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Dossetti: programmazione, valutazione hta e cambio di cultura per rinnovare 3.133 apparecchiature tecnologiche sanitarie

Apparecchiature-sanitarie
Dalla tavola rotonda della onlus un position paper su come investire le risorse del Pnrr nel parco strumenti diagnostici
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ROMA – “3133 nuove grandi apparecchiature ad alto contenuto tecnologico, tra cui Tac, risonanze magnetiche, acceleratori lineari, angiografi, mammografi”. È quanto si legge nel Piano nazionale di ripresa e resilienza per la cura della sindrome storica da obsolescenza del parco tecnologico delle strutture sanitarie italiane.

A definire l’obsolescenza una sindrome storica è l’associazione ‘Giuseppe Dossetti – I Valori: Tutela e Sviluppo dei Diritti’ che da anni si occupa del tema e che ha voluto dedicare una tavola rotonda ad una discussione nel merito, con un obiettivo molto preciso: un position paper che contribuisca a realizzare la cura prevista dal piano europeo, che coinvolga quindi i decisori politici, offra loro elementi utili all’azione e possa ottimizzare il lavoro di ricerca e attuazione relativo al rinnovo delle attrezzature tecnologiche sanitarie. Anche perché, come ha scritto la stessa associazione nel presentare il programma dei lavori, l’ammodernamento del parco tecnologico e digitale ospedaliero è la vera sfida del Recovery plan. Una sfida che non si può perdere.

Tra i relatori della roundtable Senatori e deputati, come Briziarelli, Ferrazzi, Pirro, Vono, Bologna, De Filippo; mentre per la parte scientifica i presidenti di diverse società scientifiche, studiosi ma anche Marta Branca, direttore generale dell’Asl Roma 3, Aniello Aliberti di Confindustria dispositivi medici, dai cui studi il Pnrr ha estratto i dati per il rinnovo del parco tecnologico sanitario, e Luigi Sarzi Sartori, strategic affairs manager di Samsung Healthcare.

RINNOVARE SÌ MA SERVE PROGRAMMAZIONE E VISIONE

È Vittorio Donato, presidente dell’Associazione Italiana di Radioterapia e Oncologia Clinica (AIRO) e responsabile del dipartimento High Technology Assessment dell’Associazione ‘Giuseppe Dossetti: I Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti’, ad introdurre i lavori del webinar organizzato dalla onlus e anche ad identificare quali sono le questioni in gioco perché, come emerge dalle prime battute, non si tratta solo di acquistare nuove macchine: ‘È fondamentale che vi sia un monitoraggio e una cabina di regia per verificare come verranno spesi i soldi per l’aggiornamento della strumentazione, ed è altresì importante che vi sia una pianificazione’ spiega Donato.

‘Per la prima volta esiste un piano nazionale per modernizzare il parco macchine e non sarà più il singolo che chiederà alla direzione dell’asl l’aggiornamento delle macchine che spesso in radioterapia hanno oltre dieci anni. È un importante primo passo, l’occasione della ripresa per tutto il nostro Paese’ afferma con forza Donato.

Ad agganciare il tema della programmazione è ancora Francesco Saverio Mennini, che insieme a Donato fa gli onori di casa nell’introdurre i lavori della tavola rotonda. Mennini, che è presidente di SIHTA, la società italiana di health technology assessment e direttore dell’EEHTA CEIS all’università di Tor Vergata, nonché responsabile del dipartimento Economia Sanitaria e Health Technology Assessment per l’Associazione ‘Giuseppe Dossetti: I Valori – Tutela e Sviluppo dei Diritti’, chiarisce che una pianificazione e una visione nel tempo sono essenziali per affrontare quella che da tutti è riconosciuta la sfida del secolo. ‘Come presidente della SIHTA questo del Pnrr è un appuntamento importante, storico, che consente un nuovo rinascimento del nostro sistema sanitario. Sono ovviamente contento del piano, ma sugli interventi sul lungo periodo sembra che il Pnrr sia caratterizzato da alcune lacune, in modo incomprensibile – continua Mennini – non è infatti considerato il ritorno dell’investimento e il ruolo delle apparecchiature più giovani’.

