Report del Consiglio grande e generale del 17 febbraio – Seduta pomeriggio

Nella seduta pomeridiana del Consiglio Grande e Generale il dibattito si focalizza sul Comma 2, la presa d’atto della graduatoria del concorso per il reclutamento di due Giudici d’Appello in materia civile e amministrativa, con scambi di accuse tra maggioranza e opposizione.
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Nella seduta pomeridiana del Consiglio Grande e Generale il dibattito si focalizza sul Comma 2, la presa d’atto della graduatoria del concorso per il reclutamento di due Giudici d’Appello in materia civile e amministrativa, con scambi di accuse tra maggioranza e opposizione. La parola anzitutto al Segretario di Stato Massimo Andrea Ugolini, che ripercorre le diverse tappe che hanno portato alla formazione della graduatoria, prima di annunciare l’arrivo in mattinata di “una missiva del prof. Barchiesi, dove vengono richieste delucidazioni sul suo esposto”. “L’ostruzionismo dell’opposizione di allora ha impedito che il punto venisse discusso dal Consiglio – è l’affondo di Giuseppe Maria Morganti (Libera) -. Si sono generate delle condizioni di anormalità nel rapporto tra i poteri che non dovevano verificarsi”. “Il Consiglio Grande e Generale era sciolto e quindi non poteva fare la presa d’atto. Eppure c’era chi continuava a spingere. Perché questo interesse della politica a nominare due giudici?” si domanda Gian Nicola Berti (Npr), che poi aggiunge: “Possiamo permetterci di mettere in tribunale giudici che potrebbero non avere i requisiti?”. Sempre Berti condanna le “minacce di sindacato” nei confronti dell’Ecc. Reggenza, nel caso quest’ultima non avesse proceduto con il giuramento dei giudici.

Nicola Renzi (Rf) torna sul suo operato da Segretario di Stato, evidenziando che “per i due giudici d’appello abbiamo utilizzato le stesse identiche modalità di reclutamento usate per il giudice Caprioli”. “I vincitori del bando – aggiunge – sono già stati individuati come nemici. Quand’è che la smetteremo di delegittimare questo o quel magistrato a seconda delle opinioni personali, magari fortemente viziate da interessi personali?”. Per Pasquale Valentini (Pdcs) resta ancora un problema insoluto, ovvero quello relativo “all’equilibrio dei poteri”. “Non è questa la sede in cui commentare o contestare l’esito di un percorso entrando nel merito di un percorso” osserva invece Matteo Ciacci (Libera).

Iro Belluzzi (Npr) punta il dito sulla precedente legislatura, sottolineand come “determinate azioni venivano portate all’interno del tribunale in funzione di elementi che forse non piacevano”. Per Rossano Fabbri (Libera) “finalmente si mette la parola fine a questa pantomima”. “La nomina di Caprioli – rimarca Manuel Ciavatta (Pdcs) – è avvenuta in un contesto di unanimità totale e non prestava il fianco a letture e interpretazioni”. “Mi auguro – è l’auspicio del Segretario di Stato Marco Gatti – che finiscano queste lotte che ancora ci sono e sono sotto la cenere. Attraverso una cosa semplice: il rispetto della legge e il rispetto degli organi. “Sono convinto della sete di trasparenza e giustizia del consigliere Renzi” dice Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete), mandando una stoccata al collega di opposizione, “le stesse che lo hanno portato in delegazione dalla Reggenza per stimolare questo giuramento”. “Se il ricorso viene vinto – domanda Reffi – che fine fanno le sentenze dei giudici emesse nel periodo precedente all’esito del ricorso?”. “La sentenza si critica ma si rispetta: non si può iniziare a delegittimare il Collegio dei Garanti” attaccca Alessandro Bevitori (Libera). Il Segretario di Stato Elena Tonnini parla invece della posizione assunta dal Congresso di Stato. “Non essendo chiari quali fossero i nostri doveri, abbiamo ritenuto di avere delle certezze chiedendo un parere all’avvocatura dello Stato e portando una nota al Collegio Garante”. Alle 19.30 i lavori vengono sospesi.

