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Amazzonia, e la nave-ospedale va. E fa ‘resistenza’ a Bolsonaro

La nave Abarè della ong 'Saude e Alegria' da 10 anni solca un affluente del Rio delle Amazzoni in aiuto delle popolazioni degli indios che sono isolate

Pubblicato:17-10-2019 14:18
Ultimo aggiornamento:17-12-2020 15:50
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BOLOGNA – C’era una volta un piccolo naviglio. Che non voleva non voleva arrendersi. Ci sarebbe proprio da cantare la famosa canzoncina per bambini per raccontare la storia della nave-ospedale che da ormai da un decennio naviga, attraversando l’Amazzonia (solcando un affluente del Rio delle Amazzoni), e porta soccorso medico agli abitanti delle foreste, isolati e meno considerati dallo Stato brasiliano. Ad esempio, a bordo è dotata di una sala operatoria per aiutare le mamme a partorire; e anche una attrezzatura per interventi chirurgici e per curare gli occhi. Ha ridotto la mortalità del 75%.

E’ la nave-ospedale ‘Abaré’ e la sua importanza, ora che il Brasile è guidato da Jair Bolsonaro, è aumentata. Ce n’è bisogno davvero, ha spiegato qualche giorno fa a Bologna (ad un incontro promosso dai Verdi) l’attivista brasiliano Caetano Scannavino, giornalista e fondatore della Ong Saúde e Alegria. Ed è la stessa Ong a mettere ancora in acqua ‘Abarè’ e a spedirla là dove c’è bisogno; è la prova provata, dice Scannavino, di come in Brasile progetti lanciati tempo fa oggi rappresentano il modo per proteggere la foresta e gli indios in quella che si potrebbe chiamare una “resistenza amazzonica“.

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Una continua lotta contro “il governo Bolsonaro, che spalleggia proprietari terrieri e multinazionali, e la ultraconservatrice chiesa evangelica”, dice Scannavino. Ecologia, energie rinnovabili, sanità e educazione (anche sessuale) ma anche ecoturismo e piani di sviluppo: sono tanti i programmi con cui la ong Saude e Alegria si muove per salvaguardare il ‘polmone del mondo’ e migliorare le condizioni delle popolazioni locali e gli indigeni.

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La foresta conserva ecosistema, biodiversità, combatte erosione e inondazioni: il valore di questi ‘servizi’ per un ventennio è tra i 523 miliardi e gli 1,1 trilioni di dollari”, calcola Scannavino che pone l’accento su cosa ricevono ‘in cambio’ gli indios: “Deforestazione, violenza e discriminazione”. I benefici dell’Amazzonia “sono globali ma i costi sono locali e difficili da sostenere”, insiste parlando di una lotta impari da sostenere. La difesa della foresta e dei diritti degli indios deve vedersela infatti in primo luogo con il governo brasiliano, capitanato da Bolsonaro che, secondo l’attivista, “promuove una cultura dell’illegalità”; con il taglio delle sanzioni e una maggiore facilità di accesso alle armi da fuoco, infatti, i cercatori d’oro e i coltivatori “si sentono autorizzati” a infrangere la legge e aggredire gli indios. Poi ci si mette pure la Chiesa Evangelica, ultraconservatrice e contro i diritti civili che “guarda al nazionalismo di Trump in Usa”.

La crescita dei fedeli di questa Chiesa negli ultimi anni è stata verticale e questo permette agli evangelici di esercitare pressione e lanciarsi in “missioni” che finiscono “per decimare gli indios, colpiti da malattie e inadatti a vivere in una società moderna”, racconta Scannavino. In Brasile, poi, c’è una “guerra alle Ong e all’attivismo sociale” e Scannavino, nonostante sia un personaggio pubblico conosciuto, ha toccato con mano cosa significhi: “Ho ricevuto minacce e intimidazioni indirette, come chiamate e avvisi. L’ambiente in Brasile è polarizzato a livello politico e può accadere di tutto, c’è una forte tensione sociale”.











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SCANNAVINO: 60% FONDO PER FORESTA NON ARRIVA A ONG

“Il fondo amazzonico statale, dal valore di un miliardo di dollari, non arriva alle Ong: il 60% si ‘ferma’ agli organi statali”. Richiamare l’attenzione anche su questo dato l’attivista sudamericano Caetano Scannavino, fondatore della ong brasiliana Saude e Alegria che da Roma lancia l’allarme e si dice “completamente in disaccordo” con la scelta del Governo brasiliano di rifiutare gli aiuti europei per salvaguardare il ‘polmone verde’. Per Scannavino è tutto parte di un piano per indebolire i ‘difensori’ della foresta e assecondare coltivatori e cittadini favorevoli al taglio: “Bolsonaro promuove una cultura dell’illegalità, all’origine degli attacchi agli indios e criminalizza le ong, per impedirgli di operare”.

Ma l’attivista non perde le speranze e assicura che continuerà sulla sua strada: “Dobbiamo essere ottimisti con tutta questa attenzione possiamo fare qualcosa di davvero concreto”. E alla domanda se in futuro, quando si abbasseranno i riflettori, la situazione possa diventare ancora più difficile conclude così: “Non mi illudo, a un certo punto l’attenzione calerà, ma l’Amazzonia è un bene mondiale, non verremo dimenticati”.

di Luca Gasperoni

(Le immagini sono tratte dal sito della Ong Saúde e Alegria)

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