Tabacco riscaldato, arriva la proposta per tassarlo al 100%: tra favorevoli e contrari, politici ed esperti a confronto

Eliminare lo sconto fiscale e destinare le risorse ai servizi di medicina territoriale: si apre il dibattito sull'emendamento al 'Dl Rilancio'
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA – Tassare al 100% il tabacco riscaldato e destinare i proventi ai servizi di medicina territoriale. E’ questa la proposta di un gruppo trasversale di deputati e senatori di maggioranza e opposizione che, capitanati dalla centrista Paola Binetti, hanno presentato un emendamento al dl rilancio.

La proposta prevede l’eliminazione dello sconto del 70% delle accise per i prodotti a tabacco riscaldato e, secondo le stime, potrebbe portare allo Stato maggiori introiti per 1,2 miliardi di euro in tre anni. Nelle intenzioni dei firmatari dell’emendamento queste risorse dovrebbero essere destinate a rafforzare la rete di medicina territoriale, la parte del Servizio Sanitario Nazionale più in difficoltà durante l’emergenza coronavirus.

L’agenzia Dire ha intervistato politici ed esperti per capire le posizioni in campo. Il fronte dei favorevoli appare trasversale, raccogliendo adesioni da Leu a Fi, passando per Pd e Udc. Contrari invece Italia Viva, che la giudica “una proposta senza senso”, e Fdi.

Pochi dubbi, invece, tra gli esperti che si schierano compatti a favore dell’aumento dell’imposta: l’accisa agevolata al 25% sarebbe “irrazionale”, non giustificata da evidenze scientifiche sulla minore pericolosità del tabacco riscaldato rispetto a quello tradizionale. L’attuale tassazione, inoltre, garantisce “margini di guadagno elevatissimi per i produttori” mentre, per i due anni appena trascorsi, i mancati incassi per lo Stato sono quantificabili in oltre 500 milioni.

BINETTI (UDC): “EVASIONE LEGALIZZATA, RECUPERARE RISORSE PER ASSISTENZA”

Basta sconti, tassare al 100% il tabacco riscaldato e destinare i proventi alla cura e all’assistenza domiciliare dei pazienti affetti da patologie cardio-respiratorie (malati con BPCO, con fibrosi cistica, malati rari) e dei soggetti piu’ fragili, anche dal punto di vista della salute, come gli anziani. Lo chiede la senatrice Udc, Paola Binetti, che, con un gruppo di altri parlamentari, si e’ fatta promotrice di emendamenti al dl rilancio e di una iniziativa per aggiornare la legge Sirchia.

Intervistata dall’agenzia Dire, l’esponente centrista, componente della commissione Sanita’ in Senato, spiega: “La nostra iniziativa e’ come una medaglia che ha due facce. Da un lato, un bisogno forte di implementare l’assistenza domiciliare. Noi sappiamo che tra le tante persone che hanno pagato il prezzo piu’ alto in questa epidemia” da coronavirus “ci sono gli anziani, ma non solo gli anziani che hanno contratto il covid, parliamo degli anziani che avevano gia’ una patologia pregressa che in qualche modo toccava la funzionalita’ cardio-respiratoria, presumibilmente anziani che vengono da patologie come enfisema polmonare e probabilmente anche fumatori cronici. Quindi persone che hanno nella loro vita consumato la loro riserva di capacita’ polmonare in condizioni di emergenza. Quindi, da un lato ci sono questi soggetti, e con loro c’e’ tutto un orientamento forte che noi chiamiamo necessita’ di spostare l’attenzione dalla logica ospedalo-centrica alla logica territoriale”.

Dall’altra parte– continua Binetti- la domanda che ci poniamo e’: con quali finanze, con quale risorse economiche potremmo fare questo? E abbiamo identificato il tabacco riscaldato, ossia le grandi case produttrici di tabacco. Perche’ non dimentichiamo che chi produce il famoso tabacco riscaldato sono sempre le stesse Major che producono il tabacco da sigaretta, ma con il pregiudizio che il tabacco riscaldato nuoccia meno alla salute“.

Adesso pero’, continua la senatrice, “ci sono studi che dimostrano che il tabacco riscaldato faccia male. Ci siamo detti allora che non e’ giusto che queste compagnie, che sono causa e concausa importante anche della morte di queste persone, abbiano uno sconto del 70% delle accise. È una cosa che non ha nessuna ragion d’essere”.

