Coronavirus, i gestori delle discoteche protestano: “Noi capro espiatorio”

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Il commento di Maurizio Pasca, presidente Silb Fipe - Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da ballo e di spettacolo, alla decisione del governo
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ROMA – “La Conferenza Stato regioni decreta la chiusura delle attivita’ di intrattenimento. Prendiamo atto del provvedimento, basato su un aumento dei contagi. Non ci sentiamo responsabili. Le nostre attivita’ hanno lavorato al pari di altri settori della societa’: la gente vive a contatto e spesso si assembra in ogni dove da due mesi a questa parte. In spiaggia, al bar, per strada, ovunque. Nonostante cio’ tutte le attivita’ restano aperte!” Cosi’ Maurizio Pasca, presidente Silb Fipe – Associazione Italiana Imprese di Intrattenimento da ballo e di spettacolo – commenta la decisione di chiudere i locali da ballo.

“Ma la discoteca e’ come sempre un grandioso capro espiatorio– continua Pasca- Capro espiatorio di piaghe sociali come l’alcol, la droga, la violenza, che secondo le statistiche trovano sfogo al di fuori di essa e non dentro. E ora, capro espiatorio di un virus che ci risulta di carica virale bassissima. Secondo il titolare del reparto di microbiologia di Treviso, addirittura difficile da trovare. Abbiamo sanificato, tracciato, imposto regole come tutti. E ora pare che l’avanzamento del virus sia imputabile a noi, ai giovani e alle vacanze! Ma una cosa faremo: osserveremo nei prossimi mesi se a discoteche chiuse il ‘contagio’ si fermera’! Lo osserveremo attentamente, e agiremo di conseguenza. Per ora, chiediamo al Governo aiuti fattivi per le nostre aziende, che sono chiuse da fine febbraio e hanno dipendenti, affitti, tasse da pagare come tutte le altre realta’ imprenditoriali”.

A fine emergenza, “chiariremo a media e opinione pubblica la sostanza di un pregiudizio vergognoso- conclude Pasca- Qualunque categoria sociale ha le pecore nere. Cio’ non significa che la categoria sia nera. Se un insegnante vessa i ragazzi non significa che tutto il corpo docente sia da infamare. Se uno su tremila uno non rispetta le regole non significa che gli altri 2.999 siano rei di comportamenti irresponsabili. La discoteca e’ un luogo come altri. Gestita da imprenditori che fanno rispettare le regole. I comportamenti non sono imputabili al luogo, bensi’ agli esseri umani che li compiono. Dentro una discoteca cosi’ come altrove”.

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