Libia, a 9 anni dalla rivoluzione festa e incertezza a Tripoli

Il 17 febbraio del 2011 iniziò la rivoluzione che portò alla caduta del regime di Muhammar Gheddafi, che durava da 42 anni
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ROMA – Centinaia di persone si sono radunate a Piazza dei Martiri, nel centro di Tripoli, sede del Governo di accordo nazionale per celebrare il nono anniversario della “giornata della collera”: il 17 febbraio del 2011 iniziò così quella rivoluzione che portò poi alla caduta del regime di Muhammar Gheddafi, che durava da 42 anni.

Tra palloncini e bandiere rosse, nere e verdi, anche molta paura e incertezza però, come riportato da numerose testate locali, tra cui ‘The Libya observer’.

La città e le regioni circostanti infatti, guidate dal governo riconosciuto dalle Nazioni Unite di Fayez Al-Serraj, da aprile sono assediate dalle truppe del generale Khalifa Haftar, che controlla la parte orientale del Paese.

Secondo le Nazioni Unite, le ostilità in tripolitania hanno già causato oltre 2mila morti tra i combattenti e più di 200 tra i civili, mentre sono oltre 140mila le persone che hanno dovuto abbandonare le proprie case.

Il blocco imposto di Haftar agli impianti petroliferi del nord sta inoltre causando gravi perdite economiche per Serraj, rendendo la vita quotidiana dei civili più difficile.

Anche il primo ministro è così intervenuto per commemorare la giornata di ieri, lanciando un messaggio di incoraggiamento: nel discorso alla Nazione, il leader ha detto che, nonostante gli ostacoli, il suo governo è impegnato nel “rendere realtà i sogni di democrazia e libertà del suo popolo”.

Il 17 febbraio del 2011, centinaia di persone risposero a un invito a protestare contro il governo di Gheddafi circolato su numerosi blog di attivisti e social media. Nelle città di Bengasi e di Beida – attualmente poste sotto il dominio di Haftar -, si registrarono gli scontri più cruenti tra manifestanti e forze di sicurezza: secondo l’organizzazione ‘Human rights solidarity’, solo a Beida furono almeno 15 i morti e centinaia i feriti.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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