Coronavirus, guide turistiche senza stipendio. Sono precarie e soprattutto donne

Le Guide turistiche italiane chiedono al ministro Franceschini "un decreto specifico per il settore del turismo, con impegni specifici"
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ROMA – Emma (il nome e’ di fantasia, ndr) ha 37 anni, una laurea e un dottorato in Archeologia in un ateneo romano, pubblicazioni e convegni scientifico-accademici all’attivo. È una guida turistica abilitata, attiva su Roma e provincia, con partita Iva da due anni, e da otto collabora con una societa’ concessionaria del ministero dei Beni culturali e del Turismo. Emma dall’1 marzo e’ a casa. L’emergenza coronavirus, improvvisa e micidiale, ha falciato la stagione delle gite scolastiche e dei viaggi, la primavera del turismo straniero, e l’ha catapultata in pochissimi giorni nel girone di chi non puo’ lavorare da casa e il lavoro, drammaticamente, lo perde. Come lei Laura e Stefania (i nomi sono di fantasia, ndr), e altre migliaia di professionisti della cultura, che, in tutta Italia, si sentono un po’ invisibili, un po’ dimenticati, costretti a veder sfumare, con la chiusura di musei e parchi archeologici in vigore dall’8 marzo per contenere il contagio, i guadagni piu’ sostanziosi, in una crisi che per il settore si prevede lunga e pesante. I guadagni dei mesi primaverili, per un lavoro fortemente legato a stagionalita’ e flussi turistici, sono infatti cruciali per garantirsi un reddito decente e affrontare l’intero anno. Cosi’ racconta all’agenzia Dire Emma. 

Sceglie di rimanere anonima “perche’ ricevendo lettere di incarico annuali dalla societa’ concessionaria temo che in caso di riconoscimento non mi venga rinnovato l’incarico”. Si’, perche’ l’emergenza Covid-19, tra i suoi effetti collaterali, ha scoperchiato il vaso di Pandora delle concessionarie, cooperative e societa’, afferenti a istituzioni culturali pubbliche che gestiscono tour guidati, bookshop e biglietterie. “A me- continua Emma- dopo anni di collaborazione la societa’ concessionaria ha chiesto di aprire la partita Iva per continuare a lavorare, ma all’interno di un’organizzazione che non e’ da libera professionista”.

Gli incarichi sono annuali, i turni vengono stabiliti settimana per settimana “in base alle nostre disponibilita’”, ma le retribuzioni “non superano i 30 euro lordi per singola visita, che puo’ durare fino a un’ora e mezza. Si cerca di cumularne almeno due- dice- per avere un compenso giornaliero congruo e non rimetterci con i costi di trasporto”. 

Non e’ il professionista a decidere quanto costa il suo servizio, come succede invece con agenzie private e tour operator che “per una visita di tre ore ai Musei Vaticani- spiega Laura, guida turistica 40enne a partita Iva, laureata in Scienze del Turismo culturale- pagano in media sui 130 euro lordi. È il concessionario a decidere- continua- applicando tariffe legate alle gare del ministero, che sono al ribasso”. Il sistema funziona che guadagna chi lavora, se lavora. Ma se non lavori, stai a casa senza stipendio, perche’ le concessionarie, come le agenzie, non hanno alcun obbligo nei confronti della guida, fiscalmente inquadrata come libero professionista. “Avevamo gia’ notato un rallentamento nel momento in cui c’era stato lo stop ai viaggi di istruzione e poi con la sospensione delle attivita’ didattiche- spiega Emma, tornando all’emergenza- Le visite del mese di marzo sono completamente saltate, ma la mia preoccupazione e’ che la situazione non si risolva nel giro di pochi mesi”. 

