Londra rischia la Scozia, ma potrebbe trovare il Gabon

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Tour britannico per il presidente Bongo: vuole il Commonwealth
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ROMA – Da “Great Britain” a “Global Britain”; magari con una Scozia in meno e un Gabon in più. Fantasie geopolitiche e però pure annunci social con tanto di scadenza: il prossimo vertice del Commonwealth, a fine giugno o poco più in là.

Accade che il presidente del Paese africano, Ali Bongo, sia arrivato in visita a Londra per un colloquio con la segretaria generale dell’organismo che riunisce oltre 50 ex colonie di Sua maestà. Lei si chiama Patricia Scotland (coincidenza) e avrebbe promesso di andare avanti nei negoziati di adesione nonostante il Gabon, un ex possedimento di Parigi, faccia tuttora parte dell’Organizzazione internazionale della Francofonia. Dopo l’incontro Bongo ha twittato con l’hashtag #GabonForward (in inglese) assicurando che il percorso potrebbe essere definito già al prossimo vertice del Commonwealth, in programma nella capitale ruandese Kigali. Del via libera Bongo ha parlato anche in un secondo colloquio londinese, con il principe Carlo d’Inghilterra. Stando ai cinguettii presidenziali, in primo piano ci sono stati protezione dell’ambiente, sviluppo sostenibile e clima, anche guardando alla conferenza Cop26 in programma a novembre in Scozia.

Come ha ricordato la rivista Jeune Afrique, il Gabon è un produttore di petrolio ma si è impegnato a tagliare del 50 per cento le emissioni inquinanti entro il 2025. E da tempo il principe Carlo promette un fondo verde per il sostegno all’economia circolare, del quale i Paesi del Commonwealth potrebbero beneficiare. Più in generale, secondo il coordinatore degli Affari presidenziali del Gabon, Noureddin Bongo Valentin, Libreville mira a “diversificare i partner” e ad “accelerare le prospettive di sviluppo”.

Se agli annunci seguissero gli accordi, in Gabon l’inglese diventerebbe la seconda lingua ufficiale dopo il francese. Un po’ come già accaduto proprio in Ruanda, insieme con il Mozambico l’unico altro Paese del Commonwealth che non è un’ex colonia britannica. Kigali rappresenterebbe un modello per Libreville anche perché resta parte dell’Organizzazione internazionale della Francofonia. L’idea di Bongo sarebbe questa: ritrovarsi con un alleato in più, approfittando degli scossoni della Brexit, senza rinunciare a un legame speciale con Parigi.

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