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Brazil, Ford exit leaves insecurity in the auto sector

The departure of the automaker will result in the dismissal of more than 5 thousand workers
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di Joao Vitor Rodrigues

SAN PAOLO DEL BRASILE – The automaker Ford, with 102 years of history in the country, announced on the last day xx the end of the production of cars in Brazil and consequently the closure of the three factories, in the cities of Taubaté (SP), Horizonte (CE) and Camaçari (BA). The closure of Ford’s activities was motivated by a series of factors, such as the changing consumption habits of the new generations, the pandemic of the new Coronavirus, the rise in the dollar – which reflects a higher cost of importing parts – and the high idleness of stock in the factories, since the domestic market did not demand as many cars as were produced in the country, as explained by the economist Dr. Edson Trajano, professor at the University of Taubaté. “The reasons for the exit are due to several factors, including the intensification of the automobile market in Brazil. We had the entry of several other companies in the automobile segment and this caused an increase in the supply of cars at a greater pace than the demand for vehicles, mainly after 2016. In this context, some companies faced more difficulty in competitiveness and Ford had a much larger production structure than its consumer market today. This led the multinational to have a greater idle capacity than other companies in the same segment “. These factors led to a reduction in the net inflow of capital to the headquarters, which is the amount sent from the subsidiaries to the headquarters. Since 2014, this cash flow has been reversed, causing the matrix to send more money than it received from subsidiaries so that they continue to produce. 

In addition, Trajano highlights another important factor, which is the process of deindustrialization that the country has been going through in recent years, “Another very relevant aspect in this situation is that in Brazil we always had difficulty in organizing an industrial policy. In 1985, 25% of all wealth in the country originated in industrial activity, today this percentage does not reach 10%, so Brazil is going through a process of deindustrialization, increasing the weight of primary export activities and reducing the percentage of industrial activity “, added the professor.

The departure of the automaker will result in the dismissal of more than 5 thousand workers, although this number does not have a major impact on the country’s unemployment rate, which has a mass of 30 million workers, the closing of the multinational generates an alert for a possible disbandment of other automakers in Brazil. But, in the cities where factories were located, the impact on the local economy will be much larger. In Taubaté, for example, where Ford has been for almost 53 years, the average income of a worker in the automobile sector is 5,000 reais. This loss of capital that circulated in the city will impact all local services, ranging from commerce to other sectors, such as education and health, as highlighted by Professor Trajano. “In the economic and social aspect, in this first moment the greatest impact is in the regions where this company is located and I emphasize Taubaté, which is one of the cities that depends most on the automotive chain in Brazil and has already been facing some difficulties.In the past seven years, we have had many difficulties in the opportunity for employment and income in the region, mainly due to employment in the industrial sector, which has been constantly falling, this also happens in Bahia, where the factory has a whole productive chain around, as in Horizonte and Ceará. So, these cities will be the most affected in that first moment”.

Brasile, dopo 102 anni la Ford va via: terremoto nel settore auto

Dopo 102 anni di storia in Brasile, la casa statunitense Ford ha annunciato questo mese la fine della sua produzione di automobili nel Paese, con la chiusura di tre fabbriche: nella città di Taubate, nello Stato di San Paolo, a Horizonte, nel Ceara, e a Camacari, nello Stato di Bahia. La cessazione delle attività della Ford è stata motivata con una serie di fattori. Tra questi i cambi nelle abitudini di consumo delle nuove generazioni, la pandemia del nuovo coronavirus, l’aumento del valore del dollaro che porta a costi maggiori nell’importazione dei pezzi e l’accumularsi delle scorte nelle fabbriche, alla luce di una domanda interna che è inferiore alle auto prodotte.

Un aspetto, questo, sottolineato in un’intervista con l’agenzia Dire dall’economista Edson Trajano, docente di economia all’Università di Taubatè. “Le ragioni di questa uscita dal Paese passano da vari fattori, come l’aumento della competizione nel mercato automobilistico nel Paese: abbiamo assisitito all’ingresso di diverse altre aziende nel comparto” spiega il professore. “Questo ha provocato un aumento nell’offerta di veicoli a un ritmo maggiore di quello della domanda, soprattutto a partire dal 2016. In questo quadro alcune imprese hanno fatto i conti con una maggiore difficoltà dovuta alla competività e Ford ha una struttura produttiva molto più ampia del suo mercato di consumo di oggi. Questo ha fatto sì che la multinazionale avesse un inattivo maggiore di altre del settore”. Questi elementi hanno comportato una diminuzione nel flusso netto di capitali verso la sede centrale. Dal 2014 il flusso monetario si è invertito, facendo sì che la sede centrale inviasse più soldi alle sussidiarie per farle continuare a produrre di quanto queste ne inviassero a loro volta. Trajano evidenzia un altro aspetto: il processo di de-industrializzazione che il Brasile sta attraversando negli ultimi anni. “Un altro fattore abbastanza rilevante è che in Brasile si è sempre avuta una difficoltà nel pianificare una politica industriale” afferma il professore. “Nel 1985 un quarto della ricchezza prodotta nel Paese aveva un’origine industriale, mentre oggi questa percentuale si attesta intorno al 10 per cento. In tutto il Brasile si sta vivendo una fase di de-industrializzazione, con l’aumento del peso specifico delle attività del settore primario rivolte all’esportazione e la riduzione di quello delle attività industriali.