“Credo che avessero chiesto questo sconto” pagando solo il 30% delle tasse “con l’illusione che con il tabacco riscaldato il danno polmonare sarebbe stato inferiore. La scienza ora ci ha dimostrato che non e’ cosi’, quindi noi chiediamo due cose: che loro paghino il 100% delle tasse come e’ giusto e doveroso, altrimenti ci troveremmo di fronte ad una forma di evasione fiscale legalizzata; e che lo scopo di questa accise venga investito esattamente nell’assistenza domiciliare di quelle persone anziane, dei malati cronici e dei malati rari come chi soffre di fibrosi cistica. Cioe’ tutte le persone che in qualche modo vedono compromessa la loro funzionalita’ respiratoria”.

Binetti conclude: “La nostra battaglia parlamentare chiede questo, non vogliamo assumere un atteggiamento moralistico che dica alle persone ‘Non devi fumare’. Chiediamo poi un aggiornamento della legge Sirchia per la quale abbiamo presentato un disegno di legge, perche’ quando fu approvata non c’era il tabacco riscaldato. Davanti al decreto ‘rilancia Italia’ abbiamo detto: rilanciamo davvero l’Italia anche con politiche di equita’ fiscali in modo che ognuno paghi tutto cio’ che e’ dovuto”.

MANDELLI (FI): “COVID INSEGNA, DIAMO RISORSE AI TERRITORI”

“Di questo emendamento, presentato anche da Forza Italia, ne penso tutto il bene possibile, perche’ va nel solco dei grandi insegnamenti che ci ha lasciato questa brutta pagina della storia mondiale. Dobbiamo rafforzare la medicina territoriale, facendo in modo che sul territorio ci sia una rete di professionisti della salute“. Risponde cosi’ il deputato di Forza Italia, Andrea Mandelli, interpellato su un emendamento al Decreto Rilancio (presentato da diversi partiti politici) che punta ad una rimodulazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato per ottenere risorse da destinare all’assistenza sanitaria domiciliare, nel corso di un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire.

“Medici, farmacisti e infermieri, insieme a tutta la catena degli operatori sanitari- ha proseguito- sono in grado di dare una risposta globale e sostanziale alle esigenze dei cittadini italiani. Rafforzare il territorio significa trovare le risorse, ma bisogna trovare la via. Per questo anche Forza Italia ha presentato convintamente questo emendamento. Ora saremmo molto contenti se il governo ci potesse ascoltare“.

Ma cosa non ha funzionato in Italia durante l’emergenza sanitaria? “Parlo di quello che ho visto- ha risposto Mandelli all’agenzia Dire- e cioe’ soprattutto un grande sforzo dei medici di medicina generale, che hanno avuto una difficolta’ enorme, da soli, a far fronte ad un’emergenza incredibile. Poi ho visto le farmacie dare una risposta di sistema unico, perche’ sono state aperte giorno e notte, anche durante i festivi, riuscendo ad intercettare gli italiani in maniera continuativa. Ho visto la medicina del territorio riorganizzarsi, ho visto persino farmacisti stampare le ricette che venivano inviate dal medico al paziente. Ma sopratutto ho visto una grande risposta da parte delle farmacie italiane che hanno risolto i problemi degli italiani, non per forza somministrando farmaci- ha concluso il deputato- ma magari elargendo quelle medicine che non passa la mutua, cioe’ il sorriso e il conforto”.

FASSINA (LEU): “VANTAGGIO INGIUSTIFICABILE, MEDICINA TERRITORIALE E’ DECISIVA”

“Appoggiamo questo emendamento per una ragione fondamentale: durante la pandemia, in particolare in alcune regioni, abbiamo visto quanto sia rilevante l’assistenza sanitaria territoriale e la connessione tra la sanita’ e gli interventi di carattere sociale. Ma soprattutto abbiamo visto il deficit di alcune assistenze territoriali, come quelle lombarde”. Risponde cosi’ il deputato di Liberi e Uguali, Stefano Fassina, interpellato su un emendamento al Decreto Rilancio (presentato da diversi partiti politici) che punta ad una rimodulazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato per ottenere risorse da destinare all’assistenza sanitaria domiciliare, nel corso di un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire.

