ROMA – Settimana caldissima alla Camera. In tutti i sensi. Roma bollente fuori e clima infuocato nel palazzo. Abbiamo sentito il presidente di turno Fabio Rampelli che martedì pomeriggio, alle 19.09, leggeva il risultato del voto con cui la maggioranza è stata battuta sulla legge elettorale.
Dopo settimane, anzi mesi, di dibattito, la riforma della legge elettorale presentata dal centrodestra è arrivata in aula. Martedì la Camera si è occupata di votare gli emendamenti.
Il più importante è stato presentato da Fratelli d’Italia. D’accordo con i centristi di Udc e Noi Moderati, il partito di Giorgia Meloni proponeva un timidissimo ritorno alle preferenze. Scettici gli alleati, Lega e Forza Italia, che però avevano promesso il sostegno all’emendamento. Le opposizioni, fiutate le difficoltà del centrodestra, hanno chiesto il voto segreto. E’ qui è successo il finimondo. Per un solo voto, 188 a 187, la maggioranza è stata battuta. Il colmo è che sottolineare la sconfitta siano stati i deputati di Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che avevano annunciato voto favorevole all’emendamento.
Nei partiti del centrodestra è subito iniziata la caccia ai franchi tiratori. Figura mitologica della politica che da sempre, grazie al voto segreto, regola conti o invia segnali e il bello è che non li beccano davvero mai. I sospetti sono andati soprattutto su Forza Italia e Lega, ma anche sugli stessi vannacciani, che nonostante le dichiarazioni a favore avrebbero potuto cogliere l’occasione per fare uno sgambetto alla destra. In aula ovviamente è scoppiata la bagarre, con accuse incrociate tra maggioranza e opposizione sul significato politico della sconfitta.
Giorgia Meloni, con un post sui social, ha accusato le opposizioni di aver scelto la “palude”, un modo per dire di aver preferito l’immobilismo e la conservazione. Il centrodestra ha negato la crisi politica e ha tirato dritto per la sua strada, votando il testo della riforma che prevede liste bloccate, l’indicazione del candidato premier, una soglia di sbarramento al 3% e soprattutto un premio di maggioranza di 70 deputati e 35 senatori alla coalizione che raggiunge il 42% dei consensi.
Mercoledì, nonostante gli strascichi e le polemiche ancora molto accese, l’aula ha v4otato all’unanimità un emendamento che include regole specifiche per agevolare e normare il voto degli elettori fuori sede. Per il resto il testo è rimasto quello scritto dal centrodestra, difeso da Fratelli d’Italia e criticato dal Partito democratico.
Giovedì, infine, l’approvazione della riforma. Stavolta il voto, sempre a scrutinio segreto, non ha riservato sorprese alla maggioranza. Ora il testo passa all’esame del Senato, che difficilmente riuscirà a licenziarlo prima della pausa estiva dei lavori. Se ne riparlerà molto probabilmente a settembre. E chissà come saranno le temperature allora, quelle metereologiche e soprattutto quelle politiche.



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