“Abbiamo provato a immaginare un futuro e secondo noi tutto l’anno e’ compromesso- le fa eco Laura, un passato nella ricerca all’Istituto di Studi e Analisi Economica (Isae)- Finche’ ci saranno restrizioni oggettive nessuno viaggera’ e quando la situazione si normalizzera’, magari a giugno, si cominceranno a muovere solo i turisti nostrani per andare in vacanza. Durante i mesi estivi– sottolinea- noi lavoriamo principalmente con il turismo estero, perche’ gli italiani vanno in vacanza al mare o in montagna. Se la situazione non si stabilizza anche fuori dall’Italia non avremo l’incoming. Quindi, ci sara’ da aspettare e da lavorare sodo per riguadagnare la fiducia del turista straniero“.

“In questo momento stiamo perdendo l’80% del nostro reddito annuale e, avendo la partita Iva, non abbiamo tutela ne’ da parte del concessionario ne’ delle agenzie”, racconta Stefania, 39 anni, laurea in Storia dell’arte alla Sapienza e master in Turismo e Beni Culturali, un’esperienza nel settore maturata dal 2004, da due anni guida con patentino. Lo stipendio messo insieme con le visite, nei mesi di aprile e di maggio, va dai 1.200 ai 1.800 euro lordi, anche di piu’ per chi lavora con piu’ agenzie, e va a compensare i mesi in cui si guadagnano 300 euro o si sta completamente fermi, come tra gennaio e febbraio. “Io vivo da sola, al momento sto andando avanti con i miei risparmi e, per fortuna, non ho figli, ne’ mutuo o affitto da pagare”, racconta Stefania. Anche Emma attinge al denaro messo da parte: “Vivo col mio compagno che ha uno stipendio fisso e una casa di famiglia e, per fortuna, non abbiamo mutuo, affitto ne’ figli da mantenere”. 

“Io appartengo alla categoria dei fortunati- riprende Laura- non ho mutuo e ho un fidanzato che lavora nel settore informatico, quindi mi aiuta lui”. Si ripetono le parole delle tre giovani guide. Tutte e tre appartengono a quel segmento della societa’ italiana che puo’ essere riassunto nel paradigma ‘donna-precaria-professionista della cultura ad alta specializzazione’. Tutte e tre credono sia fondamentale un ‘reddito di quarantena’, rilanciato fin dai primi giorni da ‘Mi riconosci?’, la campagna nata nel 2015 da un gruppo di professionisti del mondo dei beni culturali per cambiare la realta’ lavorativa del settore e l’accesso alla professione, valorizzando questa figura di ‘mediatore culturale’. Proprio in questi giorni ‘Mi riconosci’ ha proposto via social un’inchiesta su ‘Cultura e lavoro (?) ai tempi di Covid-19’ per “raccogliere dati su tutti i lavoratori legati al settore che hanno perso il lavoro o la fonte di reddito o rischiano di perderlo” a causa dell’emergenza coronavirus (https://forms.gle/RmcWqhQxwYhrBpCg8). “È molto importante raccogliere dati e informazioni nel minor tempo possibile- scrivono in un post su Facebook- solo cosi’ potremo costruire vertenze solide“.

‘CURA ITALIA’, GTI A FRANCESCHINI: PER TURISMO BEN POCO

“Per sopravvivere all’anno chiediamo un contributo che si protragga fino alla fine dell’emergenza a favore dei professionisti costretti a stare a casa”. A prendere parola, intervistata dall’agenzia Dire, e’ Claudia Sonego, vicepresidente dell’associazione di categoria Guide turistiche italiane (Gti). 

“Quando, in uno dei primi decreti, all’inizio, abbiamo letto dei 500 euro mensili per tre mesi da destinare ai liberi professionisti abbiamo subito chiesto che questa misura venisse estesa anche alle guide, con una serie di sgravi fiscali, posticipazioni delle scadenze, diminuzione delle aliquote. Se non usciamo a lavorare noi non incassiamo– sottolinea Sonego- la specificita’ di questo lavoro e’ che si svolge in musei, piazze, chiese. Se non posso uscire come mi mantengo, come mantengo la famiglia, come pago l’affitto? Tra noi ci sono monoreddito, persone che hanno impegni con i figli, con i mutui”.