“L’emendamento rafforza un intervento gia’ contenuto nel Decreto Rilancio da parte del governo- ha proseguito Fassina- intervenendo su un consumo che e’ sempre piu’ ricerche, documentazione ed evidenze dimostrano di essere nocivo per salute. Riduce un vantaggio di accisa che oggi ha il tabacco riscaldato rispetto alle sigarette tradizionali. Il tabacco riscaldato paga un’accisa che e’ del 25% rispetto al 75% pagato sulle sigarette– ha spiegato- quindi vogliamo ridurre questo vantaggio sostanzialmente ingiustificato. Poi possiamo modulare l’intervento dal primo gennaio dell’anno prossimo in modo graduale, tuttavia e’ un’esigenza seria che va a migliorare le condizioni della salute dei nostri cittadini”.

Il Decreto Rilancio, intanto, mette in campo 1,26 miliardi di euro per potenziare la rete di sorveglianza e le cure domiciliari. C’era bisogno del Covid-19, secondo lei, per accorgersi dell’importanza che riveste il Servizio sanitario nazionale? “Purtroppo si’- ha risposto Fassina- veniamo da decenni in cui sotto la rubrica ‘sprechi’ si e’ tagliato sistematicamente sul Servizio sanitario nazionale. È vero che gli sprechi c’erano, ma le risorse che dovevano essere sottratte agli sprechi si sarebbero dovute reinvestire nel SSN, che invece ha avuto una carenza di risorse anche in rapporto al Pil. Mentre in tutti gli altri Paesi europei e’ aumentata la spesa pubblica sanitaria in rapporto al Pil, perche’ c’e’ l’invecchiamento della popolazione e l’innovazione tecnologica, da noi invece e’ diminuita. Purtroppo c’e’ voluto il Covid per riconoscerlo”.

Ma se dovesse verificarsi una seconda ondata in autunno, il sistema ce la fara’ a reggere? “In questi mesi mi sono risparmiato di fare previsioni perche’ non ho le competenze, non sono ne’ un virologo ne’ un medico, ascolto quello che viene indicato dal governo- ha risposto ancora Fassina- Ritengo che ci sia una variabile fondamentale, non siamo di fronte ad un meccanismo automatico: dipende molto dai comportamenti che avremo, se saremo responsabili le probabilita’ che si verifichi una seconda ondata ovviamente si riducono“.

In ogni caso, secondo il deputato di LeU, saremo sicuramente “piu’ preparati- ha aggiunto- speriamo che i tempi per l’arrivo del vaccino, che nei giorni scorsi ha avuto un importante passaggio in termini di impegno dello Stato italiano, attraverso un’azienda di Pomezia, possa aiutarci. Dopodiche’ abbiamo un numero di terapie intensive molto superiore rispetto a quello che avevamo all’inizio e l’assistenza domiciliare potra’ consentirci di riconoscere il prima possibile i contagi, circoscrivendoli ed evitando la diffusione del virus”.

I servizi territoriali potranno quindi adempiere alla loro funzione di filtro, che probabilmente e’ un po’ venuto meno durante l’emergenza… “Per questo l’emendamento e’ importante-ha commentato il deputato- Il decreto, gia’ nella versione approvata dal governo, stanzia risorse. Ma poiche’ riteniamo che sia decisiva la medicina territoriale e vi sono fonti di finanziamento che non uccidono nessuna impresa, perche’ si tratta di ridurre un vantaggio ingiustificabile, credo che l’approvazione dell’emendamento- ha concluso- sia utile agli italiani e al Servizio sanitario nazionale”.

PAGANO (PD): “ODIOSA NICCHIA DI PRIVILEGIO, PIÙ RISORSE PER ASSISTENZA”

“Non facciamo qualcosa contro qualcuno, ma lo facciamo per garantire un’assistenza domiciliare piu’ efficace, soprattutto in una fase in cui dobbiamo rafforzare i presidi di prossimita’ sanitaria o comunque di integrazione sociosanitaria. E l’assistenza domiciliare lo e’ sicuramente. Peraltro era un’odiosa nicchia di privilegio, che non trovava neanche proporzione nella capacita’ occupazionale che quel comparto ha”. Risponde cosi’ il deputato del Pd, Ubaldo Pagano, interpellato su un emendamento al Decreto Rilancio (presentato da diversi partiti politici) che punta ad una rimodulazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato per ottenere risorse da destinare all’assistenza sanitaria domiciliare, nel corso di un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire.

