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Sanità, si chiude l’Attd di Parigi: grazie alla tecnologia, il paziente al centro

PARIGI - Ci sono eventi ed expo internazionali
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PARIGI – Ci sono eventi ed expo internazionali dove gli smart-phone di ultima generazione sono le star e dove i più innovativi video al plasma sono al centro dell’attenzione, con sempre più insolite funzionalità progettate e sviluppate per divertirsi, connettersi, scambiarsi dati e foto. A Parigi oggi si conclude la decima edizione della International Conference on Advance Technologies and Treatments for Diabetes e la “star” (se così è possibile chiamarla) è la tecnologia che invece che far divertire o comunicare, salva le vite.

In questa conferenza internazionale dedicata alle tecnologie biomediche per le persone con diabete (patologia che nel mondo sta diventando una vera epidemia con circa 380milioni di malati), durante il suo indirizzo di saluto il chairman del simposio, Moshe Phillip (direttore dell’Istituto di diabetologia Jesse and Sarah Lea Shafer di Tel Aviv) ha affermato che la battaglia su questa patologia ormai “ha un compagno che solo 15anni fa non potevamo immaginare di avere al nostro fianco”. Questo compagno, che è proprio l’insieme delle soluzioni tecnologie avanzate proposte per monitorare e governare il livello di glucosio nel sangue, sta mostrando la sua capacità di supportare i pazienti di diabete (sia di Tipo1, che di Tipo2) nella vita quotidiana, di fornire dati essenziali ai diabetologi ed ai centri di cura, e di essere un essenziale collettore di dati per chi deve gestire la sanità pubblica, sia in termini di prestazioni sanitarie, che in termini di costo delle stesse.

Al di là dei contenuti clinico-scientifici della Conference (qui erano presenti molti top-clinici mondiali e tutte le aziende leader del settore, da Medtronic a Novo Nordisk, da Abbott a Roche, da Sanofi all’italiana Menarini, da Lilly a Janssen), ad aver avuto un ruolo di particolare evidenza a Parigi sono state proprio le giovani aziende capaci di sviluppare contenuti tecnologici innovativi, come ormai accade da anni nell’ambito proprio dell’ICT, mostrando anche da un punto di vista economico-finanziario l’attrattività del settore.

Riflettori puntati quindi sulle aziende emergenti, come ad esempio l’americana Dexcom, azienda leader dei sistemi di monitoraggio dei livelli di glucosio: nata nel 1999, quotata al Nasdaq dal 2005, oggi ha un fatturato di circa 300milioni di dollari ed è il marchio leader fornendo i più noti servizi CGM (continuous glucose monitoring) del settore. Ed ecco poi MySgr, azienda austriaca creata nel 2012 a Vienna. Quaranta dipendenti, età media 32 anni, fondata e guidata da Frank Westermann e Fredrik Debong (informatico ed egli stesso persona con diabete di tipo 1): nel giro di circa cinque anni ha goduto di investimenti per oltre 15milioni di euro da banche e big company ed oggi è la prima app nel mondo per diabetici, con oltre 1milione di utenti (si stima che oggi le app per pazienti con diabete siano circa 1780). Tra le altre originalità MySgr si è anche dotata di un sistema di digital coaching per gli utenti, governato da Gary Scheiner, diabetologo americano autore di “Think like a pancreas”, volume considerato di riferimento dell’American Association of Diabetes Educators.

Da un lato ci sono quindi le aziende ad alto contenuto tecnologico. Dall’altro ecco i ricercatori, spesso di ambito biomedico. Tra questi l’italiano Claudio Cobelli, bioingegnere dell’Università di Padova, da anni in prima linea nello sviluppo del cosiddetto “pancreas artificiale” (PA), direttore di un gruppo di ricerca che a Parigi ha mostrato i dati di avanzamento del progetto MPC (che coinvolge, oltre a Padova, anche le università di Pavia, Montpelier e Amsterdam) e che sta offrendo risultati interessanti e per certi versi rivoluzionari.

“In realtà – conferma Cobelli – ci sono vari team di lavoro sul PA nel mondo, diciamo una decina. La differenza tra i vari progetti sta soprattutto sulla tipologia di algoritmo che viene sviluppato. Il nostro algoritmo MPC è di tipo anticipativo/predittivo ed opera sulla base dei dati disponibili del paziente, predice il possibile andamento glicemico futuro e quindi suggerisce l’infusione di insulina più efficace per raggiungere il target glicemico desiderato”.

L’algoritmo sviluppato dal gruppo di Cobelli è già stato testato e validato negli adulti con studi di fattibilità, sicurezza ed efficacia dapprima in ambiente ospedaliero, quindi in ambiente extraospedaliero protetto e successivamente a domicilio del paziente. Prosegue il ricercatore italiano: “Vista l’efficacia in età adulta abbiamo deciso di testare il sistema in età pediatrica ed anche qui l’algoritmo MPC ha dato risultati importanti all’interno di un camp pediatrico realizzato lo scorso anno sulla montagna piemontese”.

La speranza inespressa è che il pancreas artificiale diventi un prodotto fruibile su vasta scala in tempi non lontani, anche se già attualmente esistono prodotti del genere in commercio, di prezzo quasi abbordabile (negli Usa il primo del genere è già in vendita a circa 8000 dollari). Il messaggio finale che giunge dall’ATTD di Parigi, quindi è che ingegneri, aziende, diabetologi e pazienti stanno muovendo le leve della tecnologia come motore di un nuovo modo di pensare alla malattia e soprattutto alla salute. Con l’innovazione tecnologica reale il paziente potrebbe davvero essere – come oggi viene ripetuto a volte anche per pura convenzione – al centro. L’edizione 2017 dell’ATTD chiude con molte speranze. Vediamo se già nell’edizione 2018 della manifestazione (si terrà a Vienna, dal 14 al 17 febbraio) si trasformeranno in certezze.

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