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Pmi, impegno in reporting di sostenibilità favorisce l’accesso al credito

Le piccole e medie imprese impegnate da più tempo in percorsi di rendicontazione di sostenibilità osservano effetti positivi in termini di accesso a nuove linee di credito e miglioramento dei processi di pianificazione
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ROMA – Le PMI impegnate da più tempo in percorsi di rendicontazione di sostenibilità osservano effetti positivi in termini di accesso a nuove linee di credito (+15%) e miglioramento dei processi di pianificazione (+8,3%) rispetto alle aziende con un’esperienza più limitata su questo fronte. Per incoraggiare le aziende a pubblicare informazioni sulle politiche di sostenibilità, la comunità finanziaria ha un ruolo propulsivo: in particolare, il lancio di prodotti finanziari rivolti alle PMI attente ai temi ESG può incentivare le attività di disclosure. In un contesto generale in cui aumenta l’attenzione delle PMI alla sostenibilità ma gli investitori lamentano la scarsità di informazioni ESG, il Forum per la Finanza Sostenibile ha realizzato, in collaborazione con ALTIS – Alta Scuola Impresa e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, una ricerca sulla rendicontazione non finanziaria delle aziende. L’indagine ‘PMI italiane e rendicontazione di sostenibilità’, che ha coinvolto 105 aziende, è stata presentata questa mattina, nell’ambito della decima edizione della Settimana SRI, il principale appuntamento in Italia dedicato alla finanza sostenibile, organizzato dal Forum.

La ricerca ha approfondito le pratiche di rendicontazione di 46 PMI, insieme alle criticità e agli incentivi che potrebbero spingere le restanti 59 ad avviare questa attività. La ricerca è stata realizzata con il sostegno di BPER Banca, Generali Investments, Intesa Sanpaolo. “Le PMI sono attori chiave per realizzare una transizione ecologica giusta e inclusiva. Per accompagnarle in un percorso di decarbonizzazione efficace e basato su dati scientifici, gli operatori finanziari possono dare un contributo rilevante. È necessario però che le imprese si impegnino sempre di più nel rendere pubbliche informazioni su pratiche e risultati di sostenibilità, per permettere agli investitori di allineare le proprie decisioni a quelle delle imprese nell’ottica dello sviluppo sostenibile”, dichiara Francesco Bicciato, Segretario generale del Forum per la Finanza Sostenibile. “La ricerca conferma il ruolo propulsivo degli attori finanziari nel percorso di sostenibilità e rendicontazione delle PMI: la maggioranza delle imprese partecipate da investitori istituzionali, infatti, si mostra più attenta alla divulgazione di dati ESG, a beneficio sia della comunità finanziaria, sia delle imprese stesse”, spiega Arianna Lovera, Senior Programme Officer del Forum per la Finanza Sostenibile.

Dall’indagine ‘PMI italiane e rendicontazione di sostenibilità’, sul fronte delle pratiche di rendicontazione emerge che il 30% delle PMI rispondenti vede la presenza di almeno un investitore istituzionale nel proprio capitale di rischio. Di queste, più della metà (55%) rendiconta sui temi di sostenibilità. Il periodo di maggior aumento delle pratiche di rendicontazione ESG è quello segnato dalla crisi dovuta alla pandemia di COVID-19, con contrazioni significative del fatturato e degli investimenti delle piccole e medie imprese. Ciò dimostra il progressivo diffondersi della consapevolezza che la sostenibilità non è solo un costo, bensì una risorsa.

Le motivazioni prioritarie che hanno spinto le PMI ad avviare o proseguire il percorso di rendicontazione di sostenibilità sono di tipo interno: il bilancio di sostenibilità è percepito come uno strumento efficace per esprimere i valori e i principi di Corporate Social Responsibility dell’impresa (3,7 punti su una scala 1-4) e a raccogliere informazioni utili per definire obiettivi di miglioramento delle performance ESG (3,5). Seguono motivazioni di carattere strategico e competitivo, come l’intenzione di migliorare la propria reputazione e la propria attrattività nei confronti di clienti e investitori (3,4). La volontà di attrarre nuovi investitori e finanziatori e la risposta alle richieste informative della comunità finanziaria assumono una rilevanza significativamente superiore tra le imprese partecipate da investitori istituzionali (rispettivamente +16% e +21%).