Ci sono apparecchiature diversamente giovani ma è proprio qui che deve intervenire l’HTA – invoca il presidente SITHA – serve fare una valutazione delle attrezzature di alta tecnologia per la salute: siamo disponibili come società scientifica a valutare il ritorno in termini di risorse che si andranno a liberare con l’ammodernamento delle apparecchiature. Nel Pnrr sono citate 3133 apparecchiature ma a questo piano andrà aggiunto un monitoraggio per verificare il reale fabbisogno anche per ridurre la mobilità sanitaria che abbiamo vissuto in questi anni sul territorio nazionale’ conclude Mennini.

A presiedere la tavola rotonda, insieme a Mennini e Donato, anche Umberto Nocco, presidente dell’AIIC, l’associazione italiana degli ingegneri clinici, che afferma: ‘il rinnovamento tecnologico è il nostro pane quotidiano, per gli ingegneri clinici. Sapere che c’è la possibilità di andare verso un pesante rinnovamento tecnologico è un elemento sfidante‘.

Ma anche per Nocco è più che mai chiaro che per raccogliere davvero la sfida ‘servirà definire cosa andare ad installare e a cosa serve, in una visione prospettica e di sistema per il sistema salute. È un momento storico sia per la disponibilità economica ma anche per ridisegnare il presente e il futuro’ sottolinea Nocco.

I DECISORI POLITICI: SERVONO SCELTE DI FONDO, NIENTE SPRECHI E MENO REGIONALIZZAZIONE DELLE DECISIONI

Per i politici che hanno partecipato alla tavola rotonda i nodi sono diversi, a partire da una certa miopia sui servizi sanitari erogati, secondo il Senatore Luca Briziarelli, componente della XIII Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali), che dice: ‘Manca un’operazione verità sul Pnrr, in particolare sulle piccole strutture. Una medicina di prossimità e i servizi necessari a garantirla non hanno diretto collegamento con l’apertura di nuove strutture ospedaliere sul territorio – ricorda Briziarelli – Bisogna avere il coraggio di dirlo, non solo per costi gestionali di struttura e personale, ma anche per numero di prestazioni erogate e sicurezza delle cure per il paziente e per gli operatori. È vero che siamo campioni nel non spendere i soldi dell’Unione europea ma è anche vero che siamo campioni nello sperpero delle risorse in sanità: risorse che nel tempo sono state tagliate – ammette il Senatore – ma è mancata l’ottimizzazione di quelle disponibili’.

‘Quindi, aumentare le risorse del fondo nazionale sanitario senza aver fatto due o tre scelte di visione significa aumentare le risorse per il malaffare senza aumentare le risorse per i cittadini – sottolinea Briziarelli – questo non vuol dire non aumentare le risorse, ma se io ho il serbatoio di acqua a casa e ho scarsità di risorse idriche, prima di versare più acqua nel serbatoio tappo i buchi. Per quanto riguarda l’intervento sul Decreto Ministeriale 70, ci tengo subito a specificare che sono contrario alla battuta sulla volontà secessionista in sanità – sottolinea Briziarelli – la differenza nell’assistenza sanitaria tra le Regioni non è emersa solo con il Covid, esisteva già prima. I dati sulla migrazione in sanità mostrano che il Covid ha ridotto del 40% la migrazione verso le regioni del Nord: abbiamo avuto presidenti di Regione che sono scappati per andarsi a curare in altre territori, che non cito per rispetto: c’è uno sbilanciamento di 4,6 miliardi per la migrazione sanitaria – sostiene con forza Briziarelli – Non bastano le risorse del Pnrr per colmare questo gap, serve il coraggio di ammettere che ci sono Regioni al Sud che, a causa della migrazione, hanno perdite per oltre 1 miliardo, mentre ci sono Regioni del Nord che hanno guadagni per 1,34 miliardi. Questo non è un problema che il Pnrr può risolvere: se la sanità è gestita da chi ha sprecato i soldi, non ci sarà un miglioramento‘.

‘Ci sono regioni dove il Presidente fa anche da commissario per la spesa sanitaria – osserva criticamente Briziarelli -. Dobbiamo lasciare fuori le decisioni politiche, questo deve essere il Parlamento degli italiani: facciamo un’operazione verità e sciogliamo questi nodi. Detto questo, sono d’accordo sul fatto che il Decreto ministeriale 70 nella parte sulle tecnologie e la telemedicina sia da rivedere. È difficile considerare la telemedicina una priorità quando in alcuni ospedali crollano i tetti: il problema è che nessun Governo negli ultimi venti anni è riuscito a scrivere una riforma che tenesse insieme la spesa storica con i costi standard. Questo non è un problema di sanità nazionale o regionale: sono criticità che vanno risolte a monte, in vista dell’impiego delle risorse del Pnrr’.