Di seguito una sintesi degli interventi

Comma 2: Presa d’atto della graduatoria del concorso per il reclutamento di due Giudici d’Appello in materia civile e amministrativa, ai sensi dell’articolo 3, quarto comma, della Legge Qualificata 30 ottobre 2003 n.145, cosi come modificato dall’articolo 3 della Legge Qualificata 16 settembre 2011 n.2

Segretario di Stato per la Giustizia Massimo Andrea Ugolini: La graduatoria è stata trasmessa in data 8 luglio alla Segreteria istituzionale per il Consiglio Grande e Generale. C’è stata una sentenza del Collegio garante in cui si dichiarava che vi era stata menomazione del Congresso di Stato e che era dovere di quest’ultimo predisporre tutti gli atti. A fronte di questa sentenza, nel primo Congresso di Stato utile abbiamo approfondito la tematica. Abbiamo ritenuto opportuno richiedere un riferimento all’avvocatura dello Stato e trasmettere una missiva al Collegio Garante allo scopo di non viziare il procedimento. Ci è pervenuto parere dell’avvocatura e c’è stata risposta del Collegio Garante. Al primo Congresso di Stato utile sono stato demandato a procedere con comunicazione formale. Le notifiche sono state eseguite. A questo punto non entro in questioni di carattere politico, ormai il procedimento è stato delineato. Volevo solamente informare l’Aula che oggi è arrivata una missiva del prof. Barchiesi dove vengono richieste delucidazioni sul suo esposto.

Giuseppe Maria Morganti (Libera): Finalmente il Consiglio prende atto di un percorso iniziato a luglio attraverso le caratteristiche che la legge prevede. Oggettivamente avete perso memoria della passata legislatura e del fatto che l’ostruzionismo dell’opposizione di allora ha impedito che il punto venisse discusso dal Consiglio. La politica usa tutti gli strumenti immaginabili pur di incidere su questioni che la riguardano ma sulla quale non dovrebbe ingerire. Ci siamo trovati in questo frangente nel momento in cui si è aperta la crisi di Governo. Auspicavamo che si remasse tutti dalla stessa parte affinché si potessero affrontare quelle emergenze. Questo non è stato. Sulla giustizia si è generato un patto d’acciaio che poi ha portato alla formazione di questo Governo. Oggi dobbiamo prendere atto dell’elemento centrale: finalmente la politica fa un passo indietro e arriva a determinare una situazione di normalità. La legge fa il suo corso e finalmente si arriva a determinare questo passaggio. Non dobbiamo adottare delle decisioni, ma solamente prendere atto. Purtroppo devo dire che questa dilazione dei tempi, questo volerci veder chiaro, indica il fatto che non ci fosse la precisa convinzione di procedere in questa direzione. Ci auguriamo che il Governo non abbia la sfacciataggine di agire sugli equilibri delicatissimi a colpi di maggioranza senza un pizzico di discussione. Si sono generate delle condizioni di anormalità nel rapporto tra i poteri che non dovevano verificarsi.

Gian Nicola Berti (Npr): Riaffermiamo che la competenza per l’individuazione dei magistrati spetta ai magistrati, ma la scelta deve passare attraverso la legittimazione e quindi un atto formale e la presa d’atto del Consiglio Grande e Generale. Sono rimasto basito: non riuscivo a capire perché si sollevassero polemiche sul fatto che un Consiglio di Stato non riusciva a far giurare dei giudici. Il Consiglio Grande e Generale era sciolto e quindi non poteva fare la presa d’atto. Eppure c’era chi continuava a spingere. Quando vedi questi comportamenti anomali, ti chiedi: perché questo interesse della politica a nominare due giudici? Il nostro tribunale ha bisogno di giudici che siano lontani dalle sedi e dalla dialettica della politica. Giudici che devono essere lontani dal Segretario di Stato per la Giustizia. Dovevano essere distanti dal Segretario di Stato precedente, ma così non era. Questo voler forzare a fare una presa d’atto mi ha insospettito. Prima di fare questo bando qualcuno ha messo a capo del tribunale un politico. Il Consiglio Giudiziario Plenario riceve l’input dall’ex Segretario Renzi. Questo lo confessa Guzzetta nell’ultima relazione. Cosa scopri? La legge Guzzetta ha fatto un fantastico regalo: le nomine politiche sono più di quelle togate. Erano consapevoli che stavano commettendo una violazione, ma l’hanno portata avanti lo stesso. Una vicenda che ancora una volta porterà del fango al nostro Paese. Nel nostro ordinamento c’è una norma che si applica a tutti gli altri che dice che nei concorsi i membri delle commissioni non possono essere colleghi. Barchesi ci scrive, se ne lamenta e ritiene che sia un motivo di invalidità del concorso: tra i giudicanti c’erano un colleghi di università dei vincitori. Logicamente dobbiamo fermarci un attimo e invito la Reggenza a riflettere. C’è un problema che è ancora più grande che è l’interesse dello Stato. Possiamo permetterci, dopo essere stati condannati dalla Cedu, di mettere in tribunale giudici che potrebbero non avere i requisiti? Trovo inammissibile minacciare di sindacato la Reggenza nel caso di mancato giuramento dei giudici d’appello: a mio avviso ci sono i presuspposti per una denuncia.