L’uscita di scena di Ford determinerà una perdita di impiego per oltre 5.000 lavoratori. Nonostante questi numeri non sembrino poter avere un impatto decisivo sul tasso di disoccupazione del Brasile, che può contare su una forza lavoro di 30 milioni di persone, la chiusura della multinazionale genera allarme rispetto a una possibile “fuga” di altre aziende. Inoltre, l’impatto sull’economia locale delle città che ospitavano le fabbriche sarà molto maggiore. A Taubatè, per esempio, dove la Ford operava da quasi 53 anni, il reddito medio di un lavoratore del settore automobilistico era di circa 5.000 reais, poco meno di 950 euro. La perdita di capitale in circolazione nelle città avrà poi un impatto su tutti i suoi servizi, dal commercio ad altri settori, come quello dell’istruzione e della salute, sottolinea Trajano. “Dal punto di vista economico e sociale, nella prima fase l’impatto maggiore si avrà nelle regioni dove si trovano le fabbriche e io credo soprattutto a Taubatè, che è una delle località brasiliane che più dipende dalla catena di produzione automobilistica” dice il professore: “Già si stanno manifestando alcune difficoltà”. Trajano conclude: “Negli ultimi sette anni abbiamo riscontrato diversi ostacoli nei tentativi di creare lavoro e reddito in città, soprattutto a causa dell’occupazione del settore industriale, che è calata costantemente. E’ successo anche a Bahia, dove la fabbrica disponeva di tutta una catena di produzione attorno, e anche a Horizonte, nel Cearà. Questi centri saranno quelli maggiormente danneggiati in questo prima fase”.

Saída da Ford gera insegurança no setor automobilístico brasileiro

A montadora, com 102 anos de história no país, anunciou no último dia 11 o encerramento da produção de carros no Brasil e consequentemente o fechamento das três fábricas, nas cidades de Taubaté (SP), Horizonte (CE) e Camaçari (BA). O encerramento das atividades da Ford foi motivado por uma série de fatores, como a mudança dos hábitos de consumo das novas gerações, a pandemia do novo Coronavírus, a alta do dólar que reflete em maior custo de importação  de peças e a alta ociosidade de estoque nas fábricas, já que o mercado interno não demandou tantos carros quanto eram produzidos no país, como explica o economista Edson Trajano, professor doutor da Universidade de Taubaté. “As razões da saída passam por vários fatores, entre eles o acirramento do mercado automobilístico do Brasil – nós tivemos a entrada de várias outras empresas do segmento automobilístico – isso provocou um aumento na oferta de carros em um ritmo maior que a demanda por veículos, principalmente após 2016. Nesse quadro, algumas empresas enfrentaram mais dificuldade de competitividade e a Ford tinha uma estrutura de produção muito maior do que o seu mercado consumidor hoje. Isso levou a multinacional a ter uma capacidade ociosa maior que outras empresas do mesmo segmento”. Esses fatores acarretaram na redução da entrada líquida de capitais para a matriz, que é o montante enviado das subsidiárias para a sede. Desde 2014, esse fluxo monetário se inverteu, fazendo com que a matriz enviasse mais dinheiro do que recebia das subsidiárias para que as mesmas continuassem a produzir. 

Além disso, o professor destaca outro fator importante, que é o processo de desindustrialização que o país vem passando nos últimos anos, ” um outro aspecto bastante relevante nessa situação é que no Brasil nós sempre tivemos uma dificuldade em organizar uma política industrial. Em 1985, 25% de toda a riqueza produzida no país tinha origem na atividade industrial, e hoje esse percentual não chega a 10%. Então o Brasil está passando por um processo de desindustrialização, aumentando o peso das atividades primárias exportadoras e reduzindo o peso da atividade industrial”, completou o professor Trajano.

A saída da montadora vai acarretar na demissão de mais de 5 mil trabalhadores, apesar desse número não gerar grande impacto na taxa de desemprego do país, que conta com uma massa de 30 milhões de trabalhadores, o fechamento da multinacional gera um alerta para a possível debandada de outras montadoras do Brasil. Mas, nas cidades em que as fábricas estavam situadas o impacto na economia local será muito maior. Em Taubaté, por exemplo, onde a Ford está há quase 53 anos, a renda média de um trabalhador do setor automobilístico é de 5 mil reais. Essa perda de capital que circulava na cidade vai impactar todos os serviços da cidade, indo do comércio, até outros setores, como educação e saúde, conforme ressalta o professor Trajano. ” No aspecto econômico e social, nesse primeiro momento o impacto maior é nas cidades onde essa empresa está localizada e eu destaco a cidade de Taubaté, que é uma das cidades que mais depende da cadeia automotiva no Brasil e a cidade já vem enfrentando algumas dificuldades. Nos últimos sete anos, temos tido muitas dificuldades na geração de emprego e renda na cidade, principalmente por conta do emprego no setor industrial que tem caído constantemente. Isso acontece também na Bahia, onde a fábrica tem toda uma cadeia produtiva em torno e também em Horizonte, no Ceará. Então, essas cidades vão ser as mais prejudicadas nesse primeiro momento”.

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