VIDEO | Brazilian priest dedicates its life to homeless

Father Júlio Lancellotti
"With the arrival of the pandemic we realized that we had to break the incommunicability with the street population" says Father Júlio Lancellotti in an interview with Dire news agency
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by João Marcelo

SAO PAULO – “Our relationship with the homeless population predates the pandemic. With the arrival of the pandemic, we saw clearly that we could not regress and leave the people with whom we always live, in a difficult situation, without our presence. And we realized that we had to break the incommunicability with the street population”.

Based on this observation, Father Júlio Lancellotti, elder of the Pastoral do Povo de Rua in São Paulo, gained international visibility for his work with the street population. The priest acts as parish priest in the Parish of São Miguel Arcanjo, in the Mooca neighborhood, in the capital of São Paulo.

The project led by the priest, who has been fighting for the improvement of the quality of life of the homeless in São Paulo for 30 years, broke barriers, and today occupies other spaces in the city.

The phone call from Pope Francis in October 2020 surprised the priest. “The Pope said that he saw the photos we sent him and that he knows about the difficulties we have been through, but that we should not be discouraged and always do like Jesus, being with the poorest”.

On the last 10th, the religious helped to break, by hammering, pieces of stones that were placed under an overpass to prevent the homeless from occupying that place during the night. In an interview with Dire news agency, the priest says that this direct action posture is difficult and conflicting.

However, according to Lancelotti, it is important to oppose hostile architecture and that these pressures can generate greater welcome for people in this situation. The objective, according to the parish priest, is for policies to be implemented that seek to take these people off the streets. “We don’t want people to be under the overpasses, but we also don’t want hostile architecture.”

PADRE LANCELLOTTI: “IN PANDEMIA STO CON I POVERI DI STRADA

di João Marcelo

SAN PAOLO DEL BRASILE – “La nostra convivenza con la gente di strada di San Paolo è nata molto prima della pandemia. Con il Covid-19 abbiamo visto, chiaramente, che non si può regredire e lasciare queste persone in una situazione difficile, senza la nostra presenza. Abbiamo capito che dovevamo rompere l’incomunicabilità con la gente di strada”. È a partire dai principi contenuti in questa affermazione, condivisa in un’intervista con l’agenzia Dire, che padre Julio Lancellotti, vicario episcopale per la Pastorale del popolo di strada dell’arcidiocesi di San Paolo, ha ottenuto visibilità internazionale.

Il religioso, 71 anni, da 30 anni in prima fila nel tentativo di migliorare la qualità di vita di chi vive in strada, è parroco a Sao Miguel Arcanjom, nel quartiere di Mooca. Il suo progetto ha però oltrepassato confini e raggiunto anche altre zone della città.
Di recente, del religioso si è scritto anche per una chiamata telefonica di Papa Francesco, che risale a ottobre. “Ci ha detto di aver visto le foto che gli avevamo mandato e di conoscere le difficoltà che avevamo attraversato – ricorda padre Lancellotti – ma ci ha detto anche che non ci dobbiamo scoraggiare e che dobbiamo fare sempre come Gesù, stando con i più poveri”.

Durante l’Angelus dell’11 ottobre Francesco ha definito il religioso, brasiliano di origini italiane, un altro servo dei poveri, anzi uno che “ha bruciato la sua vita con i poveri”.
La settimana scorsa, padre Lancellotti ha impugnato un martello per aiutare a rompere e a far portar via pietre che erano state posizionate sotto un cavalcavia per impedire a persone senza fissa dimora di dormire lì, un po’ al riparo, durante la notte.

Padre Lancellotti dice che questo modus operandi, di valore anche simbolico, è diretto, difficile e conflittuale. Secondo il religioso, però, è importante opporsi alle “architetture ostili” e certe azioni di protesta possono finire per favorire un maggiore spirito di accoglienza. L’obiettivo, secondo il religioso, è far adottare e imporre politiche umane e che rispettino la dignità. “Non vogliamo che le persone vivano in un sottopassaggio- dice padre Lancellotti- e non vogliamo neanche architetture ostili”.

SACERDOTE BRASILEIRO DEDICA SUA VIDA AOS MORADORES DE RUA

por João Marcelo

SAO PAULO – “A nossa convivência com a população de rua é bem anterior à pandemia. Com a chegada da pandemia vimos, claramente, que não podíamos regredir e deixar as pessoas com quem nós convivemos sempre, em uma situação difícil, sem a nossa presença. E percebemos que tínhamos que quebrar a incomunicabilidade com a população de rua”.

A partir dessa constatação que padre Júlio Lancellotti, presbítero da Pastoral do Povo de Rua em São Paulo, ganhou visibilidade internacional pelo seu trabalho com a população de rua. O sacerdote atua como pároco na Paróquia de São Miguel Arcanjo, no bairro da Mooca, na capital paulista.

O projeto liderado pelo sacerdote que, há 30 anos luta pela melhoria da qualidade de vida de moradores de rua de São Paulo, rompeu barreiras, e hoje ocupa outros espaços da cidade. 

O telefonema do Papa Francisco, em outubro de 2020, surpreendeu o sacerdote. “O Papa disse que viu as fotos que enviamos para ele e que sabe das dificuldades que passamos, mas que não desanimemos e façamos sempre como Jesus, estando junto dos mais pobres”.

No último dia 10, o religioso ajudou a quebrar, a marretadas, pedaços de pedras que foram colocados embaixo de um viaduto para impedir que os moradores de rua ocupassem aquele local durante a noite. Em entrevista à agência de notícias Dire, o padre conta que essa postura de ação direta é difícil e conflitiva.

Entretanto, segundo Lancelotti, é importante se contrapor à arquitetura hostil e que essas pressões possam gerar maior acolhimento para pessoas nessa situação. O objetivo, de acordo com o pároco, é que sejam implantadas políticas que busquem tirar essas pessoas das ruas. “Nós não queremos que as pessoas fiquem embaixo dos viadutos, mas também não queremos arquitetura hostil”.

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