“Alle Mauritius catastrofe ecologica, l’onda nera assedia i pescatori”

A denunciarlo e' Vassen Kauppaymuthoo, oceanografo e ingegnere ambientale nel Paese insulare situato nell'Oceano Indiano
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ROMA – “Questa e’ una catastrofe dall’immediato impatto ecologico, gia’ visibile, ma con profonde conseguenze sociali, economiche e sanitarie, che rischia di avere un impatto misurabile nell’ordine dei decenni sulla vita delle Mauritius e di centinaia di famiglie di pescatori, privati dell’unica fonte di sostentamento”. A denunciarlo e’ Vassen Kauppaymuthoo, oceanografo e ingegnere ambientale nel Paese insulare situato nell’Oceano Indiano, a est del Madagascar.

L’agenzia Dire raggiunge al telefono l’esperto, 48 anni, mentre il naufragio della nave cargo Mv Wakashio entra in una fase critica. L’imbarcazione, che ha iniziato a riversare centinaia di litri di carburante nell’oceano il 6 agosto, dopo essersi incagliata sulla barriera corallina a fine luglio, si e’ spezzata in due parti. Parte del contenuto dell’imbarcazione, che al momento dell’incidente era vuota ma portava con se’ 4.000 litri di carburante, e’ stato pompato dai tecnici sudafricani e francesi chiamati sul posto dalla compagnia di assicurazione della nave, la giapponese P&I insurance.

L’emergenza, pero’, non sarebbe finita. “Quando si pompa via il carburante dalla nave una parte tende ad accumularsi sul fondo” spiega Kauppaymuthoo. “Allo stato attuale tra le 50 e le 100 tonnellate dovrebbero ancora trovarsi nella parte posteriore della Mv Wakashio. E ci sono molti altri elementi inquinanti nell’imbarcazione: batterie, lubrificanti marini, vernici tossiche”.

Inquinamento che ha gia’ iniziato a provocare i primi danni, in un’area che e’ tra le piu’ delicate e incontaminate dell’ecosistema delle Mauritius. “La zona colpita e’ di circa 9.500 ettari” spiega Kauppaymuthoo. “Di questi, almeno 4.000 fanno parte di una cosiddetta ‘zona sensibile ambientale’“.

In prossimita’ del sito dell’incidente si trovano la barriera corallina, una foresta di mangrovie, la laguna di Pointe d’Esny e il parco marino Blue Bay. Non solo meraviglie naturalistiche, pero’. “Nella zona ci sono hotel, resort dove lavorano molte persone – afferma l’esperto – e decine di villaggi di pescatori che rischiano di essere dimenticate, almeno 220 famiglie“.

Kauppaymuthoo sottolinea che queste persone possono vedere la loro unica fonte di sostentamento compromessa per decenni, oltre ad andare incontro a rischi per la salute: “L’esalazione degli olii pesanti del carburante sta gia’ facendo molti danni – avverte l’esperto – e sappiamo che diverse sostanze disperse sono cancerogene”.

L’esperto riferisce che la popolazione sta vivendo una fase di “profonda rabbia e tristezza” e aggiunge di non aver potuto lui stesso trattenere le lacrime davanti alle immagini del disastro. Lacrime che ora si uniscono al rammarico.

Per Kauppaymuthoo tutto quello che sta avvendendo era evitabile. “Le autorita’ si coprono col maltempo, i cavilli, ma i nodi irrisolti sono troppi” denuncia Kauppaymuthoo, secondo il quale il governo aveva minacciato di sanzionare per diffusione di “fake news” chi aveva postato sui social le prime immagini della fuoriuscita di greggio. Uno dei tanti punti che dovrebbero esseri chiariti, secondo Kauppaymuthoo. “Come e’ stato possibile che una nave di queste dimensioni non sia stata bloccata dalla nostra guardia costiera? Perche’ il carburante non e’ stato pompato via subito, quando la nave si e’ incagliata? Perche’ le autorita’ mauriziane non hanno chiesto subito aiuto quando la nave ha urtato la barriera corallina, sapendo che le nostre risorse erano molto limitate?” 

di Brando Ricci

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17 Agosto 2020
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