Un intervento appassionato, quello del Senatore, che offre anche soluzioni su cosa occorre fare: ‘Prossimità e ricerca che portano a una maggiore prevenzione, nonché personale con la relativa formazione. Per concludere – aggiunge Briziarelli – si dice che le idee camminano sulle gambe degli uomini, ma gli strumenti che ammoderniamo funzionano con le mani delle persone: dobbiamo avere un personale formato a usare le nuove tecnologie. Teniamo conto che nessun vento è buono se il navigatore non sa dove andare: dobbiamo chiarirci le idee su dove dobbiamo andare e quale sia la rotta’.

‘Per esempio, porto il caso della mia regione, l’Umbria – esemplifica il Senatore – per risolvere il problema dei piccoli ospedali abbiamo lavorato su hub e spoke: abbiamo trovato forme nuove per aziende ospedaliere e strutture ospedaliere regionali, garantendo servizi efficienti al cittadino e sinergie tra vari centri presenti nel territorio’ chiosa il Senatore.

‘Il Pnrr – spiega invece il Senatore Andrea Ferrazzi, componente della XIII commissione permanente – nasce da un’esigenza sanitaria e, mai nella storia, abbiamo avuto a disposizione così tante risorse, a parte il piano Marshall, ma oggi parliamo di oltre 200 miliardi di euro, più altri 30 miliardi dal fondo complementare. Dobbiamo trasformare radicalmente il nostro Paese con questi soldi – invoca Ferrazzi – non ci possiamo accontentare di piccole operazioni. Io ho avuto la fortuna di conoscere Tina Anselmi, prima ministra donna, che, nel 1978, ha costituito il nostro Ssn: è stata un’iniziativa di civiltà, dobbiamo salvaguardarla e io do tutta la mia disponibilità per farlo’.

Un’attenzione che ritorna anche in una misura parlamentare adottata in queste ore e di cui dà conto Ferrazzi: ‘Sono stato tra gli otto che hanno scritto il testo di riforma della Costituzione. Ieri è stata una giornata storica, mai in 73 anni della nostra Costituzione era capitato che si intervenisse in modo unitario per inserire il diritto dell’ambiente legato al diritto alla salute, per far sì che, anche dal punto di vista giuridico, questi due diritti non siano più in contrapposizione ma diventino complementari. Abbiamo inserito il concetto di tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi: un salto di qualità fondamentale, perché non può esistere un ambiente malato in cui ci sia soddisfazione del bisogno di salute’ ricorda il Senatore Ferrazzi, che conclude ricordando la disponibilità del suo gruppo a supportare il lavoro dell’Associazione Dossetti.

Anche per la Senatrice Elisa Pirro, della XII Commissione permanente Igiene e Sanità del Senato, il tema esposto da Ferrazzi trova riscontro nella tavola rotonda, perché è una questione che testimonia la maturità, la consapevolezza e la sensibilità delle nostre istituzioni per i bisogni dei cittadini. ‘Il disegno di legge di riforma costituzionale sull’ambiente e sugli animali è un’ottima occasione – spiega – come lo è il Pnrr e le sue risorse per il rinnovo del parco tecnologico. Venendo all’argomento del convegno di oggi, siamo tutti contenti che il Pnrr fornisca le risorse per ammodernare il nostro parco tecnologico degli ospedali, ma, dobbiamo essere attenti a come questi soldi verranno spesi: le apparecchiature obsolete vanno dismesse, possono essere usate al massimo per un affiancamento iniziale per un breve periodo, ma dovrà essere breve – avverte la Senatrice Pirro – Cercheremo, come decisori politici, di vigilare il più possibile e accolgo con piacere la proposta di creare un osservatorio – si impegna Pirro – l’attenzione è massima e dovranno collaborare gli esperti e tutti gli stakeholder. Una criticità che voglio sottolineare è che, alcune gare per le apparecchiature vengono svolte in autonomia da alcune Regioni, a causa della frammentazione del nostro sistema sanitario, e questo è un problema. Sugli acquisti differenziati, lo abbiamo visto durante la pandemia, non sempre sono stati efficaci. Da parte politica ci sarà la massima attenzione su come verranno utilizzate queste risorse del Pnrr e vogliamo trovare la via giusta per dare risposte di salute ai cittadini per questo sono sempre aperta al dialogo e ai suggerimenti che ci potete fornire’.