S.E. Luca Boschi: La Reggenza non si fa condizionare da minacce, ma segue esclusivamente le leggi.

Nicola Renzi (Rf): La ricostruzione che ho sentito sull’iter che ha portato al reclutamento dei magistrati è abbastanza fantasiosa. Ci sono gli atti che lo dimostrano. L’iter si è aperto con la richiesta di arruolamento: da tempo si parlava di questa necessità. Già il giudice Ferroni aveva nella sua relazione sullo stato della giustizia scritto in maniera chiara quale fosse l’esigenza, indicando in maniera ancora più chiara le modalità di reclutamento, ovvero di individuare le persone fuori dal tribunale con bando pubblico. E’ molto difficile per chi ci ascolta capire. E’ stato detto anche che il Consiglio non avrebbe potuto fare la presa d’atto perché era sciolto. Ci tengo a dire una cosa: la presa d’atto non è un atto politico che comporta una scelta, ma una comunicazione doverosa che viene data. Mi dispiace molto che si metta in discussione l’iter che è stato utilizzato per il bando dal suo inizio alla sua fine. Quando abbiamo fatto il bando per il giudice Caprioli noi che volevamo conformarci alle prassi e alle tempistiche utilizzate nei concorsi precedenti, chi abbiamo interpellato? L’allora magistrato dirigente Pierfelici e con lei abbiamo concordato tutte le prassi comprese le tempistiche di apertura del bando. Per i due giudici d’appello abbiamo utilizzato le stesse identiche modalità. Questo lo si può evincere dalle spese fatte a San Marino e fuori San Marino. Per quanto riguarda la commissione. Allora fu fatta una valutazione molto semplice. Si decise di usare gli stessi criteri usati per il giudice Caprioli. Una commissione interna che non avesse delle spese ulteriori. Il professor Barchesi potranno presentare un ricorso al tribunale facendo valere le loro posizioni, il tribunale poi deciderà. Vogliamo far passare il principio che siamo noi a decidere se un concorso è valido oppure no? Non mi sentirei mai in grado di valutare la bontà o meno di un concorso per la magistratura. I vincitori del bando sono già stati individuati come nemici. Quand’è che la smetteremo di delegittimare questo o quel magistrato a seconda delle opinioni personali, magari fortemente viziate da interessi personali? In Congresso di Stato avevo evidenziato la differenza tra la presa d’atto e l’entrata in servizio. Non prendiamoci in giro. Vi immaginate se il Congresso di Stato avesse utilizzato una modalità di azione diversa da quella che era la prassi e li avessimo fatti giurare autonomamente senza la presa d’atto, cosa sarebbe successo? Ci avrebbero dato dei delinquenti, farabutti, etc. Oggi però una sentenza del Collegio Garante ce l’abbiamo e le sentenze si rispettano. Le sentenze del Collegio Garante si rispettano sempre. E’ evidente che per non giungere alla presa d’atto si è fatto il vero ostruzionismo.