 A Roma, al primo esordio della crisi, “quattro grosse agenzie hanno deciso di abbassare i compensi da destinare alle guide per singolo tour, creando il panico tra i colleghi”. Per Sonego, il problema e’ duplice: “Siamo inseriti, da una parte, nella crisi del turismo, dall’altro siamo elemento debole perche’ la maggior parte di noi lavora a partita Iva. Il concetto di impresa non esiste tra le guide turistiche, lavoriamo tutti con prestazioni stagionali e temporanee senza tutele. Se ci facciamo male, perdiamo la stagione turistica, siamo costretti ad attivare una previdenza privata. L’emergenza coronavirus ha scoperto il nervo- insiste- Devi sperare che vada sempre tutto bene, perche’ appena c’e’ la crisi il nostro e’ il primo settore a saltare”. Si tratta di “un lavoro a preponderanza femminile”, spiega Sonego.

Tra le soluzioni di lungo periodo, secondo Gti, ci sono “la riforma della professione, con un innalzamento del livello di accesso” (ad oggi in alcune regioni basta essere diplomati per prendere il patentino, ndr) e l’individuazione di un “equo compenso”. Dal Mibact, nel frattempo, un primo riconoscimento pero’ e’ arrivato: “Il 28 febbraio il ministro Franceschini ha convocato tutti i comparti del turismo, anche noi guide- fa sapere la vicepresidente di Gti- Ci e’ stato assicurato un sostegno economico e un terzo passaggio futuro di carattere promozionale, comunicativo. Una volta usciti dall’emergenza per rilanciare il settore ci aspettiamo questo: una massiccia campagna di promozione turistica che valorizzi anche la nostra figura professionale. Per far capire che questa professione esiste”.

Proprio in queste ore, il direttivo di Gti presieduto da Simone Fiderigo Franci e vicepresieduto da Claudia Sonego, passa all’attacco e commenta il Decreto Cura Italia con un comunicato: “Per il turismo, sempre invocato come motore economico del Paese c’e’ ben poco o nulla. Oltre al fatto che alla voce dei 600 euro per le partite Iva, questa l’ultima versione, dove ci collochiamo anche noi operatori del settore oggi a casa senza ammortizzatori, completamente fermi per la crisi, c’e’ poca chiarezza. Vista la necessita’ di fare le domande con rapidita’, pena l’esclusione, ci sara’ l’assalto alla diligenza. E allora si scatenera’ una guerra tra poveri. Non si fa che dire che il turismo e’ uno dei principali motori dell’economia. Dove sono le misure che aveva promesso e successivamente pubblicamente annunciato il ministro Franceschini nell’incontro con le categorie, lo scorso 28 febbraio, al Mibact?”. Secondo Gti, in termini di Partite Iva, “avrebbero dovuto essere fatte precise distinzioni. Non possono essere equiparati tutti i lavoratori semplicemente sulla base del possesso della partita Iva e nemmeno sulla base di un eventuale confronto col reddito dell’anno precedente. È chiaro che le guide turistiche sono totalmente ferme, cosi’ come gli accompagnatori. Siamo tutti senza reddito. Va bene dare finalmente un riscontro ai lavoratori autonomi, ci mancherebbe, ma mettendo le risorse a futuro valore”. Poi, Franci e Sonego pongono l’accento sulle misure fiscali, “che ci toccano il giusto perche’ la maggioranza, ad esempio, esercita in regime forfettario, quindi sono gia’ esclusi dal pagamento Iva”. Infine, la chiosa: “Franceschini aveva testualmente dichiarato che ‘sono numerose le misure messe in campo dal Governo per sostenere in questa prima fase l’industria culturale, creativa e il turismo, uno dei principali motori del Paese’. Dove sono? E come potra’, il turismo, contribuire affinche’ il Paese si rialzi?”. L’auspicio di Gti e’ “un decreto specifico per il settore del turismo, con impegni specifici“. 

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18 Marzo 2020
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