Amianto, la curva dei mesoteliomi in Emilia Romagna comincia a calare

E' a quota 2.413 l'elenco dei casi censiti in regione a partire dall'1 gennaio 1996. Il dato sembra stabilizzarsi ad una quota inferiore rispetto al 2011-2013
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BOLOGNA – Nel 2016, in Emilia-Romagna, l’elenco dei nuovi casi di mesotelioma maligno (tumore raro ma dalla riconosciuta correlazione con l’esposizione professionale o ambientale all’amianto) si è allungato di altre 113 diagnosi. Un dato “ancora parziale”, precisa Antonio Romanelli del Cor-Renam, cioè il Centro operativo regionale del Registro nazionale mesoteliomi: sul 2016 ci sono ancora alcune informazioni da incrociare, alla fine “dovremmo recuperare altri dieci o massimo 20 casi”.

Intanto, con le 113 nuove diagnosi sale a quota 2.413 l’elenco dei casi censiti in regione a partire dall’1 gennaio 1996: 1.748 uomini e 665 donne. Romanelli ha presentato i dati aggiornati stamattina, in occasione dell’assemblea annuale dell’Afeva regionale, l’Associazione familiari e vittime amianto, che si è svolta a Bologna. Il dato, precisa Romanelli, riguarda solo “i cittadini residenti in questa regione al momento della diagnosi”: non tiene conto, dunque, di altre persone che magari sono state esposte all’amianto lavorando in Emilia-Romagna ma che, in seguito, si sono trasferite altrove.

Per quanto riguarda l’andamento dell’incidenza annuale, è vero che la registrazione di nuove diagnosi non si arresta ma per Romanelli una parziale buona notizia potrebbe esserci. “Forse cominciamo a vedere una diminuzione della curva”, segnala l’esperto.

Nei primi sei anni dall’attivazione del registro, i casi di mesotelioma erano tra i 70 e i 100 circa. Poi è cominciato un aumento che ha portato al picco del triennio 2011-2013: 154, 156 e di nuovo 154 nuovi casi. Un trend che “segue l’onda lunga dell’esposizione” negli anni precedenti, spiega Romanelli, ricordando che l’amianto è stato messo al bando in Italia sono nel 1994.

Nel 2014, poi, sono state 133 le nuove diagnosi, seguite dalle 148 del 2015 e dalle 113 del 2016, che secondo Romanelli potrebbero crescere di una ventina di unità una volta ultimate le ricerche. Il dato, dunque, sembra stabilizzarsi ad una quota inferiore rispetto al 2011-2013: “Dieci o 20 casi in meno non sono poca cosa”, sottolinea l’esperto, dunque “sarebbe davvero un dato molto buono” se il trend si confermasse tale.

Tra le fasce d’età, la più interessata è quella degli ultra 75enni (993 casi), seguita da quella tra i 70 ed i 74 anni (434) e da quella tra i 65 ed i 69 (398).

In termini assoluti, a livello provinciale spicca Bologna (540), poi Reggio Emilia (352) e Parma (282). Sotto il profilo dell’incidenza rispetto alla popolazione, però, si fanno notare di più Reggio Emilia (sette casi ogni 100.000 abitanti tra gli uomini e due tra le donne), Ravenna (5,4 e 1,3) e Piacenza (5,2 e 2,7); per Bologna l’incidenza tra gli uomini è del 3,8 e tra le donne dell’1,8.

Tornando al totale delle 2.413 diagnosi dal 1996 al 2016, l’esposizione all’amianto è stata riscontrata nel 77,9% dei casi. E in quelli restanti “verosimilmente non siamo stati in grado di accertarla”, afferma Romanelli. Spesso è difficile ricostruire l’intera vita di una persona e, inoltre, “magari un’esposizione c’è stata ma tu neanche te ne sei accorto”, allarga le braccia l’esperto. In ambito professionale, i casi di mesotelioma con esposizione all’amianto (classificata come certa, probabile o possibile) si concentrano soprattutto nell’edilizia (14,9%), nella costruzione e riparazione di materiali rotabili ferroviari (11,9%), nell’industria metalmeccanica (9,2%) e negli zuccherifici o in altre industrie alimentari (8,1%).22.41.

di Maurizio Papa, giornalista professionista

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