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Brescia. Caffaro, disastro ambientale e falso in bilancio per 4 dirigenti

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Gli accertamenti hanno certificatoun inquinamento della falda acquifera con valori di cromo esavalente e mercurio di gran lunga superiori alla norma
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MILANO – Disastro ambientale e falso in bilancio con contestuale sequestro di 7,7 milioni di euro calcolato come mancato investimento per le opere di prevenzione nell’area dell’azienda. Sono le contestazioni avanzate dalla Procura di Brescia ai vertici della Caffaro (Alessandro Quadrelli, Alessandro Francesconi, Vitantonio Balacco e Donato Antonio Todisco) per i quali sono stati emessi gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari. Ai dirigenti Caffaro (l’azienda è sotto sequestro da febbraio scorso) viene contestato il gravissimo inquinamento ambientale che ha interessato il sito, oggetto di due anni di indagini nate a seguito di due segnalazioni dell’Arpa di Brescia del giugno e del settembre 2019, in cui l’agenzia per l’ambiente rilevava un innalzamento dei valori di due veleni, rispettivamente cromo-esavalente e mercurio, nella falda acquifera sottostante lo stabilimento.

La cifra sequestrata, spiega la Procura, è relativa al profitto accumulato dall’impresa negli anni della sua gestione del sito ed è stato calcolato sulla base del ‘risparmio di spesa’ che l’azienda avrebbe dovuto sostenere per preservare l’ambito territoriale dal gravissimo inquinamento verificatosi negli anni. La Procura di Brescia ha nominato custode giudiziario “un funzionario apicale del Ministero della Transizione Ecologica”, essendo quello di Brescia “un sito di interesse nazionale”.

Gli accertamenti permisero poi di certificare un inquinamento della falda acquifera con valori di cromo esavalente e mercurio di gran lunga superiori a quelli della contaminazione ‘storica’ del sito, oltre a un gravissimo inquinamento da “clorato”, sostanza che mai era stata riscontrata in falda in misura eccedente ai parametri consentiti. A Quadrelli, Francesconi, Balacco e Todisco viene inoltre contestato il reato di disastro ambientale, “per non aver garantito l’efficienza della barriera idraulica d’emergenza, il cui cattivo funzionamento ha cagionato una diffusione dell’inquinamento storico da PCB e tetracloruro di carbonio nelle acque di falda ed in quelle superficiali sino a chilometri di distanza dallo stabilimento”.

Quadrelli e Todisco rispondono, infine, del reato di falso in bilancio per avere omesso di indicare nei bilanci societari le informazioni relative agli impatti ambientali della attività svolta, “omettendo altresì di istituire ed iscrivere in bilancio un apposito fondo rischi ed oneri al fine di far fronte alle spese di adeguamento e messa in sicurezza degli impianti e della barriera idraulica”.

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