VIDEO – FOTO | Gender gap, #InclusioneDonna consegna dieci istanze alle parlamentari

Presente all'incontro a Roma la sottosegretaria al Mise Alessandra Todde
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ROMA – Eliminazione del divario retributivo dovuto al genere – il cosiddetto gender pay gap – sostegno al reddito delle lavoratrici madri, congedo parentale e congedo di paternità obbligatorio, introduzione di quote minime di rappresentanza nei livelli di top e middle management. Sono quattro delle dieci istanze su occupazione e rappresentanza presentate oggi pomeriggio a Roma dalle 50 associazioni di #InclusioneDonna, alleanza nata nel 2018 dall’unione di oltre 40mila tra professioniste, imprenditrici, manager, impiegate in diversi settori per promuovere la parità di genere nel mondo del lavoro e della politica. Le istanze sono state consegnate da #InclusioneDonna alle parlamentari che hanno partecipato al convegno ‘Meno occupate, meno pagate. Donne e lavoro in Italia’. Tra loro, la senatrice di Italia Viva Annamaria Parente, la deputata Pd Marina Berlinghieri e la sottosegretaria al Mise, la pentastellata Alessandra Todde, che hanno illustrato alla platea le principali proposte del Governo in tema di promozione della parità di genere e lotta alla discriminazioni.

Politiche in linea con gli obiettivi di #InclusioneDonna, che nel suo manifesto mette in fila le sue proposte per aumentare la conoscenza degli incentivi all’assunzione delle donne, diffondere agevolazioni alle micro-imprese femminili e misure di conciliazione vita-lavoro anche per le libere professioniste attraverso, ad esempio, l’istituzione di un ‘calendario rosa’ nei Tribunali. E ancora: incentivi a favore delle donne nelle professioni, estensione della legge Golfo-Mosca alle aziende non quotate oltre uno specifico livello di fatturato e/o numero di occupati, istituzione di una Commissione parlamentare permanente per le Pari Opportunità.

DONNE E LAVORO: LA SITUAZIONE IN ITALIA

Al 70esimo posto su 149 Paesi nel Global Gender Index 2018, l’Italia, infatti, è quartultima in Europa per parità di genere e peggio del Belpaese fanno solo Grecia, Malta e Cipro. Se nei settori dell’educazione e della salute, poi, le italiane non hanno nulla da invidiare alle donne degli altri Paesi, è nella vita economica e politica che la forbice si allarga drammaticamente. Nonostante la maggior parte della popolazione laureata sia composta da donne, è nella scelta dei percorsi accademici che si nasconde uno degli ostacoli alla possibilità di fare carriera: “Le ragazze si orientano su ambiti saturi, che hanno poco sbocco sul mercato del lavoro- spiega Sandra Mori, Dpo Europe di Coca Cola e ambassador di #InclusioneDonna- Bisogna fare in modo di orientarle verso i settori di maggior successo”.

Altro ostacolo sulla strada della carriera di una donna, la maternità: “Siamo il Paese europeo dove il 30% delle donne lascia il lavoro al primo figlio e il 50% al secondo, perché non c’è supporto sociale”. Quello che manca anche nel mondo delle professioni mediche, come spiega Rosa D’Amico, specializzanda in chirurgia e membro di Women Surgery Italia: “Per molte chirurghe che diventano madri si pone il problema di scegliere tra la vita professionale e la famiglia, perché conciliare è complicato se non si hanno aiuti di natura familiare. Ci si aspetterebbe che le donne abbiano il diritto alla conciliazione, attraverso l’istituzionalizzazione di asili nido interaziendali e la possibilità di avere la flessibilità in termini di ore lavorative, ad esempio attraverso lo smart working”.

E Carla Nisio, di Noid Telecom e head of commercial planning di Olivetti, punta il dito sul gap di genere nelle posizioni manageriali: “Tra le prime cose fatte come Noid abbiamo istituito un osservatorio per monitorare le disparità di genere- spiega- Abbiamo scoperto che nel gruppo Telecom Italia solo il 33% di 48mila dipendenti è composto da donne. Le dirigenti sono solo il 17% e le donne nelle posizioni di top management addirittura il 10%. La cosa peggiore- sottolinea- è che in sette anni di monitoraggio non c’è stato alcun miglioramento, anzi, il numero è stabile. Occorre forzare la mano con strumenti legislativi per il superamento del gender gap, sanzioni, incentivi e agevolazioni alle società virtuose”.

SILA MOCHI (#INCLUSIONEDONNA): TAVOLO CON MINISTRA PARI OPPORTUNITÀ

“La cosa che mi ha più fatto piacere ascoltare dalle parlamentari di tutti partiti è che ci hanno riconosciuto il valore delle istanze presentate da #InclusioneDonna, ma soprattutto che stanno facendo azioni in questa direzione. Io credo che sia assolutamente necessario fare un tavolo di lavoro con il ministero delle Pari Opportunità dove decidere i prossimi passi operativi. La ministra ci ha detto in due incontri che aprirà questo tavolo con noi, che di fatto rappresentiamo l’80% di tutte le donne in Italia, la voce femminile del Paese”. Lo ha detto all’Agenzia Dire Sila Mochi, ispiratrice della rete di associazioni di professioniste, manager e imprenditrici #InclusioneDonna a margine del convegno organizzato a Roma oggi pomeriggio ‘Meno occupate, meno pagate. Donne e lavoro in Italia’.

Mochi ha spiegato alla Dire come è nata l’idea della rete: “#InclusioneDonna nasce in modo spontaneo da un pranzo di due amiche, durante il quale con Carolina ci siamo dette: ‘Lavoriamo pro bono giorni, mesi, anni per produrre topolini, non è possibile continuare così. Nessuno ci dà retta perché siamo troppe associazioni e produciamo piccole cose, ci dobbiamo unire’. Dopo quel pranzo ci siamo scambiate un po’ di numeri di telefono e abbiamo fatto il passaparola. Questo passaparola ha prodotto, pochi mesi dopo, una comunità di decine di associazioni”. “Il 2 marzo siamo uscite su ‘Io Donna’ con una piccola intervista a me ed eravamo arrivate a 30 associazioni- continua Mochi- Nell’arco dei mesi successivi, considerata l’estate, siamo arrivate a 50. Rappresentiamo 40mila donne a cui si sono unite 16 ambasciatrici che non partecipando a nessuna associazione hanno deciso di metterci la faccia. Sono certa che queste istanze siano scritte molto bene perché abbiamo, secondo me, colto un obiettivo importante. Che è quello non di parlarci addosso, perché sono dieci punti fattibili e a costo zero per il Governo”, conclude.

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17 Ottobre 2019
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