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Report del Consiglio Grande e Generale, seduta del 16 dicembre – pomeriggio

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Il Consiglio Grande e Generale nel pomeriggio si concentra sull’esame dell’articolato della Finanziaria 2022. Licenziato velocemente, con approvazione unanime (35 voti a favore), il“Rendiconto Generale dello Stato e degli Enti Pubblici per l’esercizio finanziario 2020”, con 35 voti, l’Aula passa all’esame dell’articolato della Legge di Bilancio e agli emendamenti presentati, circa un centinaio di cui molti del governo. All’ emendamento “Art. 1bis” dell’esecutivo che introduce “Credito agevolato per acquisto autobus e minibus”, in considerazione delle “difficoltà subite dal settore del trasporto di persone a seguito della pandemia da Covid”, si segnala la contrarietà dei consiglieri di Rete. “Andiamo a dare un credito agevolato per un numero non quantificato per autobus e minibus- motiva Adele Tonnini, annunciando il voto contrario del suo gruppo- non è stato prospettato un massimale, né l’ammontare dell’investimento a capo dello Stato, oltretutto con una norma retroattiva, per acquisti da gennaio 2021”. Alla fine, con 25 voti a favore e 16 contrari, l’emendamento viene accolto.

L’Art. 2 “Acquisizione di risorse mediante finanziamenti nazionali o internazionali o emissione di Titoli del debito pubblico”, autorizza il Congresso di Stato a stipulare contratti di finanziamento o ad emettere, in una o più soluzioni, entro il 31 dicembre 2022, Titoli del debito pubblico da collocarsi sul mercato nazionale o internazionale, sino a 150 milioni euro. A questo articolo sono presentati due emendamenti, uno da Rf e uno da Libera. Il primo, “vuole mandare un messaggio politico- spiega Andrea Zafferani- i soldi del debito vanno usati per lo sviluppo economico non per la spesa corrente”. In particolare, chiede di togliere la specifica “il reperimento della liquidità anche a seguito dell’emergenza sanitaria”. L’emendamento di Libera invece da un lato “può dare forza al sistema finanziario interno- spiega Giuseppe Maria Morganti- e coglie uno degli orientamenti espressi dal governo, ovvero far fronte ulteriore indebitamento anche attraverso anche energie del territorio”.

Libera propone così la creazione di “Buoni ordinari sammarinesi- prosegue- in maniera che ci siano tassi fissi riconosciuti e che ci sia un vantaggio strategico per gli investitori all’acquisto dei buoni”. Per il Segretario di Stato Gatti le due proposte di Rf e Libera non sono accoglibili. “Oggi l’emergenza sanitaria è indicata fino al 30 di aprile ma, stante la situazione, c’è incertezza e non è detto che le risorse acquisite non debbano servire anche per quello”, spiega in riferimento all’emendamento di Repubblica futura. “Tanto che- aggiunge- in prima lettura c’è proprio una delega aperta per intervenire qualora la pandemia si acutizzasse a sostengo di economia e famiglie come fatto nel periodo scorso”. Mentre sull’emendamento di Libera c’è condivisione in parte: “La prima emissione deve essere interna”, puntualizza. Ma “il vostro emendamento- prosegue- ha vari punti critici, in primis, purtroppo non abbiamo un mercato secondario interno, la circolazione di questi titoli internamente è complessa, in più noi abbiamo esigenza di fare titoli a un periodo medio lungo, 5-7 anni, non 12 mesi”.

D’altra parte Gatti assicura disponibilità a presentare i termini dell’emissione in Commissione finanze: “C’è l’impegno della Segreteria di illustrare i primi dell’anno la strategia e i paletti dell’emissione interna, taglio -tasso- durata- e possiamo ragionarci in Commissione finanze, a fine gennaio- febbraio”. Alla luce dell’orientamento contrario del governo i due emendamenti sono quindi respinti. Si passa poi all’Emendamento del governo articolo 2 bis “Imposta per il Riequilibrio delle Attività Finanziarie Estere – IRAFE”, volto ad introdurre un disincentivo economico per chi detiene capitali all’estero e, a sua volta, per incentivarne il rimpatrio. In pratica si prevede un’imposta con aliquota proporzionale dello 0,2% sulle somme di denaro o prodotti finanziari sopra i 20.000 euro detenuti in istituti fuori confine. Matteo Ciacci di Libera ricorda le polemiche sorte a seguito di una misura analoga, proposta dal precedente governo. Ad ogni modo il consigliere lo ritiene un intervento“corretto”, anche se auspica maggior equità:“Perché- domanda- non è stato adottato un intervento progressivo?”. In questo modo “chi ha 3 milioni di euro all’estero- fa notare- pagherebbe un’imposta di 6 mila euro l’anno. Attenzione, non andiamo a fare un intervento che va a colpire esclusivamente chi ha poche disponibilità e chi ha grandi risorse fuori viene invece colpito relativamente”. Dalla maggioranza, Iro Belluzzi, Npr, si smarca dalla proposta, difendendo la tradizionale impostazione liberale della Repubblica di San Marino. “Per me non ne vale la pena- motiva- dimostriamo un approccio non congruente all’Unione europea che difende la libera circolazione di capitali, né alla nostra lunga tradizione liberale della protezione della ricchezza dei cittadini”. Sempre da Npr, Maria Luisa Berti, mette in guardia: “Dobbiamo fare attenzione, se il nostro obiettivo è anche quello di chiamare investitori dall’estero che verrebbero a risiedere a San Marino”. Se l’approccio infatti è quello di tassare chi detiene soldi all’estero “qui non verranno più i grandi investitori- ammonisce- che hanno necessità di tenere investimenti di carattere economico all’estero”.

