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Settimana lavorativa da 35 o 32 ore? Ecco la proposta emiliana

Marco Strada segretario regionale del Psi Emilia-Romagna
Il segretario regionale del Psi descrive il progetto, pronto per il Parlamento: "Le lavoratrici con figli sarebbero le prime a godere di preziose ore libere per lo stesso salario"
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Di Pietro Tabarroni

BOLOGNA – Una settimana lavorativa da 35 o da 32 ore? Esiste un progetto politico per rendere questa prospettiva una realtà per i lavoratori italiani, ed è nato sotto le Due Torri. Sul tavolo, con l’ambizione di ispirare entro la fine del 2021 una proposta di legge concreta, c’è l’idea di offrire ai lavoratori (e “soprattutto alle lavoratrici”) impiegati in determinati settori, specialmente quelli “caratterizzati da mansioni logoranti”, la possibilità di accedere “su base volontaria” a un monte ore settimanale ridotto, “mantenendo lo stesso salario”. Allineando così l’Italia “alle altre nazioni che hanno attuato la stessa misura mantenendo la produttività invariata, o migliorandola addirittura”. Ad illustrare il progetto, parlando alla ‘Dire’, è Marco Strada, segretario regionale del Psi: è lui che ha concepito e messo a punto la proposta nell’arco di tre mesi, da aprile a luglio.

Marco Strada segretario regionale del Psi Emilia-Romagna

Strada racconta: “Ho esposto il mio progetto durante una conferenza programmatica del Psi, il 3 e il 4 luglio. Quella delle 35 ore è l’idea ‘capofila’ di una serie di riforme per il mondo del lavoro”, con cui si vorrebbe orientare il futuro dei socialisti italiani, “per ritrovare l’anima del partito a partire dai pilastri del lavoro e dei diritti”. Raccogliendo quindi le battaglie “dei lavoratori sfruttati e malpagati”, che significa anche “risanare il lavoro ‘povero’ che già c’è– spiega ancora Strada- non solo pensare a come offrirne a chi non ce l’ha. E, soprattutto, fare qualcosa di concreto per risolvere la discriminazione di genere, che nel nostro paese è ancora presente, specie a livello salariale”.

Da qui, i ‘sogni’ della settimana corta da “35 ore, una media europea” e ‘cortissima’ da “32, in via sperimentale”, intanto balzati agli onori delle cronache grazie agli echi islandesi delle stesse idee. Nella versione all’emiliana del Psi, il progetto nasce anche da un focus specifico sulla condizione lavorativa delle donne: “Le lavoratrici con figli sarebbero le prime a godere della settimana da 35 ore“, illustra Strada. Con turni spalmati ‘solo’ su quattro giorni, infatti, le mamme-lavoratrici manterrebbero lo stesso salario guadagnando ore preziose “per i lavori che sono ancora costrette a svolgere in casa”, specifica. Peraltro, l’orario ridotto a parità di salario, è una misura che, in forme differenti, è già stata attuata in altri paesi, come Spagna e Islanda e, recentemente, proprio un report sulla sperimentazione in atto proprio a Reykjavík avrebbe rilevato addirittura un incremento della produttività dei lavoratori, in certi casi. Stesso discorso nei confini iberici, dove il governo di Madrid “grazie a una proposta di Mas pais raccolta dal premier Sanchez- espone Strada- ha iniziato la sperimentazione dell’orario ridotto su 200 aziende per tre anni. Lo Stato spagnolo colmerà il gap economico generato dalla misura del 100% il primo anno, del 50% il secondo anno e del 30% il terzo”.

Ma gli esempi sono tanti, come “la Nuova Zelanda- va avanti il segretario- il Colorado e molti altri. In più, bisogna considerare un dato: l’Italia ha una delle settimane lavorative più lunghe d’Europa. In Germania, dove hanno una produttività eccellente, si lavora 34 ore a settimana, mentre da noi sono 39. Insomma, l’obiettivo delle 35 ore è allineato con quanto già accade all’estero“. Ma non è tutto perché, appunto, “la mia proposta è di introdurre in via sperimentale anche le 32 ore, in Italia” facendo da ‘apripista’ in questo diritto dei lavoratori.

Dunque, per dare continuità all’iniziativa, trasformandola in una proposta di legge, martedì scorso si è riunito il coordinamento nazionale del Psi. Il summit socialista, tenutosi online, ha stabilito le tappe da percorrere, “prima come partito, e poi consultando economisti ed esperti in materia di lavoro e coinvolgendo deputati e senatori, per far approdare una proposta in Parlamento“, afferma ancora Strada. “Martedì abbiamo tirato le somme- racconta ancora il segretario- dei sette tavoli della nostra conferenza programmatica, tra cui c’è anche quello coordinato da me sul lavoro, e abbiamo stabilito di produrre un documento che sintetizzi tutte le proposte emerse in questi ultimi mesi”. Da questo documento ‘guida’, poi, “dobbiamo arrivare a una proposta di legge– continua Strada- con i parlamentari che abbiamo. Lavoreremo con il senatore Riccardo Nencini, che è anche presidente nazionale del Psi, e ha seguito i tavoli della conferenza. L’obiettivo è presentare un disegno di legge entro cinque mesi”.

Compiendo quindi il primo passo “di un processo di riforma generale del mondo del lavoro, che sicuramente è complesso e lungo”, analizza ancora il segretario regionale, “ma che comincia da disegni di legge specifici, su cui si può coinvolgere tutta la sinistra italiana“. E fra le idee di cui Strada si sta occupando “non ci sono solo la riduzione dell’orario lavorativo e la parità salariale fra lavoratrici e lavoratori”, ma anche “proposte per risolvere la situazione dei contratti, di cui approfittano gli sfruttatori”, una “giungla” che il Psi vorrebbe contrastare introducendo “tre semplici tipologie di contratti lavorativi, da sostituire alle decine e decine che esistono ora: a tempo determinato, indeterminato e di formazione“. E poi “innalzare il limite della scuola dell’obbligo– va avanti Strada- da 16 a 18 anni, utilizzando gli ultimi due anni per offrire esperienze di inserimento nel mondo del lavoro”.

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