Per la Senatrice Gelsomina Vono, anch’ella intervenuta alla tavola rotonda e vicepresidente dell’VIII commissione permanente sui lavori pubblici del Senato, ‘il Pnrr è un documento di alta visione per risorse da investire in cinque anni, un tempo breve in cui serve avere pianificazione regionale e locale. Sono calabrese – racconta Vono – e noto molte difficoltà sulla pianificazione regionale. La missione sesta – quella che riguarda la sanità – mira a potenziare il Servizio sanitario nazionale, modificando l’efficacia delle proposte che dobbiamo garantire ai pazienti: il piano prevede integrazione tra servizi sanitari e sociali ed equità nei servizi e nelle cure, aumentando così la qualità del capitale umano e della sua formazione. Per gestire le strumentazioni altamente tecnologiche serve personale altamente formato. Faccio delle riflessioni – aggiunge Vono – l’innovazione tecnologica rappresenta un fattore fondamentale per le cure, ma è necessario superare la logica della sostituzione delle attrezzature, bisogna prima fissare dei criteri e predisporre una mappa dei fabbisogni. In sostanza, non è sufficiente sostituire le attrezzature obsolete con macchine più nuove, bisogna anche curare l’allocazione e l’inserimento valutando i bisogni che, nel frattempo, sono cambiati anche a causa della pandemia’.

La questione ‘tempi’ è per Vono cruciale, perché condiziona le gare che ci restituiscono macchine non più necessarie, così come gli anni di attuazione e l’impiego dei soldi del Recovery rischiano invece di essere troppo pochi se non ci prepariamo al meglio. Vono peraltro ricorda che ‘anche in quelle Regioni in cui c’è una discreta valutazione delle apparecchiature, vi sono comunque alcune lacune nel processo decisionale. Bisogna quindi essere preparati, allineando le dotazioni tecnologiche alla media europea, dove il 60% delle apparecchiature ha meno di 5 anni di età. Infine – propone la Senatrice – nella programmazione è da prevedere anche una consultazione dei cittadini per coniugare i reali bisogni alla sostenibilità e utilità dell’operazione di ammodernamento. No a mera sostituzione, sì a programmazione’.

Le fa eco la deputata Fabiola Bologna, segretario della Commissione XII Affari Sociali: ‘Il Pnrr è un investimento che va realizzato con i progetti elaborati dai vari stakeholder, in questo senso il documento ci manderete – ovvero il position paper che sta predisponendo l’associazione – sarà fondamentale per iniziare il discorso a livello parlamentare e successivamente anche a livello di Governo’.

A fare un salto storico e di ricostruzione è il deputato Vito De Filippo, componente della Commissione XII Affari Sociali alla Camera dei Deputati, che spiega: ‘Sulla sanità c’è un dibattito, con i suoi punti di forza e di debolezza che avete sottolineato anche oggi in questa riflessione sui temi della tecnologia e del rinnovamento delle apparecchiature. Uno dei punti di forza è che, con la pandemia, la salute e la sanità sono tornate al centro – sottolinea De Filippo – dimostrando ancora di più l’importanza del Servizio sanitario nazionale nel nostro Paese: abbiamo capito l’importanza di un Ssn equo, che garantisca non solo la salute ma anche una garanzia allo sviluppo economico, perché dove la sanità funziona il Paese riparte. Chi lavora in sanità da tanto tempo sa che uno dei grandi problemi erano le leggi di bilancio con le quali dovevamo calibrare il nostro Ssn: tagli lineari che ci impedivano di migliorare attrezzature e investimenti, mentre adesso le nuove strutture andranno a rafforzare il Ssn’.