L’indagine indica che il 70% delle imprese che redigono un documento di sostenibilità ha effettuato l’analisi di materialità, cioè l’analisi dei temi di sostenibilità rilevanti per l’azienda. Nella quasi totalità dei casi (96%), nel processo è stato coinvolto almeno un gruppo di stakeholder, soprattutto dipendenti (91%), fornitori (78%) e clienti B2B (72%). Risulta nettamente meno frequente il coinvolgimento di finanziatori (47%) e di investitori (38%). È opportuno sottolineare, tuttavia, come l’engagement dei due gruppi sia praticato in misura maggiore quando gli investitori istituzionali sono presenti nel capitale di rischio. L’83% delle imprese rendiconta almeno una tematica sociale all’interno del proprio documento di sostenibilità; la percentuale scende leggermente passando agli aspetti ambientali (78%) e di governance (74%). Oltre a vantaggi di tipo reputazionale, le PMI ritengono di ottenere limitati benefici dalla rendicontazione non finanziaria in termini di acquisizione di nuovi clienti o di accesso privilegiato a finanziamenti e investimenti. Le imprese che hanno pubblicato il primo documento entro il 2018 mostrano un differenziale positivo e significativo in termini di accesso a nuove linee di credito (+15%) e miglioramento dei processi di pianificazione (+8,3%). Le imprese che hanno maturato un’esperienza diretta nella rendicontazione di sostenibilità non percepiscono criticità rilevanti al riguardo, salvo la complessità della raccolta di informazioni sulla catena di fornitura.

A tal proposito, può incidere negativamente la dipendenza delle PMI dalle informazioni messe a disposizione da fornitori e sub-fornitori di dimensioni analoghe o inferiori. Tra le possibili azioni volte a incentivare la rendicontazione ESG, è particolarmente apprezzata l’offerta di un accesso preferenziale a fondi e finanziamenti dedicati alle imprese che redigono un documento di sostenibilità. Tra le 59 imprese che non hanno intrapreso un percorso di rendicontazione di sostenibilità, 18 dichiarano di aver avviato una valutazione in tal senso. Tra le motivazioni alla base, prevale la ricerca di una maggiore attrattività nei confronti dei clienti, seguita dal miglioramento delle performance socio-ambientali e da spinte reputazionali e valoriali. Il principale ostacolo percepito all’avvio del percorso di rendicontazione appare la carenza di competenze specifiche interne all’azienda in materia di reporting di sostenibilità; il dato assume una rilevanza maggiore (+15%) rispetto alla percezione delle imprese che hanno maturato un’esperienza diretta pubblicando una reportistica ESG.

“L’indagine evidenzia un duplice aspetto: per chi già rendiconta, è necessario passare da una logica ex-post di rendicontazione e comunicazione delle attività a una ex-ante, che integra la sostenibilità nella strategia aziendale come fondamento per la definizione di obiettivi e tempi di realizzazione. Per chi non rendiconta, è fondamentale prendere coscienza del beneficio sia economico che reputazionale derivante dall’essere in grado di comunicare al meglio la sostenibilità del business. In questo modo, la rendicontazione non finanziaria viene percepita non come mera formalità, ma come uno strumento strategico per lo sviluppo del business”, commenta Alfonso Del Giudice, Professore ordinario di Finanza aziendale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore scientifico del Master in Finanza sostenibile di ALTIS Università Cattolica.

