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Genitori lanciano petizione online per la riapertura delle scuole in Basilicata

Chiedono tamponi antigenici rapidi nelle nostre scuole così da poter garantire le lezioni in presenza e in sicurezza negli istituti lucani
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POTENZA – “Andare a scuola in presenza, in sicurezza, si può. Snellire il fondamentale processo di contact tracing si può. Ed è l’unica chiave per convivere con il virus finché il vaccino non sarà distribuito ovunque”. Così un gruppo di genitori lucani che ha lanciato sulla piattaforma change.org una petizione on line per chiedere la riapertura della scuole in Basilicata, chiuse con ordinanza del 15 novembre dal presidente della Regione, Vito Bardi, escludendo le scuole dell’infanzia. La Basilicata è zona arancione e il decreto del presidente del Consiglio dei ministri non prevede la chiusura delle elementari e medie.

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“Vi chiediamo di mettere in atto le misure realmente necessarie – scrivono i genitori ai ministri Speranza e Azzolina, al governatore lucano, all’assessore regionale alla Sanità e ai direttori delle due aziende sanitarie di Potenza e Matera – Vi chiediamo tamponi antigenici rapidi nelle nostre scuole. Vi chiediamo di riaprire le scuole. Ora”. Per i genitori che hanno promosso la petizione “più del reale rischio sanitario, la chiusura è stata dettata da un protocollo sanitario inefficace ed elefantiaco, assolutamente non adatto a fronteggiare la necessità di sottoporre il personale docente e Ats, oltre che l’apparato studentesco, a un tracciamento rapido ed efficace”. Tanto che lo stesso Vincenzo Barile, dirigente medico dell’Asp e componente dell’Unita’ di crisi regionale, si è schierato pubblicamente sui social contrario alla decisione del governo regionale. I genitori raccontano di tamponi effettuati anche dopo 10 giorni dai sintomi o dal contatto con positivo, portando intere classi in quarantena.

“L’assenza prolungata dei nostri figli e figlie dai banchi di scuola pregiudica il loro sereno percorso scolastico, già fortemente compromesso lo scorso anno”, conclude la petizione. Facendo appello al diritto allo studio, i genitori chiedono tutele adesso.

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