Con il Pnrr la visione è quindi cambiata – spiega il deputato De Filippo – oltre agli investimenti ci saranno anche novità nella programmazione che permetteranno di superare il Dm70 che aveva riorganizzato la rete ospedaliera, tanto che si parla già di un Dm71 per rimettere al centro la programmazione della sanità che dovrà essere un perno del nostro paese anche una volta superata la pandemia. Vediamo però anche i punti di debolezza che si rilevano dai vostri interventi- avverte De Filippo -: l’Italia è un Paese che articola la sanità su 21 sistemi regionali differenti, anche se il mantra autonomista, o addirittura secessionista, credo sia ormai alle nostre spalle, dopo questa pandemia, in quanto si è dimostrato che senza un’azione di coordinamento si rischia di avere differenze clamorose tra le Regioni. Per questa ragione, anche l’osservatorio che si propone in questa tavola rotonda credo sarà molto utile per proporre nuovi modelli di governance e di decisione centralizzata. Nel decreto semplificazioni e nel dibattito sull’attuazione delle riforme del Pnrr si affronterà questa discussione su come governare i processi di investimento, rendendoli uniformi e declinati sulla base dei servizi richiesti dal territorio: i fondi a disposizione per la sanità saranno molti – si parla di 21 miliardi nei prossimi sei anni– e per gestirli potranno servire anche riforme costituzionali, come già si era detto qualche anno fa: serviranno riforme per gestire la pluralità di soggetti con competenze decisionali in tema  di salute. Ci sarà poi il capitolo di come spendere le risorse, di come integrare le competenze dei diversi  soggetti anche a livello regionale: per questo il vostro incontro è stato molto utile, vi ringrazio per i dati che avete messo a disposizione su un tema così cruciale e sicuramente le future iniziative dell’Associazione  saranno utili per un aggiornamento e per un confronto su un tema difficile”.

DATI CHE MANCANO E UN OSSERVATORIO DA ISTITUIRE: LA VISIONE DELLE SOCIETÀ SCIENTIFICHE

Se i decisori politici evidenziano le criticità, a dipingere la complessità del contesto del rinnovo del parco  tecnologico ci pensano gli studiosi delle società scientifiche. Per Bruno Accarino, presidente sezione gestione risorse in radiologia SIRM, Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica “non sono le  macchine a fare le diagnosi ma i medici, l’obsolescenza è quindi una malattia da curare partendo dalla  consapevolezza delle criticità delle macchine: partiamo da quelle che hanno almeno dieci anni, i mammografi ad esempio, sia quelle convenzionali che quelle digitali, dove le prime sono per l’84%  macchine obsolete – spiega Accarino -. Le macchine che non superano più i controlli di qualità, come dice la  comunità europea, sono pericolose. Il problema è anche come vengono censite: anche la Corte dei conti ha  messo l’accento su questo. Assieme alle Tac, alle risonanze, agli acceleratori lineari e alle macchine di  radiologia, c’è la necessità di rinnovare proprio queste strumentazioni. C’è poi la sottoutilizzazione di alcune macchine che deve essere necessariamente risolto, prima di acquistarne di nuove – sottolinea il presidente  Sirm -. Se il Pnrr è un’occasione unica per rinnovare il parco tecnologico, è necessario verificare cosa  faranno le committenti nazionali e regionali“.  

“La Consip ha bandito diverse gare, negli ultimi anni, per rinnovare alcune macchine e le modalità di approvvigionamento. Nell’ultimo triennio ha portato circa 2000 macchine nuove con i bandi e ne restano  ancora 1000 da poter rinnovare. La sostituzione deve prevedere la rottamazione e non l’affiancamento: una macchina nuova con una di dieci anni non va bene. La radiologia tradizionale ha un livello dell’80% di  obsolescenza, bisogna coinvolgere gli stakeholder e creare sincronizzazione tra le stazioni appaltanti e le  committenti, come ha dimostrato il lavoro di Consip. Serve infine un osservatorio nazionale indipendente  per verificare questo rinnovamento”.  

Per Aniello Aliberti, presidente gruppo elettromedicali & servizi integrati di Confindustria Dispositivi  Medici, “grazie al centro studi di Confindustria che opera per l’Osservatorio sull’obsolescenza delle  macchine e dal quale sono stati estratti i dati sul parco macchine da rinnovare, occorre fare una riflessione  attenta. Da cittadino ho infatti qualche preoccupazione sul fatto che come europei abbiamo difficoltà a  spendere i soldi europei, mi auguro che in questo caso del Pnrr non si perda neanche un attimo e un euro  di queste risorse. Vorrei però che venisse fatta una valutazione anche sull’apertura di piccoli ospedali,  perché devono essere valutati sul lungo periodo – spiega Aliberti – se li apriamo per la medicina di  prossimità ma non abbiamo risorse per mantenerli, rischiamo un danno”.  

“L’Osservatorio lavora sulla visione del lungo termine e affianca un’agenzia, Tech for life, che ci rivela che i  cittadini sono preoccupati per le apparecchiature utilizzate. Prima di essere imprenditori siamo cittadini  italiani e quello che possiamo fare lo facciamo per tutto il Paese” chiosa Aliberti.  

