VIDEO| In India impegno green e per la parità di genere con i tuk-tuk elettrici

Nel 2016 l'ong milanese Acra ha lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con ong e imprese locali e co-finanziato dall’Ue
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

ROMA  – Migliorare la condizione economica delle famiglie, favorire l’inclusione lavorativa delle donne e ridurre lo smog nelle città: tre obiettivi complessi, ma che la ong Acra sta provando a realizzare a Bangalore e Chennai, due metropoli nel sud dell’India. E per farlo la chiave è il tuk-tuk, piccolo e popolare veicolo a tre ruote.

Tra le affollate e colorate strade indiane questi piccoli taxi, anche noti come auto-risciò, sono tra i mezzi di trasporto più diffusi. Impossibile non riconoscerli: il design ricalca quello dell’Ape Piaggio e in India permettono ogni giorno a milioni di persone di spostarsi, dove i mezzi pubblici non sono efficienti e non sempre si dispone di un mezzo privato.

Guidare un tuk-tuk è quindi uno dei lavori più diffusi, soprattutto tra gli strati medio-bassi della società, a fronte però di salari esigui, poche tutele e un forte impatto in termini di emissioni di Co2.

Nel 2016 l’ong milanese Acra ha così lanciato il progetto Namma Auto, realizzato in partnership con altre ong e imprese locali e co-finanziato dall’Unione Europea all’interno del Programma Switch Asia per la promozione di modelli di consumo e di produzione sostenibili.

A oggi Namma Auto ha coinvolto 13.000 autisti e 75.000 persone in generale. “Solo a Bangalore ci sono 200.000 tuk-tuk e il nostro primo obiettivo è incoraggiare gli autisti a passare alle tecnologie pulite” spiega all’agenzia Dire Manju Manon, la referente del progetto. “Attraverso Namma Auto favoriamo l’accesso al credito per gli autisti, permettendo loro di convertire gli auto-risciò oppure di acquistarne di elettrici grazie a specifici accordi con le imprese”.

Un lavoro che viene preceduto dal sostegno economico delle famiglie. “Spesso gli autisti non dispongono neanche di un conto in banca perché sono costretti a spendere il guadagno quotidiano per i bisogni della famiglia” continua Manon. “Accedere a un prestito diventa così molto difficile. Cerchiamo quindi di incoraggiarli a risparmiare denaro per migliorare la loro condizione finanziaria e ciò si è rivelato cruciale in questa fase di emergenza Covid-19, in cui hanno smesso di lavorare”.

Il lockdown in India ha costretto per oltre due mesi in casa milioni di famiglie e a subire l’impatto più drammatico sono stati i lavoratori giornalieri, come gli autisti. “Sono tra i più vulnerabili a queste circostanze – sottolinea Manon – quindi e’ stato utile ad esempio sostenerli nello stipulare accordi con i supermercati per consegnare la spesa a domicilio, dato che le persone non potevano uscire”.

Un’attività a cui Acra e i partner hanno affiancato la distribuzione di pacchi alimentari alle famiglie indigenti, insieme a mascherine, guanti e altri prodotti per l’igiene. Poi ci sono stati corsi online per informare gli autisti sulle norme da rispettare sui tuk-tuk, sottolinea la referente del progetto, ed è stata fornita un’assicurazione medica per il Covid-19, con l’aiuto di un’altra impresa sociale, “per garantire una retribuzione fissa in caso di malattia”.

Un altro nodo del progetto è l’inclusione delle donne, che fino a poco tempo fa rinunciavano a questo mestiere perché dominato dagli uomini. “Tante donne, dai 18 ai 55 anni, hanno deciso di mettersi in gioco, e hanno aderito al nostro progetto per diventare autiste” dice Manon. “Vedere più donne fare questo lavoro sta promuovendo un cambiamento nella società. E’ molto bello che tra gli autisti si sia creata una certa solidarietà: al di là della competizione, spesso le donne sono accettate e aiutate“.

Oltre al sostegno per acquistare i veicoli, alle autiste vengono forniti training per evitare di ritrovarsi in situazioni di pericolo. “E’ sufficiente – dice Manon – guidare di giorno ed evitare le zone più isolate”. In questo modo le donne possono ambire a una certa indipendenza economica, permettendo alle famiglie di avere due fonti di reddito oppure, per le madri sole, di mantenere i propri figli.

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on email
Share on print

Leggi anche:

17 Giugno 2020
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»