L’Italia ha raggiunto la iodosufficienza: mangiamo con la giusta quantità di sale

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Lo sancisce l'indagine dell’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia-Osnami dell’Istituto superiore di sanità
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ROMA – ‘Noi mettiamo l’orgoglio dappertutto, come il sale’. Sono passati più di 200 anni dalle parole del presbitero Jean-Marie Baptiste Vianney. Probabilmente oggi anche in Francia si è imparato a mangiare dosando le quantità di sale. Sicuramente ne siamo consapevoli in Italia, dato che il nostro paese ha raggiunto la iodosufficienza.

È questo infatti il risultato dell’indagine dell’Osservatorio nazionale per il monitoraggio della iodoprofilassi in Italia-Osnami dell’Istituto superiore di sanità, in collaborazione con gli osservatori regionali per la prevenzione del gozzo, realizzata proprio per valutare l’assunzione di iodio nel paese.

Lo studio, che ha riguardato 4.000 bambini, ha coinvolto 9 regioni rappresentative del nord, centro e sud Italia: Liguria, Emilia-Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Calabria e Sicilia. La determinazione della concentrazione urinaria di iodio effettuata sui piccoli di età compresa tra gli 11 e i 13 anni ha evidenziato il raggiungimento della iodosufficienza in tutte le regioni prese in esame, mentre la valutazione ecografica del volume tiroideo in questi bambini ha mostrato la scomparsa del gozzo in età scolare.

In collaborazione con i centri di screening neonatale per l’ipotiroidismo congenito di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto-Verona e Calabria, è stata inoltre analizzata, la frequenza di valori elevati di Tsh neonatale, marcatore utilizzato per lo screening neonatale dell’ipotiroidismo congenito in tutti i neonati, e che costituisce un indicatore di nutrizione iodica in epoca neonatale e, indirettamente, della gravidanza.

Anche dall’analisi di questo indicatore è emerso un miglioramento, con una riduzione dei valori elevati: si è passati dal 6.4% nel 2004 al 4.9% nel 2018, mentre è attualmente in corso un più accurato monitoraggio delle donne in gravidanza.

“Il raggiungimento della iodosufficienza -ha commentato Antonella Olivieri, responsabile dell’Osnami -certamente rappresenta un traguardo importante per la salute pubblica. Tuttavia, in una prospettiva futura esso costituisce solo un primo passo nel lungo percorso ancora da fare per consolidare il programma nazionale di iodoprofilassi. L’obiettivo che il paese ora dovrà porsi sarà quello di garantire la sostenibilità di questo importante programma di prevenzione”. Olivieri ha aggiunto che “ciò sarà possibile se si potrà realizzare una incisiva azione di formazione sull’importante tema della prevenzione dei disordini da carenza iodica che sia rivolta non solo alle nuove generazioni di medici, nutrizionisti e dietisti, ma anche agli studenti della scuola primaria e secondaria di primo e secondo grado, così come già sperimentato con successo con il protocollo d’intesa tra Istituto superiore di sanità, società scientifiche, associazioni dei pazienti e Miur nel triennio 2016-2019”.

Altro dato importante è l’utilizzo del sale iodato: ne fa uso circa il 70% delle famiglie dei bambini reclutati, dato coerente con i risultati dello studio Passi condotto dall’Iss su 130.000 intervistati adulti, che ha evidenziato l’uso del sale iodato nel 74% degli italiani intervistati.

Presentati a ridosso della Settimana mondiale della tiroide (24-30 maggio), questi dati sono il risultato della seconda sorveglianza sullo stato nutrizionale iodico della popolazione italiana (Rapporto Istisan ‘Monitoraggio della iodoprofilassi in Italia-dati 2015-2019’) e giungono a 15 anni dall’approvazione della legge 55/2005 ‘Disposizioni finalizzate alla prevenzione del gozzo endemico e di altre patologie da carenza iodica’, che ha introdotto il programma di iodoprofilassi nel nostro paese regolando la vendita e l’utilizzo del sale iodato.

Il successo del programma nazionale di iodoprofilassi, che si basa sull’uso di sale iodato, è stato raggiunto nonostante negli ultimi anni in Italia sia stata osservata una riduzione di circa il 12% del consumo di sale nella popolazione, così come dimostrato da un recente studio coordinato dall’Iss. Questa, che sembra una contraddizione, si spiega con il fatto che la concentrazione di iodio nel sale commercializzato in Italia, pari a 30 mg/kg, è, almeno per il momento, sufficiente a contrastare l’impatto di tale riduzione. Non ci resta ora che andare a mangiare. Ovviamente ‘cum grano salis’, come scriveva Plinio il Vecchio nel suo trattato naturalistico ‘Naturalis historia’.

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