“Quando la Bce introdurrà e renderà obbligatorio il Green Asset Ratio, le imprese che perseguiranno obiettivi ESG avranno maggior accesso al mercato del credito e saranno più facilitate anche nei rapporti con i propri fornitori-clienti – aggiunge Adelaide Mondo, Responsabile Ufficio Corporate Lending and Solutions, BPER Banca – La comunità finanziaria giocherà inoltre un ruolo chiave nell’ecosistema generato dall’avvio del PNRR. BPER Banca vuole sfruttare la propria rete per puntare su servizi specialistici e consulenziali volti ad accompagnare il rilancio economico del paese, supportando le imprese nelle scelte e aiutandole a individuare lo strumento agevolativo più adatto da affiancare al consueto e tradizionale supporto finanziario. Il lancio sul mercato di prodotti finanziari rivolti alle PMI attente ai temi ESG sarà per queste un incentivo alla pubblicazione delle informazioni relative alle proprie politiche di sostenibilità”.

Per Anna Roscio, executive director Sales & Marketing Imprese, Intesa Sanpaolo, “cresce la consapevolezza delle PMI sulle nuove esigenze di sostenibilità ambientale, sociale e di governance e Intesa Sanpaolo contribuisce a rafforzare questo orientamento offrendo loro nuovi strumenti finanziari e di accompagnamento consulenziale verso l’indispensabile transizione ambientale e digitale. Per agganciare la fase di crescita attuale e per accelerare la ripresa, in coerenza con le linee guida del PNRR, Intesa Sanpaolo valorizza i nuovi investimenti delle PMI orientati a obiettivi di sostenibilità e riconoscendo anche i valori intangibili nella valutazione del loro merito di credito. Un passo fondamentale per sviluppare il percorso congiunto di crescita e sviluppo”.

In Generali, aggiunge Lucia Silva, Group Head of Sustainability and Social Responsibility della società, “siamo fermamente convinti che coinvolgere le Piccole e Medie Imprese nei piani Europei di ricostruzione sostenibile sia della massima importanza. Il motivo è semplice: le PMI rappresentano infatti il 99% delle imprese in Europa, per cui supportarle nella loro trasformazione sostenibile significa supportare l’Europa nella creazione di un’economia più verde e inclusiva. A questo proposito, nel 2021 Generali ha promosso l’iniziativa strategica SME EnterPRIZE con l’obiettivo di promuovere le PMI sostenibili in Europa, consapevole del ruolo che investitori e istituti finanziari possono assumere per supportare tale transizione, favorendo per esempio l’accesso a nuove linee di credito o il lancio di prodotti rivolti alle PMI. In questa occasione, abbiamo supportato una ricerca condotta da SDA Bocconi nella quale emerge chiaramente come le PMI europee devono comunicare maggiormente le già numerose attività sviluppate negli ambiti del welfare, della protezione ambientale e della protezione delle comunità in cui operano. È proprio qui che entra in gioco il Reporting di Sostenibilità, quale strumento utile per favorire lo scambio di buone pratiche, nonché la comunicazione tra PMI e istituti finanziari che attivano iniziative concrete di supporto, alimentando in questo modo il circolo virtuoso che favorisce la creazione di un mercato più sostenibile. In questo senso l’allargamento del perimetro di rendicontazione previsto dalla nuova CSRD della Commissione europea anche alle PMI quotate e alle PMI non quotate con più di 250 dipendenti è sicuramente un positivo e concreto passo avanti per favorirne la transizione”.

Il Forum per la Finanza Sostenibile è un’associazione non profit nata nel 2001. La base associativa è multi-stakeholder: ne fanno parte operatori finanziari e altre organizzazioni interessate all’impatto ambientale e sociale degli investimenti. La missione del Forum è promuovere la conoscenza e la pratica dell’investimento sostenibile, con l’obiettivo di diffondere l’integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG) nei prodotti e nei processi finanziari. Il Forum per la Finanza Sostenibile è membro di Eurosif, lo European Sustainable Investment Forum.

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