Il Segretario per la Giustizia, Massimo Andrea Ugolini, puntualizza la differenza tra il contesto di 3 anni fa, quando fu fatta una proposta simile di tassare i patrimoni detenuti all’estero. “Oggi fortunatamente- spiega- grazie anche agli sforzi fatti, come si evince dai report Fmi, gli istituti bancari iniziano a dimostrare coefficienti ottimali e buoni, e chiaramente la fiducia è aumentata”. Quindi sottolinea come l’aliquota dello 0,2% sia “minimale” e “lascia libere le persone di decidere dove tenere i loro risparmi”. “Se ci fosse una situazione tanto diversa da prima, non ci sarebbe nemmeno bisogno di tassare capitali esterni”, gli ribatte Vladimiro Selva, Libera, che comunque promuove l’intervento. “E’ un bene per il paese che i soldi dei sammarinesi tornino ad essere investiti sul territorio- sottoscrive- e si dia modo alle banche di sostenere la nostra economia con nuova liquidità, per averla- ricorda- nelle precedenti emissioni di titoli, abbiamo pagato tanto, il 3,5%”. Giuseppe Maria Morganti, Libera, smonta i timori espressi poco prima dal consigliere Berti: “Al comma 2 si dice che non saranno assoggettati all’imposta i soggetti con regimi speciali e contemporaneamente c’è il requisito dei 5 anni di residenza”. Nicola Renzi, Rf, il fatto di riproporre un articolo uguale a quello della passata legislatura “dimostra che siamo in una situazione di emergenza come 3 anni fa, perché se avessimo tutta questa fiducia nel sistema, forse non avremmo bisogno di tassare i sammarinesi che tengono soldi fuori per riaverli”. E così : “Tre anni fa voi vi siete opposti a questo emendamento con le argomentazioni più astruse, eravate pronti a prendere i forconi- fa notare- oggi ve le rimangiate tutte”. Emanuele Santi, Rete, difende la scelta del governo come di buon senso: “La ratio è far rientrare liquidità e di fatto con una tassazione bassa- spiega- 20 euro ogni 10 mila euro, se non dovesse rientrare niente avremo comunque incassato, secondo le stime, almeno 2 milioni di euro, se invece rientrano, avremo liquidità in più nel sistema”.

Per Alessandro Cardelli, Pdcs, è un intervento “difficile ma coraggioso” che porterà più raccolta e darà- si augura- buoni risultati per il sistema. Marica Montemaggi, Libera, sottolinea come l’idea non sia innovativa e non cambierà le sorti del paese ma “potrebbe giovare, se non altro facendo rientrare denaro nel nostro sistema bancario”. E rispetto a tre anni fa, la differenza non è nel sistema bancario: “Magari- precisa- oggi c’è una opposizione più responsabile perché, quando si parla di sistema bancario, si deve andare tutti nella stessa direzione”. Infine, Marco Gatti, Sds Finanze, replica agli interventi spiegando in primis come la tendenza di riportare i capitali sul Titano sia già in essere: “Oggi non ci sono quelle condizioni del passato- chiarisce- oltre 250 milioni di euro dei residenti sono già rientrati”. E assicura: “l’acceleratore” che si introdurrà “non significa fare cassa. Perché, se no, avremmo fatto un’aliquota dell’1-2%”. Diversamente, “abbiamo creato un’imposta che crea un fastidio che si somma ad altre condizioni negative- chiarisce- e che fa sì che l’emissione di un titolo interno sia equilibrata dal ritorno di capitali, questo è l’obiettivo”. Il tutto, venendo incontro all’esigenza di abbassare gli oneri finanziari nel bilancio dello Stato, il che “significa privilegiare il debito interno”. L’emendamento del governo viene infine approvato. Sorte diversa infine per l’emendamento successivo presentati da Rf: viene respinto l’articolo 2 bis con cui si chiedeva l’impegno di legare il debito a progetti di sviluppo. La seduta si chiude e l’esame dell’articolato e degli emendamenti proseguirà in seduta notturna.

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