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Libia, l’esperto Crowley: “Voto rischiatutto con Haftar e Gheddafi”

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L'analista lo dichiara all'agenzia Dire all'indomani dell'annuncio della candidatura alle elezioni previste per il 24 dicembre del generale Khalifa Haftar
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ROMA – Le fazioni rivali in Libia si affrontano con gli strumenti della politica, e non con le armi, per la prima volta dopo anni. Componenti della società a lungo escluse, inoltre, sembrano fare ritorno sulla scena. All’orizzonte però si intravede il rischio di una nuova frammentazione lungo l’asse Cirenaica-Tripolitania che ha caratterizzato sette anni di conflitto civile, anche se estesa con maggior decisione rispetto al passato anche al Fezzan. Sono spunti dell’analisi di Oliver Crowley, tra i fondatori di Libya Desk, gruppo di consulenza e analisi specializzato nel Paese nordafricano. L’agenzia Dire lo raggiunge telefonicamente a Tunisi per un’intervista all’indomani dell’annuncio della candidatura alle elezioni previste per il 24 dicembre del generale Khalifa Haftar, ex comandante dell’esercito durante i 40 anni al potere di Muammar Gheddafi, a lungo in esilio negli Stati Uniti per essere stato accusato di cospirare contro il governo. Più di recente, Haftar è stato tra i responsabili del conflitto civile che ha attraversato il Paese tra il 2014 e il 2021, alla guida dell cosiddetto Esercito nazionale libico di base a Tobruk, in Cirenaica.

La sua candidatura era prevista, attesa con trepidazione da alcuni settori dell’oriente libico e con timore in Tripolitania, fino a gennaio sede del governo riconosciuto dalla comunità internazionale che lo ha combattuto.

Oltre al suo annuncio, a “sconvolgere” lo scenario politico libico, dice Crowley, c’è stato anche quello di uno dei figli di Ghaddafi, Saif al Islam, reso pubblico sempre in settimane da Sebah”, capoluogo della desertica regione meridionale del Fezzan.

L’analista, cittadinanza anglo-italiana, una laurea in Economia e Politica alla School of Oriental and African Studies (Soas) della University of London, premette che entrambe le candidature “potrebbero non concretizzarsi”. Sarebbero numerosi i nodi da sciogliere per entrambi i personaggi. “Per quanto riguarda Haftar – sottolinea Crowley – c’è la controversa questione della sua cittadinanza americana, che Washington non conferma né smentisce appellandosi a norme di riservatezza, oltre che diversi procedimenti della giustizia americana ai suoi danni ancora in corso”.

Sul figlio di Gheddafi, secondo il co-fondatore di Libya Desk, “pende un mandato di arresto della Corte penale internazionale con sede all’Aia” per crimini di guerra “e non mancano le questioni irrisolte anche con la giustizia libica”. Se i due correranno per il voto del 24 dicembre non è ancora quindi del tutto chiaro. La stessa data del voto, decisa nell’ambito dell’intesa raggiunta sotto l’egida delle Nazioni Unite in seno al Forum di dialogo politico libico (Lpdf) a gennaio, non è ancora una garanzia per nessuno, come emerso anche dalla Conferenza internazionale sulla Libia che si è svolta a Parigi la settimana scorsa.
“Di positivo c’è che componenti della società libica escluse da anni dal confronto politico stanno venendo allo scoperto tramite queste candidature, come testimoniato dagli annunci di Haftar e di Gheddafi”, dice l’analista, convinto che “tenere fuori dalla corsa attori di questa rilevanza comporti il rischio che l’emarginazione politica dia nuova vita a vecchi rancori e, quindi, a un conflitto”.
Ciò nonostante, secondo Crowley, “le figure che hanno presentato la loro candidatura sono polarizzanti e divisive e non è escluso che qualora si dovesse concretizzare la loro partecipazione al voto gruppi avversi tentino di boicottare le consultazioni con interventi armati contro i seggi e gli elettori”. Già nelle scorse settimane, ricorda l’analista, “scontri e disordini hanno costretto a chiudere alcuni uffici elettorali a Zawiya, vicino Tripoli”.

In filigrana già si potrebbero osservare le linee di divisione di un nuovo conflitto. “La situazione in Tripolitania è quella di sempre, con movimenti come la Fratellanza musulmana che si compattano dietro l’esecutivo di Tripoli, ora guidato dal primo ministro ad interim Abdul Dbeibeh”, dice Crowley. “Allo stesso tempo, in Cirenaica Haftar già gode di sostegno sufficiente. La novità potrebbe essere la nascita di un’allesnza in Fezzan attorno alla figura di Gheddafi figlio, con un maggiore coinvolgimento di questa zona, che era una terra di nessuno, in una situazione di tensione”.

Nell’immediato c’è il cammino verso le elezioni. “Ci sono le parole della politica al posto del rumore delle armi, protagoniste degli ultimi anni in Libia” ribadisce Crowley.
Convinto che d’altra parte “ad avere una possibilità di rappresentanza potrebbero essere anche i ‘verdi’, coloro cioè che sono rimasti vicini alle posizioni di Ghaddafi il padre”

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