Pasquale Valentini (Pdcs): Per legge costituzionale una sentenza del Collegio Garante è inappellabile. Non possiamo mettere in discussione pure questo. Non voglio discutere della sentenza. Voglio discutere dei problemi che ci rimangono. Non abbiamo risolto il problema dell’equilibrio dei poteri. Concordo quando il consigliere Renzi dice che dovremmo guardare i documenti. Certamente. Non è vero che l’avvio della procedura di reclutamento è avvenuto correttamente. C’è addirittura un odg in cui si diceva di sospendere quella procedura. Siamo in un empasse dal quale non usciremo se continueremo ad usare questo metodo. Autocritica vuol dire fare reciprocamente dei passi indietro. L’ammissione di situazioni di criticità nelle quali la politica non è stata capace di stare al suo posto. Siamo in questa fase difficilissima dove la politica non deve pensare di poter usare la magistratura o si fa usare. Comportamenti che non funzionano. Per fare un passo in avanti riguardo questo ci vuole un’altra cultura. Il tribunale deve essere messo nelle condizioni di esercitare la propria funzione.

Matteo Ciacci (Libera): Se ci sono procedimenti che si dilungano nel tempo viene a crearsi un clima di incertezza che non garantisce la pena per chi sbaglia. Il personale del tribunale deve dunque essere all’altezza. Non è questa la sede in cui commentare o contestare l’esito di un percorso entrando nel merito di un percorso. Si rischia di incrociare le competenze. Se vogliamo mantenere l’approccio equilibrato e rispettoso delle divisione dei poteri, le considerazioni da fare in questa Aula devono essere limitate a ciò che è di nostra competenza. Vorrei fare una considerazione su alcuni elementi contenuti nel disposto. Secondo il Collegio Garante il concorso si ufficializza con la notifica dei risultati. Ritengo per il grande rispetto agli Ecc. Capitani Reggenti sgradevoli affermazioni del tipo: di dover riflettere, ragionare bene, c’è un rischio. Evitiamo tali affermazioni e cerchiamo di essere coerenti con il nostro ruolo. Credo che il ruolo degli Ecc. Capitani Reggenti sia stato sempre in linea con una serie di considerazioni e pareri tecnici. Il compito della politica è quello di approfondire fatti senza mai tirare per la giacchetta le loro Eccellenze. L’autocritica da parte nostra, rispetto ad atteggiamenti nostri in materia di giustizia, da parte nostra è stata fatta. Ora si deve guardare avanti. Auspico che il senso di responsabilità finisca di intaccare l’interesse del Paese e dei suoi cittadini.

Guerrino Zanotti (Libera): La presa d’atto è stata chiesta insistemente anche dopo la crisi di Governo perché nel decreto di scioglimento del Consiglio erano stati inseriti alcuni passaggi che quest’Aula avrebbe dovuto fare nonostante l’ordinaria amministrazione tra cui la presa d’atto dei giudici d’appello. Non era una forzatura ma contenuta nel decreto di scioglimento del Consiglio. Saranno i candidati, coloro che hanno partecipato al bando di selezione, eventualmente ad impugnare l’atto che oggi viene formalizzato. In questo caso sarà il tribunale a decidere su quelle che sono state le procedure di selezione dei due giudici di appello. Dobbiamo essere soddisfatti del fatto che andremo a rimpinguare l’organico del tribunale: è uno dei passaggi importanti che l’Aula può fare. Vediamo se è così vero che questa maggioranza ha deciso di cambiare atteggiamento rispetto a questa presunta volontà di piegare il potere giudiziario alla giustizia.

Iro Belluzzi (Npr): Spesso la politica, anche nella vicina Italia, ha utilizzato la magistratura per fini politici e viceversa. Nella scorsa legislatura si è parlato di fazioni nel tribunale: è una sconfitta per quell’organo dello Stato ed è una sconfitta per la politica che ha voluto intervenire. Sono stato tra i primi a denunciare attraverso il Psd quando si sentiva e si toccava nell’aria che determinate azioni venivano portate all’interno del tribunale in funzione di elementi che forse non piacevano su indagini che venivano svolte. Quella è la sensibilità: nel non voler intervenire. Vorrei che la maggioranza che si è concretizzata continuasse nella reciproca comprensione per eliminare qualsiasi dubbio e rischio che possano essere percorse strade che non condividiamo quando si parla di giustizia, politica e poteri dello stato: agire non in forza ai numeri ma in forza dell’elemento che ci consentirà di superare questa brutta fase.

