nel proprio territorio. Altri, come il Belgio, si sono rifiutati di reintrodurre alcuni controlli alla frontiera.

“Esorto gli Stati membri ad adottare le loro misure nel pieno rispetto dei principi di proporzionalita’ e, soprattutto, di solidarieta’ tra gli Stati membri dell’Ue, oltre che di non discriminazione e delle norme Schengen applicabili” ha commentato Juan Fernando Lopez Aguilar, eurodeputato spagnolo e socialista presidente della Commissione giustizia e liberta’ (Live) del Parlamento europeo. “È fondamentale che, nell’adottare tali misure, non vi sia alcuna discriminazione tra i cittadini dell’Ue“, ha aggiunto Aguilar.

La Commissione europea ha invitato gli Stati membri ad adottare misure che garantiscano la libera circolazione di prodotti essenziali, tra cui anche mascherine e respiratori, per cui e’ stato lanciato un appalto pubblico a cui hanno aderito per ora 24 Paesi Ue. La situazione resta in evoluzione anche considerato il continuo aumento dei casi in Europa e nel resto del mondo.

Questo, secondo il Coronavirus Resource Center dell’universita’ americana Johns Hopkins, i casi registrati a oggi nei Paesi Ue, con l’eccezione dell’Italia: 11.826 in Spagna (piu’ di 500 decessi e circa 1000 ricoveri), 9.877 in Germania (26 decessi e 71 ricoveri), 7.696 in Francia (148 decessi e 12 ricoveri), 1.710 in Olanda (43 decessi e 2 ricoveri), 1.486 in Norvegia (4 decessi e 1 ricovero), 1.332 in Austria (4 decessi e 8 ricoveri), 1.243 in Belgio (10 decessi e 1 ricovero), 1.196 in Svezia (8 decessi e 1 ricovero), 1.091 in Danimarca (4 decessi e 1 ricovero), 464 in Repubblica Ceca (3 ricoveri), 448 in Portogallo (1 decesso e 3 ricoveri), 387 in Grecia (5 decessi e 8 ricoveri), 333 in Finlandia (10 ricoveri), 292 in Irlanda (2 decessi e 5 ricoveri), 275 in Slovenia (1 decesso), 258 in Estonia (1 ricovero), 246 in Romania (19 ricoveri), 246 in Polonia (5 decessi e 13 ricoveri), Lussemburgo (1 decesso), 97 in Slovacchia, 81 in Bulgaria (2 decessi), 69 in Croazia (4 ricoveri), 50 in Ungheria (1 decesso e 2 ricoveri), 49 a Cipro, 38 a Malta (2 ricoveri) e 25 in Lituania (1 ricovero).

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18 Marzo 2020
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