BOLOGNA – La Corte d’Assise di Bologna, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, ha disposto una perizia psichiatrica su Marin Jelenic, a processo con l’accusa di aver accoltellato a morte il 5 gennaio 2026, in un’area riservata ai dipendenti di un parcheggio della stazione ferroviaria del capoluogo emiliano, il capotreno 34enne Alessandro Ambrosio. L’incarico è stato conferito oggi pomeriggio al professor Domenico Berardi, che inizierà le operazioni assieme ai consulenti di parte (il pm Michele Martorelli ha già indicato come consulente Stefano Ferracuti, mentre la difesa e le parti civili nomineranno i propri esperti entro il 30 giugno) il 10 luglio e dovrà depositare la propria relazione entro le 12 del 15 settembre.
Nel dettaglio, la Corte ha chiesto al perito di stabilire se Jelenic fosse capace o meno di intendere e di volere al momento del delitto, se sia attualmente in grado di partecipare coscientemente al processo (e, in caso di risposta negativa, se la sua incapacità di stare in giudizio sia reversibile) e se “debba attualmente qualificarsi socialmente pericoloso”. Una perizia psichiatrica sull’imputato era già stata chiesta durante l’udienza del 13 maggio scorso dall’avvocato Christian Di Nardo, che allora difendeva Jelenic e che dalla scorsa udienza è stato sostituito dall’avvocata Marialuisa Marcuccio: in quell’occasione, la Corte aveva rigettato la richiesta sottolineando che dalla documentazione sanitaria prodotta era emerso che l’imputato era “vigile e lucido, sebbene reticente nell’approfondire il contenuto del proprio pensiero”, che “le problematiche psicologiche riferite” erano “collegate al disagio detentivo, senza riferimenti a patologie pregresse” e che i giudizi dei medici escludevano “la sussistenza di patologie paranoiche” e descrivevano “un soggetto lucido e partecipe”.
I RICOVERI IN CROAZIA E LA DIAGNOSI DI SCHIZOFRENIA
Oggi, però, Marcuccio ha prodotto dei documenti, arrivati in Italia dalla Croazia nei giorni scorsi, da cui risulterebbe che in passato Jelenic è stato ricoverato varie volte in strutture psichiatriche (addirittura 15) e che gli sarebbe stata fatta una diagnosi di schizofrenia. Questi documenti non erano emersi durante le indagini e non erano presenti nel fascicolo del dibattimento, e alla luce di questa novità la Corte ha deciso di disporre la perizia.
Nel corso dell’udienza odierna, durante la quale Liccardo ha fatto allontanare per ben due volte dall’aula l’imputato, sono stati sentiti anche diversi agenti e funzionari della Polfer, della Squadra mobile e della Polizia scientifica, che hanno principalmente ricostruito i movimenti dell’imputato il giorno dell’omicidio, da quando arrivò in stazione a Bologna nel primo pomeriggio a quando prese un treno regionale diretto a Piacenza poco dopo il delitto. Tra i poliziotti ascoltati oggi c’è il sovrintendente della Polizia ferroviaria Francesco Zanelli, addetto alla videosorveglianza della stazione di Bologna, che ha ricostruito i movimenti di Jelenic a partire dalle immagini delle telecamere (che in stazione, ha spiegato, sono 624, anche se il 5 gennaio 150 non funzionavano). Un’altra poliziotta, l’agente Valeria Di Nardo, ha invece riferito che, consultando la banca dati Sdi, è emerso che Jelenic aveva tre alias e che negli ultimi due mesi del 2025 risultano a suo carico numerosi precedenti di Polizia, tra cui sette per porto ingiustificato di armi o oggetti atti ad offendere e tre per resistenza, oltre all’ordine di allontanamento dall’Italia che gli era stato notificato il 23 dicembre.
Con l’udienza odierna, la Procura ha esaurito i suoi testimoni, avendo deciso di rinunciare a quelli che ancora non sono stati convocati. Dopo l’omicidio di Ambrosio, Jelenic andò prima a Piacenza e poi a Milano, dove trascorse la notte tra il 5 e il 6 gennaio, e la sera del 6 gennaio venne arrestato a Desenzano del Garda, nel bresciano. Nei suoi confronti l’accusa è di omicidio aggravato dai motivi abietti e dall’aver commesso il fatto all’interno o nelle immediate vicinanze di uno scalo ferroviario.
Al momento non è ancora emerso un possibile movente, dato che non risultano contatti tra Ambrosio e Jelenic prima dell’omicidio. Da un verbale di sommarie informazioni rese da una capotreno risulta che il 10 dicembre 2025 Ambrosio aveva allontanato un viaggiatore molesto nella stazione di Verona Porta Nuova. Tuttavia, la capotreno non ha riconosciuto il viaggiatore in questione come Jelenic, dicendo che quell’uomo, sebbene rasato come l’imputato, era più anziano e più robusto. Il processo riprenderà il 23 settembre alle 9.
SARÀ SENTITO IL CAPOTRENO AGGREDITO DA JELENIC
Nella prossima udienza del processo verrà sentito come testimone anche il capotreno del convoglio regionale diretto a Piacenza che l’imputato prese subito dopo l’omicidio. La testimonianza è stata ammessa oggi pomeriggio dalla Corte, presieduta dal giudice Pasquale Liccardo, e il capotreno verrà sentito il 23 settembre.
La richiesta di far testimoniare l’uomo è stata avanzata dall’avvocato di parte civile Simone Sabattini, che nel processo rappresenta il sindacato Filt-Cgil. Stando a quanto ricostruito, dopo aver preso il treno Jelenic sputò contro alcuni passeggeri del convoglio. Per questo motivo, quando il treno si trovava nei pressi della stazione di Fiorenzuola d’Arda, il capotreno lo invitò a scendere, e per tutta risposta il 36enne croato gli sputò contro e gli diede uno schiaffo. Motivando la propria richiesta, Sabattini ha affermato di ritenere rilevante questa testimonianza. L’avvocato ha inoltre detto di aver chiesto, nei giorni scorsi, delle indagini integrative al pm Michele Martorelli, senza ottenere risposta, e si è anche riservato di presentare un’ulteriore istanza “di tipo quasi interamente documentale”.
Nell’udienza di oggi sono stati sentiti come testimoni l’esperta che ha analizzato le tracce biologiche sull’arma del delitto e sui vestiti e le scarpe di Jelenic, il macchinista Vittorio Mariotti, che chiamò i soccorsi dopo l’omicidio e il capotreno Alessandro Pirani, che il 5 gennaio aveva un appuntamento con Ambrosio nel parcheggio in cui avvenne il delitto (i due dovevano andare insieme a Brisighella per cenare con alcuni amici). Mariotti e Pirani hanno ricostruito quello che fecero nel tardo pomeriggio del 5 gennaio. Alla ripresa dell’udienza Jelenic, che era stato allontanato dall’aula, è stato fatto rientrare nella ‘gabbia’, e dopo pochi minuti ha nuovamente preso la parola, venendo immediatamente richiamato dal presidente della Corte, Pasquale Liccardo.
Successivamente l’imputato ha interrotto un’altra volta l’udienza, chiedendo di essere fatto sedere vicino alla sua legale, pronunciando frasi come “io sono il prossimo” e parlando di “massacro dei detenuti”, e a quel punto Liccardo lo ha fatto portare fuori dall’aula.




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