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Disponibile su Netflix serie Zerocalcare ‘Strappare lungo i bordi’: di cosa parla e perché guardarla

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Ritroveremo Sarah, Secco e la sua coscienza, ovvero il cinico e 'tagliente' Armadillo doppiato da Valerio Mastandrea
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ROMA – Su Netflix arriva la prima serie animata italiana, a firmarla Zerocalcare. I sei episodi (da circa 15 minuti ciascuno) di ‘Strappare lungo i bordi’ debuttano oggi, 17 novembre, sulla piattaforma streaming (nei 190 Paesi in cui il servizio è attivo). Zerocalcare rimane nella sua dimensione, quella dei fumetti. Solo che anziché immaginare e leggere il suo noto universo narrativo qui lo ascoltiamo e lo vediamo. C’è Sarah, c’è Secco e c’è la sua coscienza, ovvero il cinico e ‘tagliente’ Armadillo doppiato da Valerio Mastandrea. “Lui incarna la figura dell’Armadillo nella mia vita. La mia coscienza non potevo farla io, ma nel momento in cui ho sentito la sua voce ho pensato subito fosse perfetto”, ha dichiarato Zerocalcare durante la scorsa edizione dalla Festa del Cinema di Roma, dove, emozionato per la pioggia di applausi ricevuta al suo ingresso in sala, ha presentato la serie.

Qualche anno fa mi era venuta voglia di provare a raccontare una storia non a fumetti ma a cartoni perché è un linguaggio più diretto, più accessibile. E poi perché- ha continuato- io sono un maniaco del controllo, tendo a mettere attorno alle vignette i testi delle canzoni per suggerire al lettore di immaginare quel contesto o quell’atmosfera grazie alla canzone. Immagino che uno su un milione abbia ascoltato quelle canzoni. Con la serie glielo posso imporre. Con la serie puoi controllare l’esperienza di come lo spettatore riceve un determinato prodotto“.

Vedere ‘Strappare lungo i bordi’ è come ‘tornare a casa’ per i fan di Zerocalcare. E per chi non ha mai aperto, nemmeno per sbaglio, un suo fumetto sarà un’esperienza da cui sarà difficile allontanarsi. I sei episodi, dal morire dal ridere, sono costellati di flashback e aneddoti che spaziano dalla sua infanzia ai giorni nostri. Qui Zerocalcare percorre un viaggio in treno con Sarah e Secco, gli amici di sempre, verso qualcosa di molto difficile da fare. Tutto, dai ricordi sugli anni della scuola alle lamentazioni esistenziali nei confronti della propria incompiutezza, è narrato con la voce di Zerocalcare, che doppia tutti i personaggi, tranne l’armadillo. È con questo stratagemma che ogni capitolo della storia sembra costruire un tassello di un mondo fatto di pochissime certezze e di amicizie incrollabili. E quando nel finale tutti i pezzi saranno al loro posto, il mosaico che avranno costruito sarà una sorpresa per lo spettatore, ma anche per il protagonista. La serie dal punto di vista narrativo è convincente, potente e, perché no, geniale.

‘STRAPPARE LUNGO I BORDI’, ANTICIPAZIONI

Il primo episodio è incentrato sull’educazione sentimentale di Zerocalcare cresciuto con le scritte sui muri ‘Amare le femmine è da fr*ci’. E anche sulle tecniche per non incappare in una persona che ‘s’accolla’ (in romano vuol dire una persona che fa molta pressione verso un altro individuo). La prima cotta l’ha avuta per Alice: quando si vedono il silenzio si tocca con mano, ma quando si scrivono su Msn (il servizio di messaggistica istantanea degli Anni 2000) è come se tutti i sentimenti dentro di loro ‘esplodessero’ in lunghissime conversazioni. Il secondo episodio, invece, è focalizzato sulla scuola, terreno fertile delle aspettative, delle insicurezze o sicurezze. Qui Zero è diviso tra l’essere un maschio adulto che, secondo la società, deve essere esperto di macchine e calcio all’essere ‘cocco di mamma’. Ma il pezzo forte della seconda puntata è la discussione tra lui e Sarah sulla differenza dei bagni pubblici per donne e uomini.

‘STRAPPARE LUNGO I BORDI’, ZEROCALCARE: “CON NETFLIX LIBERTÀ ASSOLUTA”

“La serie Netflix mi spaventava. Il mio senso di appartenenza tribale è per i centri sociali e la scena punk. Avevo paura- ha raccontato Zerocalcare- di incontrare l’incompatibilità ma ho trovato un equilibrio. Questo progetto mi aiuta a prendere le misure, a capire cosa sono in grado di fare e cosa no. Non volevo avventurarmi- ha continuato- in territori troppo sconosciuti, il modello infatti è quello de ‘La profezia dell’Armadillo'”. ‘Strappare lungo i bordi’, una serie così romana ma così universale: “Mi sono sempre chiesto quali fossero i miei lettori. Io credo che- ha dichiarato Michele Rech- il comune denominatore del mio pubblico sia quello di essere un po’ ‘impicciati’, ovvero inadeguati e insicuri a prescindere dalla classe sociale o dalla provenienza geografica”.

“Con Netflix ho avuto un incontro virtuoso, lontano dalla censura”, ha raccontato Zerocalcare. “Ho avuto libertà assoluta, qui c’è una parolaccia ogni tre parole ma non uso insulti sessisti, omofobi e razzisti a meno che non siano cose che metto in bocca a personaggi cattivi”. In questa serie ‘spacca’ anche la musica. “La colonna sonora e la sigla sono firmate da Giancane. Poi da ‘boomer’ ci ho inserito roba punk, i Band of Horses, Billy Idol, Tiziano Ferro, Manu Chao. Un cantautore italiano ci ha ‘pisciato’, volevo una cosa melensa da viaggio in auto con i genitori e al suo posto abbiamo trovato Ron, con ‘Non abbiam bisogno di parole'”.

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