Ma secondo lei, durante l’emergenza sanitaria, e’ mancata un’assistenza territoriale, sopratutto in alcune regioni? “È prematuro trarre conclusioni- ha risposto Pagano all’agenzia Dire- ma pare evidente che laddove la sanita’ aveva completamente abdicato al proprio ruolo di presenza territoriale, con una rete diffusa della medicina generale e dei pediatri di libera scelta o attraverso l’assistenza domiciliare, il risultato e’ stato sicuramente peggiore in termini di capacita’ di risposta di mappatura del bisogno e di tracciatura di tutti quelli che erano i potenziali contagi. Laddove invece il sistema territoriale ha funzionato, anche in presenza di una diffusione importante della pandemia, vi e’ stata una risposta tempestiva e si e’ riusciti a contenere sia in termini di capacita’ di ospedalizzazione sia di essere tempestivi per evitare che un aggravamento portasse inevitabilmente ad un decesso”.

Secondo il deputato del Pd, da questa emergenza abbiamo imparato che “non sempre l’efficacia e l’efficienza vanno a braccetto con l’economicita’– ha proseguito Pagano- Bisogna infatti garantire i servizi prestazionali a prescindere dalle economicita’, ma preparandosi per fasi acute che possono essere sempre dietro l’angolo come e’ stata questa emergenza sanitaria legata ad un virus. Un tempo vi erano i sanatori, di fatto degli antesignani di strutture dedicate per la cura di malattie infettive, ora dobbiamo fare la stessa cosa. Dobbiamo creare sul territorio una rete diffusa che monitori e sappia intervenire con tempestivita’, laddove si creino focolai di qualsiasi natura. Serve un medicina territoriale, servono medici di base, servono strutture dedicate per le emergenze epidemiologiche e serve un’assistenza domiciliare, che permette una mappatura quasi militare del bisogno del territorio. Solo cosi’, solo attraverso uno screening preventivo, si riescono a prevenire fenomeni- ha concluso- come quello che purtroppo si e’ verificato il Lombardia”.

FREGOLENT (IV): FINE PROPOSTA GIUSTO, STRUMENTO NO

Noi come Italia Viva non abbiamo aderito alla proposta e non siamo firmatari dell’emendamento, semplicemente perche’ il tema su come sensibilizzare giustamente la sanita’, soprattutto quella pubblica, dopo quello che e’ successo durante questa emergenza, che ha fatto vedere la fragilita’ del sistema sanitario italiano, e’ importante. Noi pero’ come Italia Viva siamo da sempre contrari all’aumento delle tasse e non vediamo perche’ i cittadini italiani devono pagare il sistema sanitario, quando ci sono delle misure che noi non condividiamo, come Quota 100 o Reddito di cittadinanza, che cubano, quelli si’, migliaia di milioni di euro e che servirebbero, quelli si’, a ristrutturare tutta la sanita’ territoriale in modo tale che un’emergenza come quella che abbiamo vissuto non si riproponga piu'”. Risponde cosi’ la deputata di Italia Viva, Silvia Fregolent, interpellata su un emendamento al Decreto Rilancio (presentato da diversi partiti politici) che punta ad una rimodulazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato per ottenere risorse da destinare all’assistenza sanitaria domiciliare, nel corso di un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire.

Da sempre Italia Viva e’ contraria all’aumento delle tasse– ha sottolineato ancora Fregolent- non vediamo perche’ i cittadini devono finanziare in questo modo la sanita’. La storia di aumentare il prezzo del pacchetto di sigarette, tanto poi i cittadini fumatori utilizzeranno la sanita’, oppure quella di aumentare, come fu proposto nella passata Legge di Stabilita’, il prezzo delle sigarette elettroniche, sono sono degli escamotage che non hanno molto senso“.

“Aumentare un pacchetto di sigarette- ha ribadito la deputata- mi sembra una furbata da far pagare ai cittadini, piuttosto ragioniamo su come aumentare le risorse nella sanita’ pubblica, facendo scelte politiche piu’ serie“.

