Donne, a Bologna boom di uomini violenti ‘pentiti’. Ma solo per ottenere sconto pena

A Bologna il Centro per uomini maltrattanti ha ricevuto un boom di richieste, ma quasi tutti hanno un processo in corso. E abbandonano dopo pochi incontri
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BOLOGNA – Da quando è in vigore la legge del Codice rosso sono “esplose le richieste da parte degli avvocati difensori (degli uomini che commettono violenze, ndr) per accedere al Centro per uomini maltrattanti (Cam)” di Bologna. Questo accade, non tanto per morale o senso di colpa da parte degli uomini, ma perchè il Codice rosso permette a coloro che hanno un procedimento penale, una sentenza o un processo in corso, di ottenere agevolazioni, come sconti della pena o la sospensione condizionale della pena (quindi di evitare il carcere), se decidono di intraprendere un percorso di recupero psicologico. A dirlo è Gerardo Lupi, dirigente sociologo dell’Azienda sanitaria di Bologna, che fa il punto della situazione in occasione dell’udienza conoscitiva per aggiornamenti sull’attività del Centro per uomini maltrattanti e sul presidio antiviolenza della Casa della salute al Navile, chiesta dalla consigliera dem Simona Lembi. Come spiega Lupi, proprio per questo è “alto il tasso di abbandono” del percorso di recupero.

MOLTI ABBANDONANO DOPO I PRIMI 3 INCONTRI

“Stiamo vedendo che il tasso di abbandono dopo i primi tre incontri, che noi facciamo per valutare la situazione e per capire se la persona si rende conto che ha compiuto violenza, è alto“. Naturalmente, ci sono anche uomini che invece, una volta iniziato il percorso di recupero cambiano idea e lo portano positivamente a termine ma, purtroppo, “sono stati molto di più gli abbandoni“.

Stando ai dati, la maggior parte dei soggetti che si rivolge al Centro per uomini maltrattanti sono uomini con una compagna e un procedimento penale o giudiziario alle spalle o in corso. Il 70% di questi uomini è italiano e l’età media è sui 40 anni, anche se i soggetti variano dai 29 ai 50 in maniera equilibrata.

PIÙ ‘FINTI’ PENTITI PER VIOLENZE? “ANCHE PER AVVOCATI MASCHILISTI”

Non stupisce che molti avvocati stiano facendo richiesta ai centri per uomini maltrattanti (Cam) per tentare che i loro assistiti ottengano attenuanti alla pena da scontare perchè “il mondo giuridico è immerso nel patriarcato e nella mentalità maschilista“. A dirlo è Maria Chiara Risoldi, presidente della Casa delle donne per non subire violenza onlus di Bologna, commentando “l’esplosione di richieste da parte degli avvocati difensori (degli uomini che commettono violenze, ndr)” per accedere a percorsi di recupero psicologico nei vari Centri per uomini maltrattanti, come emerso nella commissione comunale sul tema, a Bologna.

“E’ chiaro che il mondo giuridico, con molti avvocati uomini, spesso ci prova“, dice Risoldi. Stando a quanto confermato dall’Azienda sanitaria di Bologna ieri, da Risoldi e anche da Giuditta Creazzo (presidente del centro Senza Violenza di Bologna) pare che molti avvocati, da quando lo scorso anno è stata approvata la legge Codice Rosso, tentino di approfittare della possibilità di avere sconti della pena o soluzioni alternative al carcere per i loro assistiti sottoposti a procedimento penale.

Risoldi sottolinea dunque, l’importanza del controllo: “Anche tutto il movimento del Popolo della famiglia ad esempio ci prova a far passare sempre questo messaggio delle donne come ‘subalterne’. Per questo, dunque, bisogna sempre mantenere alta l’attenzione e sorvegliare l’operato anche di chi lavora nel mondo giuridico”. In ogni caso, “non è una novità. E’ dagli anni ’70 ormai che le donne avvocate portano avanti queste battaglie e alzano la voce. Posso dire però che qui a Bologna ci sono delle bravissime magistrate, è una buona piazza insomma”, conclude Risoldi, ricordando ad esempio la battaglia dell’anno scorso sotto al Tribunale di Bologna a seguito della sentenza per l’omicidio di Olga Matei.

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17 Settembre 2020
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