A raccogliere il prezioso lavoro di Confindustria è anche Corrado Bibbolino, segretario nazionale di SNR,  Sindacato Nazionale Area Radiologica: “Ringrazio l’osservatorio di Confindustria per il lavoro fatto. Il Pnrr viene da lontano, già nella versione di settembre 2020 si segnalava un numero importante di  apparecchiature che in questi ultimi mesi è stato altresì aggiornato. Ma occorre decidere anche la soglia con cui valutare – sottolinea Bibbiolino -: con un cut-off a dieci anni i macchinari sono tutti obsoleti, con un cut-off a cinque bisogna valutare attentamente. Dai dati della banca dati Inail emerge una differenziazione  regionale importante, tanto che per spiegare in Europa come procedere si è deciso di segnalare il Dm70,  che è stato tradotto ed inserito nell’allegato inviato a Bruxelles. Dobbiamo assolutamente fare goal: il Pnr  è un calcio di rigore, siamo al 90° minuto, voglio che facciamo tutti insieme il cucchiaio” invoca Bibbiolino.  

A porre la questione anche da un punto di vista dei fabbisogni ci pensa Marco Marchetti, responsabile centro nazionale per l’health technology Assessment dell’Istituto superiore di sanità: “C’è l’opportunità di investire risorse importanti con il Pnrr per rinnovare il parco tecnologico, ma c’è un punto fondamentale da sottolineare: dov’è il reale fabbisogno? Se acquistiamo macchinari di ultimissima generazione ma non c’è il modo e il personale di utilizzarli al meglio, rischia di essere un’occasione sprecata. Quando si parla di  valutare una tecnologia significa capire le implicazioni della tecnologia per i pazienti e il Ssn, trasformando queste informazioni in qualcosa di utile per il decisore politico. Il technology assessment è esattamente la  valutazione di questo impatto. Le esperienze importanti degli altri Paesi possono aiutarci in questo senso:  uno studio del servizio sanitario inglese spiega che fu finanziato con 37 milioni di sterline l’ammodernamento macchine in grado di produrre 3 miliardi di risparmi sulle erogazioni dei servizi – tiene a precisare Marchetti -. In Italia c’è una situazione più articolata. Si attendono i decreti delegati che daranno attuazione al programma previsto dalla legge 53, decreti utili per capire come impiegare le risorse di questo piano. Abbiamo necessità di integrare i vari livelli decisionali nel nostro Paese, penso all’Aifa, all’Agenas, si  deve creare una rete di competenze che sappiano valutare macchinari e fabbisogni. Se mi aspetto di avere  un beneficio in un determinato contesto, vuol dire che questi investimenti siano programmati a livello  regionale e attuati nelle diverse aziende sanitarie locali. Rischiamo di avere 3mila nuove apparecchiature  dislocate in contesti dove non c’è bisogno o non possono essere utilizzare: no quindi a cattedrali nel deserto,  come la nostra storia italiana ci ha insegnato. Serve una visione sistemica e mi auguro che l’Iss possa  partecipare alla stesura del documento unitario sulla valutazione di queste apparecchiature” annuncia  Marchetti.  

Michele Stasi presidente di AIFM, associazione italiana di fisica medica e sanitaria, che spiega: “dobbiamo stabilire dei criteri concreti con cui sostituire le grandi attrezzature. Ci sono degli strumenti che ci  consentono di discriminare, dati dal decreto 101/20 che ha recepito una direttiva europea e che raccoglieva  l’osservazione sul progresso tecnologico: con i cambiamenti tecnologici degli ultimi anni, le esposizioni  mediche sono aumentate anche del 50%. Tra i criteri da considerare ci sono quindi qualità e sicurezza delle attrezzature e la possibilità di dosare le  esposizioni su tutti i pazienti; oltre all’obbligo di inserire le informazioni e scegliere quali informazioni sulle  macchine radiologiche. Tutte le esposizioni devono essere registrate su supporto informatico, perché vanno  inviate al ministero della salute – sottolinea Stasi -. Un altro criterio: l’ottimizzazione delle esposizioni  mediche, ovvero mantenere il più basso livello di esposizione a fronte della migliore capacità diagnostica. Massimizzare i vantaggi e contenere i costi. Per questo sostituire le macchine senza avere beneficio rischia  di essere elevato. Ci sono poi gli aspetti delle responsabilità – ricorda Stasi -: lo specialista in fisica medica va  coinvolto in tutto il processo. Da oltre dieci anni c’è, dall’altra parte, il coinvolgimento molto importante di  Consip con tutte le società scientifiche. Il rinnovamento tecnologico deve essere uno strumento per  migliorare le cure e la soddisfazione dei bisogni di salute dei cittadini, questa è la nostra mappa” conclude  Stasi.  