Secondo Fregolent, intanto, il Covid-19 ha mostrato tutta la fragilita’ del SSN nell’avere “21 sistemi sanitari regionali diversi. Noi avevamo provato a fare qualcosa di diverso con quel referendum andato male il 4 dicembre 2016– ha ricordato- ma io rispetto i cittadini e non voglio dire ‘l’avevamo detto’, perche’ non e’ questo il punto. Ma la verita’ e’ che 21 sistemi regionali non li regge nessuno, neanche le nazioni piu’ federaliste dell’Italia. L’aspetto buono della tragedia che abbiamo vissuto e’ che abbiamo imparato la lezione”.

Piu’ in generale, in merito alla tutela delle professioni sanitarie, Fregolent ha infine fatto sapere di aver chiesto alla sottosegretaria alla Salute, Sandra Zampa, di fare “un punto della situazione, per capire perche’ le regioni hanno reagito in maniera diversa all’emergenza, anche quelle che noi pensavamo funzionassero di piu’- ha concluso- come la Lombardia e il Piemonte”.

RAMPELLI (FDI): “BASTA TASSE, MEGLIO SHOCK FISCALE”

“Insieme a milioni di italiani sto ancora aspettando che vengano eliminate le accise che ci trasciniamo da qualche decennio e che evocano persino le campagne d’Africa. Non mi pare opportuno allora mettere altre tasse su qualunque prodotto, soprattutto in un momento in cui gli italiani si attendono casomai uno shock fiscale e un regime di tassazione piu’ umano e contenuto anche da un punto di vista quantitativo”. Risponde cosi’ Fabio Rampelli (FdI), vicepresidente della Camera, interpellato su un emendamento al Decreto Rilancio (presentato da diversi partiti politici) che punta ad una rimodulazione dell’accisa sui prodotti da tabacco riscaldato per ottenere risorse da destinare all’assistenza sanitaria domiciliare, nel corso di un’intervista rilasciata via Skype all’agenzia Dire.

“Bisognerebbe tendere una mano a chi ha bisogno, in particolare alle piccole realta’ produttive- ha proseguito Rampelli- e magari avere un po’ piu’ di rigore verso i colossi, che quasi sempre vengono clamorosamente soccorsi. E invece purtroppo abbiamo l’immagine consueta di uno Stato forte con i deboli e debole con i forti”.

Secondo Rampelli, quindi, fermo restando che “le esigenze di rafforzamento del nostro sistema sanitario sono reali- ha proseguito- penso che possano e debbano essere trovate altre soluzioni, magari per arrivare ad una eventuale emergenza autunnale piu’ pronti ma soprattutto per cominciare a prendere confidenza finche’ la globalizzazione non sara’ adeguatamente corretta”.

Il Covid-19, per il deputato di Fratelli d’Italia, e’ infatti “frutto di una globalizzazione sbagliata e non regolamentata– ha sottolineato- e finche’ le cose andranno in questa direzione e nessuno si porra’ il problema di correggere questo rapporto con la globalizzazione, sara’ indispensabile riattivare una serie di settori che erano stati quasi archiviati nell’utopia progressista, immaginando che intere infezioni fossero state debellate dalla faccia della terra. E invece dovremmo comunque farci una ragione del fatto che le reazioni internazionali consentono in epoca di globalizzazione una libera circolazione delle merci e delle persone e a maggior ragione una libera e piu’ insidiosa circolazione anche dei virus”.

Rampelli ha quindi voluto ricordare che “con tutta probabilita’, anche se nulla e’ mai stato confermato”, che il paziente zero in Europa “si e’ manifestato in Germania. Le relazioni tra la Germania e la Cina negli ultimi due decenni sono notoriamente diventate asfissianti, la gloriosa e antica industria pesante tedesca non produce piu’ un granche’, nel senso che assembla componentistica che viene realizzata prevalentemente in Cina. Dal cuore della Germania, dalla Baviera, le relazioni commerciali con il nord Italia, in particolare con la Lombardia, sono altrettanto note, cosi’ come con la Francia sudorientale. Quindi questo triangolo d’Europa, che addirittura qualche centro studi ha immaginato potesse diventare una regione autonoma virtuosa europea, si e’ trovato con la gola strangolata da questa terribile emergenza sanitaria”.