Rossano Fabbri (Libera): Finalmente si mette la parola fine a questa pantomima. Ritengo che non sia questo organismo deputato a scegliere o giudicare la legittimità di quei concorsi. Per quali motivi nella precedente legislatura per ben tre o quattro sedute la presa d’atto non si fece? Per onestà intellettuale sarebbe bene affrontare questo argomento. Comunque la si voglia intendere la presa d’atto fa parte dell’iter. Sia che riguardi l’efficacia o la validità. Auspicabile che una situazione di questo genere non si verifichi più. Se ci sono problemi sul bando vanno evidenziati, ma non li si può sussurrare nelle orecchie, bisogna assumersi le responsabilità. Se questo fosse successo, sarebbe stato un atto di chiarezza anche nei confronti dei partecipanti. Occorre spogliarsi di tutte le ruggini vecchie e nuove e cominciare a ragionare davvero non per squadre contrapposte e in nome dell’interesse generale. Si inizia male anche questa legislatura. Manca una vera e propria normativa che discipli tempi modalità e termini della presa d’atto.

Maria Katia Savoretti (Rf): Voglio ricordare che ci sono stati due Consigli Grandi e Generali prima dello scioglimento. Un consiglio dal 22 al 31 luglio, uno dal 15 al 18 settembre, Era necessario attendere ancora? Era necessario che i giudici d’appello attivassero un conflitto di attribuzione? Non compiere la presa d’atto può ritardare sine die il fatto che i magistrati esercitino le loro funzioni. Ciò che si è cercato di fare è stato fornire al tribunale gli strumenti necessari affinché potesse divenire una struttura più efficiente. Ci auguriamo che con la presa d’atto della graduatoria nasca la consapevolezza in tutti noi che il nostro Paese ha necessità di un apparato efficiente.

Marica Montemaggi (Libera): In tutte le nostre posizioni abbiamo cercato di mantenere l’equidistanza anche al di là delle fazioni che si sono venute a creare e a fomentare con interventi in questa Aula. Si parla di eventuali annullamenti. Non è questo il luogo dove i consiglieri che esercitano un ruolo legislativo possono intervenire per fare queste disquisizioni. Non è ripristinando ciò che c’era prima o andando avanti a spada tratta che si rimettono a posto i guai o le disfunzioni di un tribunale, ma mantenendo l’equidistanza con un metodo diverso. Avete sbandierato il metodo del confronto, però io non lo ritrovo.

Manuel Ciavatta (Pdcs): Il contesto in cui tutto questo è avvenuto è stato un clima giudiziario e politico turbato. La nomina di Caprioli è avvenuta in un contesto di unanimità totale e non prestava il fianco a letture e interpretazioni. In quel contesto c’era una politica serena da quel punto di vista, e lo era anche il tribunale. In questo caso il bando presta il fianco a dei dubbi, come evidenziato anche dalla lettera del professor Barchiesi. E’ evidente che se ci saranno questioni da porre, mi auguro vengano poste, in quanto credo sia necessario che le persone che ci vengono a giudiciare siano al di sopra di ogni sospetto. Dunque mi auguro una verifica ancora più approfondita. Quello che avvertiamo oggi è il fatto che questa oggettività è un po’ sfumata.

Eva Guidi (Libera): Il Consiglio non è tenuto a votare la graduatoria. Si tratta solamente di una comunicazione, il completamento di un iter, un passaggio molto importante introdotto dalla normativa nel 2003, quando si decise che occorreva rendere più forte il principio di autonomia della magistratura. Ci dobbiamo accostare alla presa d’atto come ad un atto dovuto. Laddove ci si può rendere conto della non equidistanza, la politica deve trovare la forza e la determinazione di sedersi, parlarne e condividere. Condividere eventuali incongruenze se ci sono, prendendo atto di quella che è la situazione. Questo tipo di dialogo necessita di molto rispetto quando ci si siede e richiede anche tempo per potersi confrontare e potere approfondire le varie cose.