AVVIAMO UNA NUOVA CULTURA DELLA SANITÀ PER IL NOSTRO PAESE: LA VISIONE DI UN’AZIENDA  SANITARIA E DI UN’AZIENDA TECNOLOGICA 

Marta Branca, direttore generale dell’Asl Roma 3 racchiude il su intervento sulla questione culturale che serve cambiare per attuare il rinnovo che soddisfi le necessità nel tempo: “ci siamo tutti entusiasmati  quando abbiamo letto le parole modernità, solidarietà, concretezza che caratterizzano il piano. Siamo  molto bravi a scrivere, programmare ed in questa fase storica vogliamo tutti lavorare per riscattarci agli  occhi del mondo, per cambiare le cose, ma sono scettica rispetto ai tempi di attuazione del Pnrr.  Ci sono norme che pianificano interventi e che necessitano di ulteriori norme, come i decreti delegati, ma in  sanità siamo abituati all’emergenza e siamo, dobbiamo essere più veloci, mentre i ministeri hanno tempi  più dilatati. Cinque anni sono un tempo breve, ha detto la Senatrice Vono, ma sono invece tanti secondo  me, sono troppi per fare le cose urgenti che servono – spiega Branca – e penso al fascicolo sanitario, per  esempio. Siamo i campioni dello sperpero, come diceva il deputato Briziarelli, per incompetenza anche  sanitaria: i nostri professionisti non sono in grado di fare valutazioni in HTA e ci sono sempre lacci e lacciuoli  per individuare le persone giuste a farlo. C’è poi il tema della burocrazia: la sanità, a tal proposito, è stata  obbligata a fare gli acquisti con Consip. Tante volte si risparmia di più comprando senza Consip ma tanti  colleghi evitano di farlo per timore della Corte dei Conti, un approccio da sanità difensiva. Inoltre, manca  l’integrazione sul territorio. Se un paziente dall’ospedale cerca prestazioni in continuità, gli viene detto di  portare con sé la documentazione, anche se le due strutture fanno parte dello stesso sistema regionale.  Non si è ancora riusciti a far parlare le diverse strutture. Infine, la frammentazione degli acquisti: più è alto il valore dell’appalto e più è alto il rischio di contenzioso, quindi assistiamo a gare di appalto che unificano e  che quindi durano anni, troppi anni. Se vogliamo far camminare sulle nostre gambe le idee contenute nel  Pnrr, e senza rassegnarci ad aspettare, possiamo farcela, ma serve un diverso approccio culturale” sferza  Branca. 

A chiudere il lungo giro della tavola rotonda è Luigi Sarzi Sartori, Strategic affairs manager di Samsung  Healthcare, che chiude il cerchio da cui è partita la discussione ricordando che “l’ingaggio sull’obsolescenza  va avanti da diversi anni, il Pnrr è anche la dimostrazione che la tenacia prima o poi qualche risultato lo  porta. In questo convegno si è riusciti a coinvolgere tutti gli attori ed è importante che siano raccolte a  confronto tutte le categorie, fondamentale che ognuno ascolti il punto di vista dell’altro. Questo piano  Marshall della nostra generazione è davvero un’occasione, a patto che non ci si perda nei meandri delle  zone d’ombra del nostro sistema: burocrazia e tempi sono fattori limitanti. Da quando pensi ad una gara a  quando le realizzi c’è un tempo dilatato che cambia i contesti in cui operare – enfatizza Sartori.  Mettere in piedi gare nazionali in poco tempo è un’operazione felice, magari si riuscisse a comprare almeno  1 miliardo di apparecchiature in meno di un anno, come è previsto dal piano. Tuttavia, si parla solo di un  pezzo di tecnologie ma bisogna ampliare la visione su tutta la strumentazione. Facciamo che questo sia solo  il primo passo per sistematizzare un cambiamento delle attrezzature a lungo termine e con una visione di  ampio respiro. Che sia l’inizio di una programmazione sanitaria vera e a tutto tondo”. 

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