Ma quali errori l’Italia non deve piu’ compiere di fronte ad una nuova emergenza sanitaria? “A mio giudizio la prima cosa che e’ mancata e’ stata l’informazione da parte della Cina– ha risposto Rampelli all’agenzia Dire- tant’e’ che esistono diverse richieste di risarcimento danni, anche noi come Fratelli d’Italia abbiamo presentato una mozione in Parlamento, perche’ c’e’ stato un ritardo nelle comunicazioni. La stessa Organizzazione mondiale della Sanita’ e’ stata fallace o comunque tardiva, non permettendo ai vari Stati di adottare nei tempi necessari le adeguate misure preventive”.

Ma secondo il deputato di Fratelli d’Italia anche il governo italiano e’ colpevole di un ritardo: “Col senno del poi e’ facile esprimere giudizi, per carita’- ha commentato- ma l’Oms ha dato comunque l’allarme, anche se tardivo, dicendo esplicitamente che questo virus si stava diffondendo ad una velocita’ incredibile in tutto il mondo, fino ad arrivare alla dichiarazione di pandemia. Allora diciamo che il governo italiano avrebbe dovuto mettere in campo delle procedure che non si e’ sentito di fare. Quando noi, Giorgia Meloni per prima, abbiamo chiesto che i famosi 2500 cinesi rientrati a Prato, in Toscana, fossero messi in quarantena sembravamo dei pazzi, degli xenofobi e degli allarmisti. Invece alle frontiere andavano effettuati tutti i controlli, per scovare i passeggeri, i turisti e i cittadini cinesi, non certo per torturarli, ma semplicemente per metterli in quarantena- ha concluso- e verificare che non portassero con loro l’infezione”.

CERIANI (ECONOMISTA): “ACCISA AL 25% IRRAZIONALE, E’ ORA DI ALZARLA”

“Quando decidemmo di applicare un’accisa del 50% ai prodotti del tabacco riscaldato ci sembro’ una scelta ragionevole. Non trovo nessun motivo razionale per averla portata al 25% due anni fa. Forse oggi bisognerebbe alzarla oltre il 50%”. Vieri Ceriani, economista, e’ stato sottosegretario all’Economia nel governo Monti.

Interpellato dall’agenzia Dire, ricorda: “Nel 2015 abbiamo riformato l’accisa sul tabacco in generale e sui prodotti da inalazione, creando una tassazione delle sigarette elettroniche e dei prodotti riscaldati, trattando allo stesso modo la sigaretta elettronica e i prodotti riscaldati, tassandoli con un’accisa specifica pari al 50% dell’accisa complessivamente gravante sulla sigaretta piu’ venduta. Perche’? Perche’ non si sapeva bene quanto fossero piu’ o meno dannose queste nuove forme di fumo”.

Poi, la detassazione: “Due anni fa quell’accisa e’ stata abbasssata al 25% senza nessuna connessione alla pericolosita’ del prodotto. Sicuramente la scelta di abbassarla non ho trovato nessun elemento che lo giustificasse”.

Non solo, osserva Ceriani, qualcosa negli ultimi tempi e’ cambiato e dimostra che il tabacco riscaldato non e’ innocuo: “Da uno studio dell’Istituto superiore di sanita’ si evince che non c’e’ nessun dimostrazione che questo prodotto sia meno dannoso. L’Iss riprende le raccomandazioni dell’Oms che dice di non aiutare una diffusione di questi strumenti che incoraggiano un atteggiamento piu’ permissivo verso fumo in genere e quindi verso la sigaretta tradizionale”.

Uno sguardo all’estero, prosegue l’ex sottosegretario, offre un panorama diverso da quello italiano. “Negli Stati Uniti- dice ancora Ceriani– la tassazione e’ al 100%, in alcuni Paesi asiatici come Corea e Giappone l’accisa e’ stata portata all’80%. La tendenza nei Paesi in cui questo prodotto e’ diffuso e’ all’aumento della tassazione. Il 50% allora sembrava una scelta ragionevole, il 25% non ha alcun motivo razionale”.

E’ ora quindi di intervenire e alzare l’accisa? “A me sembra che a questi livelli di tassazione e di prezzo i produttori abbiano dei margini cospicui di ricavo rispetto alla sigaretta tradizionale, non mi sembra che ci sarebbe un danno per i produttori tale da metterli fuori mercato“.

