Retata della Finanza, in manette anche il patron del Parma Manenti

Gli viene contestato il reimpiego di capitali illeciti. I Finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma stanno eseguendo una vasta operazione delegata dalla Procura della Repubblica della Capitale, con l'arresto di 22 persone
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G. Manenti
G. Manenti

ROMA – Ventuno persone in carcere, una agli arresti domiciliari, oltre duecento militari della guardia di Finanza impiegati, 65 perquisizioni in tutta Italia (da Milano a Torino, passando per Roma, Parma, Catania, Palermo e Sassari). È il bilancio di una vasta operazione condotta dagli uomini della Polizia Tributaria della Guardia di Fiananza nell’ambito di due filoni di indagine condotti dalla Procura della Repubblica di Roma.
  

Il primo denominato ‘Gfb‘ riguarda un fondo, istituito nel 1988, sulla gestione fuori bilancio (da qui la sigla Gfb) di “particolari e straordinarie esigenze anche di ordine pubblico per la città di Palermo”, che nel 2003 aveva raggiunto “una esposizione debitoria per oltre 50 mln euro- ha spiegato il procuratore della DDA di Roma, Michele Prestipino- e a questo punto la gestione è’ stata messa in liquidazione coatta amministrativa, con un commercialista romano nominato commissario liquidatore e l’istituzione da parte del Mef di un fondo di oltre 24 mln per fare fronte a quella esposizione debitoria”.

Tuttavia dalle indagini e’ emerso che “neppure un euro della provvista del Mef è stata destinata alle finalità per cui il fondo era stato costituito- ha aggiunto Prestipino- Oltre 20 mln sono stati distratti e hanno preso strade diverse da quelle istituzionali, attraverso decine di movimentazioni, transazioni finanziarie e spostamenti di denaro, ed è stato accertato che 13 milioni sono transitati su conti corrente intestati a persone fisiche o giuridiche e società o direttamente intestate al commercialista liquidatore o a persone riconducibili a lui. Altri 6 mln sono transitati su conti di società riconducibili a due fratelli, uno consulente finanziario e un altro funzionario presso la Ragioneria generale dello stato, e di altri pochi milioni di euro sono in corso accertamenti per tracciare i flussi che hanno subito e le destinazioni che queste somme hanno avuto”.

Per questa appropriazione illecita di denaro pubblico durata quasi dieci anni, sono stati arrestati il commissario liquidatore e commercialista, Stefano Nannerini, il funzionario della Ragioneria, Maurizio Antonio Persico, suo fratello Gianfranco Pasquale, Domenico Mastroianni, componente del Comitato di Sorveglianza che avrebbe dovuto vigilare sulla liquidazione coatta (e fino a novembre, prima di andare in pensione, ispettore generale capo di Finanza della Ragioneria di Stato) e Giuseppe Cavalluzzo, dirigente della Ragioneria.

Si è trattato di indagini lampo “durate poco più di tre mesi- ha spiegato Cosimo Di Gesù, comandante del nucleo di polizia tributaria- per consentire di interrompere le attività illecite in corso”. In particolare quelle condotte dai ‘protagonisti’ dell’indagine Oculus, alcuni dei quali conoscevano elementi coinvolti nella prima indagine e quindi, per evitare fughe di notizie, è’ stato deciso di operare gli arresti per entrambi i filoni.

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