venerdì 14 Agosto 2026

VIDEO | A Taranto denunce per omicidio, caporalato e disastro ambientale: due arresti

Sequestrato uno dei più grandi complessi zootecnici italiani a Laterza. L'indagine avviata dopo la morte di un dipendente indiano nel 2024: non era stato 'solo' un grave infortunio sul lavoro

BARI – Sono due le persone arrestate e trasferite in carcere dai carabinieri di Taranto e altre due quelle indagate nell’ambito dell’operazione “I giorni del cielo”, coordinata dalla locale Procura della Repubblica. Le accuse sono, a vario titolo, di omicidio colposo aggravato, caporalato, inquinamento e disastro ambientale, gestione illecita di rifiuti e impiego di lavoratori stranieri irregolari. Eseguito anche il sequestro preventivo di un complesso zootecnico costituito da tre aziende e, nel complesso, da ritenersi tra le più grandi realtà italiane (di valore quantificabile in diversi milioni di euro), situato nel territorio di Laterza.

Omicidio, caporalato e disastro ambientale a Taranto

L’INDAGINE DA UN GRAVE INFORTUNIO SUL LAVORO: SCOPERCHIATO UN VASO DI PANDORA

L’indagine ha preso avvio dalla morte di un lavoratore straniero originario dell’India, avvenuta nella notte tra il 25 e il 26 maggio 2024. Quello che, in un primo momento, avrebbe potuto apparire come un grave infortunio sul lavoro ha determinato l’immediato approfondimento investigativo, che ha consentito di ricostruire un quadro assai più ampio. Secondo l’ipotesi accusatoria, il decesso del bracciante si inserirebbe infatti in un sistema caratterizzato da irregolarità strutturali nell’organizzazione dell’attività aziendale, sfruttamento della manodopera straniera, omissioni in materia di salute e sicurezza, gestione illecita dei reflui zootecnici, compromissione ambientale e realizzazione di opere prive delle necessarie autorizzazioni, secondo logiche nelle quali le esigenze di continuità dell’attività avrebbero prevalso sulla sicurezza degli addetti, con l’obiettivo di ridurre i costi e massimizzare il profitto.

GIORNATE DI LAVORO DA 13 ORE E PAGA DA 3 EURO L’ORA

L’indagine ha poi portato alla contestazione dell’intermediazione illecita e dello sfruttamento del lavoro, il cosiddetto ‘caporalato’. Le dichiarazioni dei dipendenti, confrontate con i contratti, le buste paga, le comunicazioni obbligatorie e la documentazione contabile, avrebbero fatto emergere turni iniziati frequentemente nelle prime ore del mattino e protratti fino alla sera, con pause minime o inesistenti. La giornata lavorativa sarebbe durata, infatti, dalle dodici alle tredici ore. L’inquadramento contrattuale sarebbe inoltre risultato generico e non coerente con le mansioni realmente svolte, in modo da mantenere al minimo il livello salariale, che, comunque, non sarebbe stato rispettato: la retribuzione oraria, infatti, sarebbe stata inferiore a tre euro.
Sul fronte ambientale, gli indagati avrebbero inoltre realizzato un sistema abusivo per convogliare i liquami in un grande lago artificiale situato all’interno di un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e naturalistici.

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