BANDINI (COMPETERE): “1,2 MLD DI RISORSE PER LO STATO IN TRE ANNI”

Portando lo sconto fiscale di cui gode il tabacco riscaldato dal 75% al 20% rispetto all’accisa delle sigarette tradizionali sarebbe possibile recuperare un gettito potenziale pari a 1,2 miliardi di euro nel triennio 2020-2022. E’ quanto emerge da uno studio di Competere (‘tabacco riscaldato-il privilegio incomprensibile’), think tank che elabora politiche e pratiche per lo sviluppo sostenibile.

“Una cifra- dice il direttore generale Giacomo Bandini- che potrebbe essere utilizzata, in un momento di emergenza, anche ai fini dell’assistenza domiciliare dei tanti cittadini che oggi sono costretti, a causa del virus, a rimanere isolati o a rimanere in casa per ricevere assistenza”.

Interpellato dall’agenzia Dire, Bandini spiega: “I prodotti del tabacco riscaldato sono sicuramente un’innovazione nel mercato difficilmente innovabile come quello del tabacco e se dimostreranno di avere un impatto e un rischio ridotto sulla salute dei consumatori sara’ sicuramente una notizia positiva. Tuttavia- precisa- a oggi nessuna autorita’ nazionale preposta alla tutela della salute ha confermato che vi sia effettivamente un rischio ridotto sulla salute“.

Poi, appunto, c’e’ il lato fiscale della questione: “Nel nostro studio- racconta ancora Bandini- abbiamo anche evidenziato come grazie a uno sconto fiscale, un 75% in meno dell’aliquota applicata ai prodotti del tabacco tradizionale oggi lo Stato ha rinunciato sostanzialmente a piu’ di 500 milioni di entrate fiscali applicabili ai prodotti del tabacco riscaldato, questo negli ultimi tre anni. Abbiamo anche evidenziato come questo sconto fiscale non fosse suffragato da nessuna decisione ufficiale, da nessun riscontro scientifico vidimato dall’Istituto superiore di sanita’ o comunque dal ministero della Salute circa appunto il rischio ridotto”.

Infine, Bandini conclude: “Abbiamo stimato visto che quello del tabacco riscaldato e’ un mercato in crescita e che nei prossimi tre anni le entrate potenziati per l’erario sono superiori al miliardo di euro, una cifra che potrebbe essere utilizzata in un momento di emergenza anche ai fini dell’assistenza domiciliare dei tanti cittadini che oggi appunto sono costretti a causa del virus a rimanere isolati o a rimanere in casa per ricevere assistenza”.

SPALLONE (LUISS): “PER PRODUTTORI MARGINI DI GUADAGNO ELEVATISSIMI”

Innalzare la tassazione sul tabacco riscaldato per favorire iniziative a sostegno della salute dei cittadini mi sembra una proposta da prendere in seria considerazione”. Marco Spallone, professore di Economia all’Universita’ di Pescara e al Casmef (Centro Arcelli per gli studi monetari e finanziari) della Luiss, promuove l’iniziativa di un gruppo di parlamentari promotore di emendamenti al decreto rilancio per aumentare le accise sul tabacco riscaldato.

Interpellato dall’agenzia Dire, Spallone spiega: “Innanzitutto perche’ il comparto del tabacco riscaldato sta crescendo molto rapidamente, anche per la percezione che hanno i cittadini che esso sia meno nocivo rispetto agli altri prodotti del tabacco, una percezione che al momento deve essere ancora verificata. Un altro motivo per cui questa proposta debba essere presa in considerazione e’ che la tassazione al momento e’ molto bassa e garantisce margini elevatissimi per i produttori. Questo significa che un innalzamento della tassazione potrebbe comunque permettere ai produttori di essere remunerati per lo sforzo che hanno fatto in termini di innovazione di prodotto”.

Spallone, poi, domanda: “Si tratta di una tassa di scopo? Questo dipende da quanto in modo rigido venga definito lo scopo e quanto questo scopo rimanga costante nel tempo. Nel complesso mi sembra che in un momento di crisi come questo rinunciare a introiti fiscali innalzando la tassazione sul tabacco riscaldato possa essere una scelta molto azzardata“.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

17 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»