Zimbabwe, l’esperto di sviluppo: “I governanti si ammalano, non imparano”

Maxwell Saungweme, analista dello Zimbabwe esperto di sviluppo
Maxwell Saungweme racconta che la pandemia non sembra aver insegnato ai leader del Paese quanto sia importante investire sulla sanità e sulle infrastrutture, così come nessuno ha tratto lezioni dall'aids, gli alti tassi di mortalità materna o le alluvioni nel Chimanani
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ROMA – “Invece di investire nella sanità, chi governa questo Paese non fa altro che appropriarsi delle risorse pubbliche; il rischio è che i vaccini contro il Covid-19 arrivino solo a chi ha legami personali che ‘contano'”: a parlare con l’agenzia Dire è Maxwell Saungweme, analista dello Zimbabwe esperto di sviluppo. L’intervista si tiene alcune settimane dopo il decesso per Covid-19 di Sibusiso Moyo, ministro degli Esteri ricordato anche per aver annunciato nel 2017 in tv il golpe l’allora presidente Robert Mugabe. Prima di lui erano stati uccisi dal nuovo coronavirus altri due esponenti di spicco del governo, guidato da Emmerson Mnangagwa, dirigente del partito al potere ad Harare dalla fine del segregazionismo nel 1981.

Se fino a poco tempo fa i governanti dello Zimbabwe si recavano quasi sempre all’estero per ricevere cure di qualità, con la chiusura dei confini dovuta alla pandemia anche loro si sono ritrovati a fare i conti con servizi di assistenza non all’altezza. Secondo alcune stime, ad Harare i posti in terapia intensiva sono appena 30. Un dato, questo, che Saungweme incrocia con una gestione delle risorse nazionali quantomeno improvvisa.

“I nostri dirigenti si sentono invincibili ma la verità è che non conoscono l’arte del governare” la premessa. “Non credo che dalla pandemia impareranno quanto sia importante investire nella sanità, realizzare infrastrutture funzionali e sostenere programmi sociali a beneficio dei poveri; finora da disastri e calamità naturali come l’aids, gli alti tassi di mortalità materna o le alluvioni nel Chimanani non hanno tratto alcuna lezione”. Secondo Saungweme, negli ultimi mesi si sono susseguite accuse di sottrazioni di fondi pubblici destinati alla lotta al Covid-19 o al sostegno delle categorie più colpite dalla pandemia. “Il nuovo coronavirus sta uccidendo ricchi e poveri, indifferentemente” continua l’analista. “Chi ci governa cercherà di procurarsi i vaccini per se stesso e per i suoi amici lasciando morire tutti gli altri”.

L’esecutivo, in realtà, prova a comunicare determinazione. Lunedì ad Harare sono arrivate circa 200.000 dosi del vaccino prodotto dalla Sinopharm, donate dalla Cina sulla falsariga di quanto già accaduto con altri Paesi africani, dalla Guinea Equatoriale all’Egitto. La prima iniezione è stata fatta proprio oggi, al vicepresidente Constantino Chiwenga, che sbottonandosi la camicia in favore di obiettivo ha detto di voler mostrare “come si fa” e allo stesso tempo la “fiducia” nelle proprietà del medicinale da parte del governo. Lo Zimbabwe ha già acquistato dalla Cina altre 600.000 dosi, attese per inizio marzo, prima di altre consegne da Gran Bretagna, India e Russia.

Il governo ha riferito di aver stanziato 100 milioni di dollari e di voler garantire 20 milioni di dosi con l’obiettivo di immunizzare il 60 per cento della popolazione, soglia indicata come necessaria per l’immunità di gregge. Secondo dati della Johns Hopkins University, i casi di Covid-19 accertati nello Zimbabwe sono stati 35.423 e i decessi 1.418. È probabile però che alle stime ufficiali, alla luce delle difficoltà nel garantire tamponi e diagnosi, sfuggano quote significative.

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