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Esperimenti in orbita sognando Marte: 5 progetti dell’Emilia-Romagna finanziati dall’Asi

In totale i progetti finanziati dall'Agenzia spaziale italiana a livello nazionale sono otto

stazione spaziale internazionale iss foto nasa

Immagine di copertina scattata da SpaceX Crew Dragon Endeavour 

BOLOGNA – L’Emilia-Romagna sbarca sulla Stazione spaziale internazionale. Degli otto progetti nazionali finanziati dal bando dell’Agenzia spaziale italiana, ben cinque arrivano dalle università e dagli enti di ricerca della regione, che avranno la possibilità di eseguire prove e sperimentazioni (alcune potrebbero essere utilizzate per le future missioni su Marte) a bordo della piattaforma che orbita intorno alla terra, dove vengono realizzati esperimenti scientifici e tecnologici in microgravità, nonché sperimentazioni di soluzioni operative per la vita e l’esplorazione dello spazio. Il successo in ambito aerospaziale dei ricercatori emilia-romagnoli, del resto, rispecchia il forte sviluppo della filiera della space economy lungo la via Emilia. Istituzioni, università, centri di ricerca e imprese stanno puntando su questo settore: lo testimoniano la partecipazione della Regione, già da alcuni anni, a programmi nazionali e internazionali (Mirror Gov-Sat-Com, Mirror Copernicus, I-Cios, Nereus), l’accordo di collaborazione siglato lo scorso anno tra Regione e Aeronautica Militare per integrare il sistema regionale della ricerca e dell’innovazione con la filiera space economy e la creazione di un presidio regionale a Houston, nello Stato del Texas, per la gestione delle attività spaziali che funzioni da liason tra le aziende italiane e quelle americane. Il successo delle università di Bologna e Ferrara nel bando dell’Asi, insomma, è solo l’ultimo capitolo di una storia ancora tutta da scrivere.

“La filiera dell’aerospazio rappresenta per l’Emilia-Romagna un nuovo posizionamento strategico, non a caso abbiamo inserito questo settore nella nuova strategia di specializzazione intelligente e abbiamo istituito un Forum, che coordino personalmente, con l’obiettivo di fare analisi e progettazione di sistema e non perdere le occasioni di finanziamento sia nazionali, dal Pnrr, che europee”, conferma Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico. “L’ottimo risultato dei nostri atenei premia l’alto livello e qualità di studio, ricerca e progettazione in questa regione, che si somma alla forte specializzazione nel settore dell’aerospazio di alcuni gruppi industriali e istituti di ricerca. Sappiamo che la space economy sarà un settore di grande evoluzione futura e per questo abbiamo bisogno di guardarlo con occhi nuovi sia dal punto di vista tecnologico che delle opportunità sia commerciali che occupazionali, data la necessità di competenze di alta qualità”, aggiunge.

I 5 ESPERIMENTI MADE IN EMILIA-ROMAGNA CHE VOLERANNO IN ORBITA

Dei cinque progetti finanziati, quattro arrivano dall’Università di Bologna: con ‘Aphrodite‘ verranno analizzati i fluidi biologici dell’equipaggio e verificare eventuali alterazioni del sistema immunitario in assenza di gravità, mentre grazie a ‘Spacespinning‘, un progetto dell’Alma Mater in collaborazione con l’azienda Argotec, per la prima volta sarà portata nello spazio una macchina da elettrofilatura che permetterà di fabbricare direttamente sulla stazione spaziale nanomateriali per applicazioni avanzate, in particolare per la rigenerazione dei tessuti biologici danneggiati e la cura delle ferite.

Due i progetti dell’Istituto nazionale di fisica nucleare: ‘Iris‘, che prevede la realizzazione a terra e l’utilizzo in orbita di rivelatori di radiazione ionizzante, indossabili, ultraleggeri e in grado di trasmettere in tempo reale la dose di radiazione ricevuta personalmente da ogni membro dell’equipaggio impegnato in missioni spaziali, e ‘Hype‘, che l’obiettivo di ridurre la pericolosità delle radiazioni cosmiche aumentando la resistenza dei tessuti biologici in uno stato di ibernazione. In particolare sarà studiata la reazione di cellule della retina all’interno di un bioreattore progettato appositamente per la sperimentazione. L’Università di Ferrara torna sulla stazione spaziale internazionale con un esperimento successore di quello eseguito da Samantha Cristoforetti nel 2015: Drain brain 2.0 punta a sviluppare un collarino dotato di sensori in grado di rilevare i segnali circolatori del cosiddetto ‘asse cuore-cervello’ degli astronauti a bordo. Ciò consentirà di aumentare il periodo di permanenza nello spazio oltre i 6 mesi attuali, aprendo la strada a viaggi più impegnativi come quelli su Marte. 

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2022-01-18T16:59:52+02:00