Condannato di Forza nuova si barrica dentro Arcigay per sfuggire ai giornalisti

Era stato condannato a ritinteggiare le pareti di una stanza dell'Aricgay per aver inscenato un finto funerale in occasione dell'unione di una coppia gay. La presenza della stampa lo ha innervosito
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RIMINI – Forse pensava di non essere così sotto l’occhio dei riflettori il 57enne a cui il Tribunale di Forlì ha commutato la pena per avere inscenato, assieme ad alcuni esponenti di Forza Nuova, un finto funerale a Cesena in occasione dell’unione di una coppia gay (successe il 5 febbraio del 2017), ‘condannandolo’ a ritinteggiare alcuni ambienti della sede dell’Arcigay di Rimini. Oltre a questo, tra i lavori socialmente utili ordinati dal Tribunale nell’adottare la formula della ‘messa in prova’, c’era anche la ritinteggiatura delle pareti del cimitero di Diegaro, frazione di Cesena, cosa che il 57enne ha regorlamente eseguito giovedì scorso. Ma quando stamattina si è presentato all’Arcigay di Rimini per ‘scontare la pena’, ha scoperto di non essere da solo. C’erano anche i giornalisti. E l’uomo si è indispettito non poco.

Decisamente infastidito, l’uomo si è rifiutato di rispondere a qualsiasi domanda e si è barricato per circa un’ora nella stanza, chiamando subito il suo avvocato che gli ha suggerito di rivolgersi ai Carabinieri. A intervenire è stata poi, per competenza territoriale, la Polizia, anche se sul posto c’erano già alcuni agenti della Digos, oltre al presidente dell’Arcigay di Rimini, Marco Tonti, e alla vicesindaco Gloria Lisi.

Gli agenti hanno parlato con l’uomo e lui ha ribadito di non voler lasciare dichiarazioni e di non voler essere fotografato. Come in realtà poi accaduto. Alla fine si è deciso a uscire “scortato” dai poliziotti e urlando un “adesso basta”. Gli uomini della Questura hanno poi segnato i nomi dei presenti, suscitando un po’ di nervosismo tra le fila dei cronisti. Passato il momento di tensione, racconta Tonti, “l’uomo ha finito il suo lavoro, così abbiamo chiuso la sede e ce ne siamo andati. Gli abbiamo offerto- aggiunge- anche un caffè, da bere e qualcosa da mangiare. Ma ha rifiutato tutto. Forse aveva fretta di finire il lavoro”. Che comunque ha eseguito bene.

Il 57enne ha lavorato sei ore al cimitero e otto oggi ad Arcigay. Se i lavori verranno giudicati realizzati nel modo corretto, il Tribunale il 26 febbraio stralcerà la sua posizione e cadranno le accuse nei suoi confronti.

positivo il giudizio dell’Arcigay su quanto successo in questo caso e in generale sulla commutazione di pena per reati simili. “Bisognerebbe farne di più perché ha un valore simbolico ed educativo. Ammettere di avere sbagliato e volere recuperare è qualcosa di positivo”, conclude Tonti. 

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18 Febbraio 2020
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