ROMA – “Giustizia contenziosa e giustizia riparativa non si sovrappongono. La giustizia riparativa non scavalca e non soppianta in alcun modo la giustizia contenziosa penale, ma si prefigge l’obiettivo di camminare su un binario parallelo rispetto alla giustizia penale, che continua a fare il suo corso e ad avere il suo ruolo importantissimo nell’accertamento dei fatti in contestazione. La giustizia riparativa è una culla a latere della giustizia penale che si prefigge l’obiettivo di farsi carico della parte emotiva del danno, che è frutto del fatto di reato. Tendenzialmente, con la giustizia contenziosa le parti in causa si spogliano del conflitto, che viene consegnato agli operatori di giustizia”. Lo chiarisce all’agenzia Dire l’avvocata Giorgia Venerandi, referente del progetto Astrea (Regione Lazio) sulla Giustizia riparativa. Primo centro di giustizia riparativa del Lazio per il distretto della Corte d’Appello di Roma, Astrea è gestito dall’azienda per i servizi alle persone, l’Istituto Romano di San Michele, nell’ambito del protocollo d’Intesa tra ministero della Giustizia e Regione Lazio.
VENERANDI: “ASTREA È UN CENTRO INTEGRALMENTE PUBBLICO ISTITUZIONALIZZATO CON UNA DELIBERAZIONE DELLA GIUNTA REGIONALE DEL LAZIO”
“La particolarità di Astrea– prosegue- è che si tratta di un Centro integralmente pubblico, perchè è stato istituzionalizzato con una deliberazione della Giunta regionale del Lazio, ed è anche gestito da un ente pubblico, perchè l’Istituto Romano di San Michele è un ente pubblico controllato dalla Regione Lazio. I vari centri di giustizia riparativa che sorgeranno sul territorio nazionale saranno sostenuti dai fondi Cartabia. Nel caso di Astrea abbiamo l’ulteriore sicurezza che la Regione Lazio andrà ad integrare i fondi che la Cartabia ha previsto per questo istituto. I fondi non sono particolarmente cospicui e il fatto che la Regione Lazio sia pronta a integrare questi fondi è certamente una garanzia per il futuro”.
UN ISTITUTO PUBBLICO GRATUITO
Il centro Astrea, dunque, è il primo nel Lazio e ha sede a Roma. È un istituto pubblico e gratuito. “Astrea è il primo centro di giustizia riparativa ufficializzato all’interno del territorio della regione Lazio ed è competente per il territorio del distretto di Corte d’Appello del Lazio, quindi copre l’intero territorio. La sede è in via Giuseppe Antonio Guattani, 17, qui a Roma, zona Nomentana“. La giustizia tradizionale si concentra sulla colpa e sulla punizione, la giustizia riparativa si concentra sul danno e sulla riparazione, integrando e arricchendo il sistema esistente. “Lo spazio di mediazione– evidenzia la referente del progetto Astrea (Regione Lazio) sulla Giustizia riparativa- è uno spazio riservato alle parti e l’incontro all’interno di questo spazio viene facilitato, userei questo termine, da una figura che comunque oggi fa parte della disciplina organica della Cartabia a tutti gli effetti, ovvero i cosiddetti ‘mediatori esperti in programmi di giustizia riparativa’. Attraverso, quindi, l’ausilio e la facilitazione del mediatore, l’obiettivo è di far incontrare le parti per arrivare alla riparazione della ferita causata dal fatto di reato”. Giorgia Venerandi dichiara inoltre che “da questo punto di vista, Astrea è munito dei Livelli essenziali delle prestazioni previsti dalla Cartabia: i Lep prevedevano la presenza di almeno sei mediatori, Astrea ha i suoi sei mediatori che sono già operativi e hanno già le loro prese in carico di alcuni casi già entrati all’interno del Centro e quindi possiamo dire che è operativo a tutti gli effetti”.
VENERANDI: “L’ACCESSO ALLA GIUSTIZIA RIPARATIVA È CONSENTITO IN QUALSIASI FASE, STATO O GRADO DI GIUDIZIO”
C’è sempre, dunque, il controllo del magistrato, della giustizia ordinaria. Però, nel momento in cui le parti, sul versante della giustizia riparativa si sono incontrate e hanno trovato una soluzione, ci sono certificati e attestazioni e questo processo ha avuto un esito positivo, cosa comporta questo processo riparativo sul versante della vittima? “L’obiettivo fondamentale, la speranza è che si concludano con esiti favorevoli, positivi. L’esito positivo del programma ha dignità di essere versato agli atti del processo penale se siamo in una fase processuale, perché l’accesso alla giustizia riparativa è consentito in qualsiasi fase, stato o grado di giudizio, anche a prescindere dalla gravità della fattispecie penale in contestazione. Nel momento in cui l’esito viene versato all’interno del fascicolo processuale– conclude l’avvocata Giorgia Venerandi- sarà poi discrezionalità del magistrato tenerne conto anche ai fini del computo della pena“.




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