VIDEO | Flash mob degli imprenditori torinesi: “Basta confusione, aiutateci”

Torino flash mob ascom
La presidente di Ascom, Maria Luisa Coppa, spiega che quasi la metà delle imprese locali rischiano la chiusura, per questo la manifestazione: per avere ristori adeguati, defiscalizzazioni e finanziamenti a fondo perduto che possano salvarli dalla crisi
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di Adele Palumbo

TORINO – È un grido di disperazione quello degli imprenditori che, questa mattina, hanno preso parte al flashmob organizzato da Ascom Confcommercio presso la sede dell’associazione a Torino. Ogni settore in crisi è stato rappresentato tramite un cartello e la scritta “Basta“, fil rouge della protesta. “Non ce la facciamo più- il commento della presidente dell’Ascom Torino e provincia, Maria Luisa Coppa-. Rischiamo la chiusura dal 10 al 40% delle nostre imprese, a seconda dei settori. Con tutto quello che ciò comporta in termini di posti di lavoro persi. Per questo diciamo basta. Basta alla confusione tra zone gialle, arancioni e rosse. Basta con i ristori insufficienti. Basta con un governo assente che non ci dà alcuna certezza”.

Pensando alla ripresa, Coppa immagina il 2021 e 2022 come “anni bianchi dal punto di vista fiscale. Altrimenti come faranno le nostre imprese che si sono indebitate a ricominciare?”. E ancora: “Abbiamo bisogno di interventi reali, di finanziamenti a fondo perduto, sburocratizzazione e aumento della fiscalità ai giganti del web”.

Numeri alla mano, uno studio dell’Ascom mostra come i fatturati a Torino abbiano subito un tracollo verticale, soprattutto nel settore del turismo, dell’accoglienza e della somministrazione, con punte che arrivano al 90% per quanto riguarda le guide turistiche, le agenzie viaggi e il comparto dell’organizzazione eventi. In grave difficoltà anche il settore dell’abbigliamento (-50%), che risente fortemente dell’acquisto delle collezioni a prezzo pieno e della vendita in saldo. “L’intera collezione primavera-estate è rimasta sostanzialmente invenduta nei magazzini- spiegano dall’Ascom-. Le aziende procedono a rilento con la vendita delle collezioni autunno inverno. Il 30/40% è a rischio chiusura”. In grave difficoltà anche il mondo delle discoteche, che registra perdite per un milione a settimana (-90%) del fatturato. Impianti sportivi fermi al -80%.

A preoccupare poi è il settore dei pubblici esercizi: si conta che nel 2020 abbiano subito una perdita secca di 3 miliardi di euro. Un dato drammatico che si proietta nel 2020 con la probabile chiusura del 20% delle imprese. “Non è più accettabile essere considerati untori e continuare a subire questa disparità di trattamento- commenta Alessandro Mautino, presidente Epat Torino, durante il flashmob-. Noi abbiamo protocolli molto rigidi che ci permettono di operare in sicurezza. Non possiamo considerare nessuna attività non essenziale”.

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