Maria Luisa Berti (Npr): Oggi apprendiamo di un nuovo esposto del professor Barchiesi e che è stata inviata una ulteriore richiesta sulle conseguenze del suo precedente esposto. Una situazione che non è assolutamente chiara. Penso che sia dovere anche nostro non fare finta di niente. La procedura per la nomina del giudice Caprioli era ben diversa. C’è stata una forzatura che crea dei sospetti sulle finalità. Certamente l’ambito della giustizia necessita di una riforma dell’ordinamento. Lo vedremo nel successivo comma. Se il ricorso dovesse essere vinto ci saranno una serie di riflessi che potrebbero essere devastanti: che ne sarà, ad esempio, delle sentenze emesse da quei giudici? La politica questo lo deve valutare, non con quella leggerezza che ho sentito poco fa.

Segretario di Stato Marco Gatti: E’ solo attraverso una relazione motivata che si può giustificare il perché si preferisce non seguire il criterio dettato dalla legge e quindi dare a chi poi deve dare avvio al bando tutte le motivazioni necessarie. Abbiamo assistito a tante interpretazioni nella scorsa legislatura. L’ordinamento sammarinese è costituito su un organo che è principe e sovrano, forse unico come ordinamento rispetto ad altri Stati. Non possono essere gli organi stessi ad autodeterminarsi. Pensate voi all’assurdo del collegio Garante che ha deciso senza chiedere al Consiglio Grande e Generale che i membri rimangono in carica fintanto che il Consiglio Grande e Generale non li sostituisce ma con decisione dei 2/3. Questo perché è grave? Perché pensate voi che è sufficiente che i membri del Collegio Garante si mettano d’accordo con una parte del CGG e quindi rimanere in carica tutta la vita. Interpretare le leggi può essere pericoloso. Certi rischi non si possono correre. Io mi auguro veramente che finiscano queste lotte che ancora ci sono e sono sotto la cenere. Attraverso una cosa semplice: il rispetto della legge e il rispetto degli organi. Solo così questo Paese potrà garantire un potere dello stato autonomo.

Alberto Giordano Spagni Reffi (Rete): La questione è un’altra e non riguarda tanto l’iter. Condivido quando Renzi dice che è importantissimo che i cittadini siano informati delle questioni. Invito i cittadini ad informarsi sulle questioni. Sono convinto che Renzi lo abbia detto perché assetato di trasparenza e giustizia. La stessa cosa che lo ha portato in delegazione dalla Reggenza per stimolare questo giuramento. L’unica cosa che mi chiedo: dov’era questo senso di giustizia quando è stato nominato un dirigente esterno ed è stata fatta una legge ad hoc che estende i poteri al dirigente esterno. Il principio di autotutela offre un rimedio preventivo affinché l’atto non produca effetti dannosi. Se quel ricorso viene vinto, che fine fanno le sentenze dei giudici emesse nel periodo precedente all’esito del ricorso? Hanno vinto un bando, ovvio che devono giurare.

Alessandro Bevitori (Libera): Ho sentito troppi interventi da parte di colleghi consiglieri. Bisognerebbe esprimersi con maggiore cautela. Criticare la nostra corte costituzionale in questa maniera: lo dico da sammarinese, sinceramente andrei ad investire da un’altra parte. La sentenza si critica ma si rispetta: non si può iniziare a delegittimare il Collegio dei Garanti. Mi riferisco all’intervista del collega Berti al quotidiano Repubblica. Dal ragionamento ne deriva che il collega consigliere ritiene di poter scavalcare le sentenze e interpretare lui stesso la legge. Io e il mio gruppo consigliare rispetteremo sempre le sentenze. Saremo sempre disponibili a lavorare in questa Aula e sempre ci guarderemo dal denigrare il collegio dei Garanti.

