lunedì 17 Agosto 2026

Il Myanmar è così povero che i medici sono costretti a prostituirsi per sopravvivere

Dal colpo di Stato del 2021 il Paese è sprofondato in una crisi economica devastante. Per le donne l'unica via di sostentamento è il sesso a pagamento. Ma è illegale

ROMA – Nel febbraio 2021, il colpo di Stato militare in Myanmar ha segnato l’inizio di una grave crisi economica e sociale. Già provata dalla pandemia, l’economia ha subito un collasso che ha lasciato milioni di persone in difficoltà. L’inflazione ha raggiunto il 26%, le interruzioni di energia hanno bloccato le attività industriali, e i conflitti nelle regioni di confine hanno paralizzato il commercio transfrontaliero. Oggi, quasi la metà della popolazione vive in condizioni di povertà, secondo i dati della Banca Mondiale.

In questo contesto, molte donne, incluse professioniste altamente istruite come medici, infermiere e insegnanti, sono state spinte verso il lavoro sessuale come ultima risorsa per sopravvivere.

Il New York Times racconta per esempio, la storia di May, 26 anni, un tempo aspirante medico, rappresenta uno dei volti di questa crisi. Lavorando come prostituta da oltre un anno a Mandalay, la seconda città più grande del Myanmar, May si è trovata costretta a fare una scelta disperata. “È difficile accettare che, nonostante tutti i miei anni di studio per diventare medico, ora sto facendo questo tipo di lavoro solo per arrivare a fine mese,” ha dichiarato. Con un padre gravemente malato di insufficienza renale e uno stipendio mensile di appena 415 dollari rapidamente eroso dall’inflazione, la sua situazione era diventata insostenibile.

L’aumento vertiginoso del costo della vita ha colpito duramente. Secondo l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Politica Alimentare, il costo di un pasto tipico è cresciuto del 160%. Zar, 25 anni, ex infermiera, ha vissuto una storia simile. Dopo che il governo militare ha chiuso l’ospedale dove lavorava, a causa del coinvolgimento dei medici nelle proteste, Zar si è ritrovata senza lavoro. Spinta da un’amica, ha accettato di diventare una “date girl,” una forma di prostituzione. “Il mio primo cliente era un uomo cinese,” racconta. “È durato circa 20 minuti, ma per me è sembrata un’eternità. È stato un inferno puro.” Ora guadagna circa 80 dollari a notte, una cifra che supera di gran lunga il suo precedente stipendio mensile. Tuttavia, aggiunge: “Mi sento un po’ in colpa a fare questo lavoro. Non è che mi piaccia, è solo una necessità.”

La crisi economica post-golpe ha peggiorato ulteriormente le condizioni per le donne, già svantaggiate nel mercato del lavoro. Le donne guadagnano in media il 40% in meno rispetto agli uomini, e il tasso di disoccupazione femminile è significativamente più alto. Inoltre, molte fabbriche tessili, che offrivano opportunità di lavoro essenziali per le donne delle aree rurali, hanno chiuso. Su, 28 anni, ex dottoressa, ha raccontato di aver esaurito i suoi risparmi e di aver dovuto ridurre i pasti quotidiani prima di inviare foto di nudo a una maîtresse per ottenere clienti. “Volevo diventare una pediatra e aiutare i bambini, ma il colpo di Stato e la situazione finanziaria della mia famiglia non mi hanno lasciato altra scelta,” ha spiegato. “È molto lontano dalla vita che avevo sognato.”

Il lavoro sessuale non è solo una scelta difficile, ma anche un rischio. La prostituzione è illegale in Myanmar, e le donne arrestate devono spesso pagare tangenti per ottenere la libertà. Tuttavia, la disperazione economica ha spinto molte a correre questo pericolo.

Nonostante i sacrifici, la crisi sembra lontana dalla sua risoluzione. La giunta militare mantiene il controllo delle principali città del Paese, dove il lavoro sessuale si è diffuso in luoghi come karaoke bar, nightclub e hotel. Per donne come May, Zar, Su e Mya, la speranza di un futuro migliore si affievolisce ogni giorno di più, mentre lottano per sopravvivere in un contesto sempre più precario

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