Tate speciali per bimbi speciali, corso a Bologna

A Bologna un corso di quattro giorni per formare personale in grado di assistere bambini con disabilità: lo organizza il circolo M'ama
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

BOLOGNA – Formare babysitter in grado di prendersi cura di bambini con una disabilità – di ogni genere, nessuna esclusa – per aiutare a domicilio le famiglie che necessitano di supporto: è questo l’obiettivo del primo corso di formazione di baby-xitting organizzato a Bologna al circolo M’ama, struttura poliedrica impegnata in diverse attività per adulti e bambini nata cinque anni fa. “Il progetto è nato nel 2005 a Torino su iniziativa del regista Gianni del Corral, padre di due bambini con disabilità. Noi abbiamo avuto il piacere di essere gli unici in città ad aver avuto in concessione il brevetto”, racconta Daniela Carrozzo, presidente del circolo M’ama.

“Formiamo il personale e lo mettiamo in contatto con le famiglie che ci chiedono una mano: sono loro a decidere il tipo di servizio: a ore, part-time, full-time. Oltre alla difficoltà pratica di non potere affidare a persone qualsiasi i propri figli, i genitori di bambini con disabilità si trovano spesso a fronteggiare ostacoli economici, date le elevate tariffe orarie richieste per accudire i loro piccoli: per questo, abbiamo deciso di fissare il costo del servizio a otto euro l’ora, il normale costo di una babysitter”, prosegue Carrozzo. Le attività di baby-xitting sono coordinate da Ester Montrone, attuale vicepresidente e storica socia del circolo.

“Sono mamma di un bambino con disabilità: sono venuta a conoscenza del progetto di Gianni del Corral perché cercavo un servizio simile. Lo ringrazio per aver permesso al circolo M’ama di essere la sede operativa bolognese”, spiega Montrone. Il progetto ha coinvolto diverse realtà, tra cui le associazioni Passo passo, Crescere, Fiori di campo e Fanep (che opera all’interno del reparto di neuropsichiatria infantile del Sant’Orsola) e il reparto malattie rare del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. 

Il corso di formazione nasce da esigenze molto concrete: “In passato, ho lasciato il mio lavoro per potere seguire al meglio mio figlio. Da mamma non ho mai potuto praticare uno sport, dentro il circolo, invece, posso prendermi qualche momento di pausa, dedicandomi allo yoga o al pilates. La disabilità non ti chiede il permesso quando arriva, tuttavia bisogna poter vivere considerando anche i desideri, non solo le necessità”, afferma la vicepresidente del circolo.

Lo scorso ottobre, la parola “baby-xitting” è stata inserita nell’enciclopedia Treccani: “Questo testimonia quanto sia cresciuta l’importanza di ampliare le conoscenze in questo settore”, afferma Montrone. “La figura del ‘baby-xitter’ si distingue da quella – più rilevante – dell’educatore, che rientra nel quadro terapeutico. La ‘x’ rappresenta le incognite che i bambini e le loro famiglie, spesso lasciate troppo sole, devono affrontare quotidianamente.

Le malattie rare oggi conosciute sono 6.000, la nostra attività coinvolge ogni tipo di disabilità: relazionale, intellettiva, motoria”, sottolinea. La prima edizione del corso ha coinvolto 30 persone. “Non abbiamo richiesto titoli di studio particolari per partecipare: in questo contesto, la cosa più importante è l’empatia, la preparazione arriva dopo”, specifica Montrone, che aggiunge: “Non sapevo come mettere in contatto tate e famiglie. Così, dopo la fine del corso ho organizzato un evento comune in collaborazione con l’associazione Passo passo. È stata la serata più intensa: hanno partecipato tutti ed è in questa occasione che baby-xitter e genitori si sono confrontati e scelti”. Alcune alunne – tra cui Benedetta Bisiach – hanno già trovato una famiglia con cui collaborare. 

“La cosa che mi ha maggiormente stupito in positivo è stata l’eterogeneità del gruppo: oltre a ragazze che, come me, hanno studiato nel campo dell’educazione e della psicologia, c’era chi veniva da percorsi diversi e voleva comprendere come relazionarsi meglio con bambini con disabilità: ad esempio, le tate volontarie del comune di Bologna, quelle delle associazioni Crescere e Fiori di campo, ma anche operatrici socio-sanitarie, istruttrici sportive, colf e casalinghe”. Quasi tutte le partecipanti hanno raccontato di essere entrate in contatto con disabilità o fragilità nel corso della loro vita: “Personalmente, ho intrapreso il percorso poiché inerente con il mio futuro mondo lavorativo: volevo capire se fosse un lavoro sostenibile, anche dal punto di vista emotivo”.

Il corso, strutturato in quattro giorni, è cominciato con una presentazione da parte del fondatore Gianni del Corral, incentrata soprattutto sullo spiegare il punto di vista famiglia: “È con loro, che spesso vivono situazioni non leggere e di scarsa solidarietà, che dobbiamo instaurare un rapporto di fiducia: alcuni hanno un bisogno fondamentale del nostro supporto, anche solo per poter andare a lavorare”, spiega Bisiach. “Nei giorni seguenti, una pedagogista ci ha insegnato come relazionarci durante il gioco, mentre un counselor ci ha spiegato con quale linguaggio entrare in contatto con bambini e famiglie. Dato il mio percorso non tutte le nozioni erano nuove. Tuttavia, le spiegazioni sono state talmente concrete che, nei miei anni universitari, non ho mai acquisito simili competenze”. “Speriamo che il corso diventi una attività permanente del circolo- conclude Montrone-. Nel frattempo, stiamo lavorando per costruire servizi da svolgere all’interno del circolo: giochi liberi, aiuto compiti, progetti di integrazione, percorsi di musicoterapia e psicomotricità”.

(Dires – Redattore Sociale)

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

17 Dicembre 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»