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Disse di essere la figlia di Tonino Lamborghini, Flavia Borzone assolta dall’accusa di diffamazione

La 36enne Borzone sostiene di essere figlia dell'imprenditore, ed è finita a processo assieme alla madre per le dichiarazioni rilasciate sull'argomento in un'intervista a un settimanale e in un programma televisivo condotto da Barbara D'Urso

Pubblicato:17-06-2024 20:22
Ultimo aggiornamento:17-06-2024 20:23
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BOLOGNA – Il Tribunale di Bologna assolve Flavia Borzone dall’accusa di diffamazione nei confronti dell’imprenditore Tonino Lamborghini, erede di Ferruccio, fondatore dell’omonima casa automobilistica, perché il fatto non costituisce reato, ma condanna per lo stesso reato sua madre Rosalba Colosimo a 1.000 euro di multa con sospensione condizionale della pena. Lo ha deciso poco fa la giudice Anna Fiocchi, accogliendo dunque solo in parte le richieste dei difensori delle due donne e della Procura, che aveva chiesto l’assoluzione per entrambe ritenendo le prove insufficienti o contraddittorie. La 36enne Borzone sostiene di essere figlia dell’imprenditore, ed è finita a processo assieme alla madre per le dichiarazioni rilasciate sull’argomento in un’intervista a un settimanale e in un programma televisivo condotto da Barbara D’Urso. E proprio per l’intervista rilasciata a D’Urso, che i suoi difensori Sergio Culiersi e Gian Maria Romanello hanno dipinto come una sorta di ‘imboscata’, Colosimo è stata condannata.
Nel chiedere l’assoluzione, la Procura aveva osservato che il processo non avrebbe fatto emergere il reato contestato oltre ogni ragionevole dubbio, sottolineando che i toni usati nelle interviste ‘incriminate’ non erano lesivi della dignità e dell’onore di Tonino Lamborghini. Da parte loro, i difensori di Borzone e Colosimo hanno ricordato, nelle loro arringhe, che da alcune testimonianze raccolte in fase di indagini difensive emergerebbe che l’imprenditore avrebbe sempre saputo che Flavia Borbone era sua figlia e che, pur rifiutandosi di riconoscerla, si sarebbe offerto di sostenerla economicamente.

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Nel corso del procedimento, nei mesi scorsi, c’era stato un altro episodio controverso, quello del test del Dna fatto eseguire dai difensori delle imputate su una cannuccia con la saliva di Elettra Lamborghini, secondogenita di Tonino. La cannuccia era stata buttata nella spazzatura e recuperata dagli investigatori privati nominati dai legali, e dai test svolti da un docente dell’Università di Ferrara sarebbe
emersa una corrispondenza tra il Dna di Elettra Lamborghini e quello di Flavia Borzone. Da parte sua, l’imprenditore, che oggi non era presente in aula, e il suo legale Mauro Bernardini avevano da subito contestato questa prova, affermando che il Dna di Elettra fosse stato preso in maniera illegale. Le motivazioni della sentenza saranno depositate nel giro di 90 giorni.


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