Segretario di Stato Andrea Belluzzi: Io credo che certe tossicità arrivino dalla precedente legislatura, certe tossicità non si rimuovono dalla sera alla mattina, lo sforzo deve essere fatto nel ricordare che ci sono parlamentari che hanno ricevuto un mandato dalla cittadinanza e la cittadinanza ha espresso il consenso, ha detto e chiesto che cosa andava fatto. Ha bocciato determinati comportamenti divisivi. Nello stesso tempo ha bocciato anche determinate condotte. Tutte queste cose sono state dette. Sicuramente deve iniziare un percorso, che non si conclude con una votazione né oggi né dopodomani. Prima di tutto vanno rimessi in ordine alcuni passaggi, alcuni elementi di garanzia. La forzatura era mantenere in vita un collegio garante scaduto da un anno. Forzature erano altre cose. Noi accettiamo le sentenze, ma pretendiamo ci sia ordine dentro le nostre istituzioni.

Alessandro Mancini (Npr): Certe leggi sono state interpretate da chi invece le doveva appplicare. Nel comma successivo parleremo proprio di questo. Io vi dico la verità. Non sono per niente contento di come si arriva a questa presa d’atto. Non sono contento dei processi che ci sono stati e neanche della sentenza: la rispetto, anche se ci sono dei tratti che non mi piacciono. Una sentenza non può essere superiore alla legge. Cosa succederà se i ricorsi verranno accolti? Non stiamo parlando di funzionari, ma di giudici che emetteranno sentenze.

Sara Conti (Rf): Si continua a parlare del ricorso. In qualsiasi concorso, il ricorso si può fare solamente quando il vincitore è stato nominato. Questa anomalia, calendarizzata a luglio, a ottobre era addirittura scomparsa dai Commi. Maria Luisa Berti mi può dire se il suo intervento è stato fatto in qualità di consigliere o di avvocato difensore del magistrato Pierfelici?

Alessandro Cardelli (Pdcs): Analizziamo un comma che ha portato a numerose discussioni. Alcune precisazioni sono doverose di considerazione. Vorrei partire innazitutto dal capire come mai si è arrivati a questo comma. Cosa succede quando arriva l’istanza di Barchesi? La Reggenza ha sospeso tutto perché il Consiglio era sciolto e nemmeno il Consiglio giudiziario plenario si poteva riunire, altrimenti la Reggenza sarebbe andata al di là dei propri poteri. Il 14 di gennaio arriva la sentenza del Collegio Garante, che dice: il Governo deve procedere con la presa d’atto, ma non si esprime sulla bontà del procedimento. Nonostante questo, oggi discutiamo la presa d’atto. Si tratta di applicare semplicemente un procedimento amministrativo. Il consiglio plenario ha la competenza di valutare le questioni sollevate da Barchesi. Ho ritenuto importante fare delle considerazioni. Il concorso è andato in quel modo però sono state sollevate questioni pesanti. Andare a fare quel giuramento senza averle prese in considerazioni è una violazione procedimentale. Invito la Reggenza a tenere in considerazione questi elementi.

Segretario di Stato Elena Tonnini: Invito a cercare di approfondire il fatto che forse fare questo tipo di analisi, cosa significa? Che l’opposizione sta mettendo in dubbio la sentenza del Collegio Garante? Significa mettere in dubbio ciò che la sentenza del Collegio Garante dice? Io credo di no. Credo sia legittimo fare questo tipo di ragionamento. Alla luce della sentenza, il Congresso di Stato ha svolto tutto ciò che era nei proprio poteri per applicare il dispositivo della sentenza, nel rispetto della sentenza e nel rispetto delle leggi. Doveroso muoversi all’interno di un percorso di certezza. Questo dovrebbe essere interpretato anche dall’opposizione. Questo va interpretato non come un elemento di debolezza, ma di volontà. Non essendo a nostro avviso chiaro, come Congresso, quali fossero i doveri del Congresso stesso, e non avendo a supporto una legge, il Congresso ha ritenuto di avere delle certezze chiedendo un parere all’avvocatura dello Stato e portando una nota al Collegio Garante. Non era una richiesta di rivedere la sentenza. In nessuna parte della missiva si poteva leggere questa richiesta. Ho sentito alcune inesattezze. In molti dell’opposizione hanno citato lo scorso bando che portò alla nomina di Caprioli. Fu un bando votato all’unanimità.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

18 Febbraio 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»