Alice Soru e il co-working digital sardo che anticipa l’ufficio del futuro

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Non solo novità in fatto di ufficio, ma anche welfare aziendale d'avanguardia per Open Campus, una società che è un vero laboratorio di innovazione
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ROMA – Immerso nel verde, vista mare, tra la laguna di Cagliari e un parco di ulivi. Segue la sua intuizione Alice Soru, 40 anni, ceo di Open Campus e mamma di una bambina di 11 mesi, e in quello spazio lasciato vuoto nel 2012 dal ridimensionamento della società di telecomunicazioni sarda Tiscali, decide di creare un co-working, ispirata da una startup competition a Milano, dove proprio in quegli anni cominciavano a spuntare le prime sperimentazioni di ‘lavoro condiviso’.

Nata come spin off di Tiscali nel 2013, Open Campus è dal 2016 una srl autonoma, laboratorio di innovazione aperta e collaborativa che aiuta aziende e pubbliche amministrazioni a innescare percorsi di innovazione digitale. Alla sua guida Soru, nella lista 2020 di Startup Italia delle donne che stanno cambiando il mondo della tecnologia, dell’innovazione e del business in Italia.

DAGLI STUDI CLASSICI ALL’INNOVAZIONE DIGITALE

Eppure il percorso di formazione di Alice parla di tutt’altro: “Ho frequentato il liceo classico e all’università il corso di laurea in Archeologia- racconta all’agenzia di stampa Dire Soru- Subito dopo l’università mi sono resa conto di voler fare qualcosa di più legato alla gestione dei beni culturali a livello manageriale. Così mi sono iscritta a un master in management per l’arte e la cultura e poi ho cominciato a lavorare a Bologna per una società che si occupava di sviluppo del territorio attraverso la cultura”.

IL RITORNO IN SARDEGNA E L’INCONTRO CON TISCALI

A 30 anni la decisione di tornare sull’isola, dove nel frattempo i suoi si erano trasferiti da Milano, la città di Alice fino ai 18 anni. “La mia vita da adulta la immaginavo a Cagliari, mi piace moltissimo la dimensione della città media- dice- Ho iniziato a lavorare in Tiscali dove mi occupavo di progetti legati al mondo della cultura e dello spettacolo per il portale. Così ho scoperto il mondo dei media online”. A mancare, però, nella routine lavorativa di Soru è “l’aspetto relazionale, lo stare con le persone fisicamente“. Da qui l’idea del co-working, con una forte spinta sull’innovazione digitale, e la scelta di creare uno spin off, di cui da subito Soru diventa socia di maggioranza e ceo.

NASCE OPEN CAMPUS

“È il più grande della Sardegna, con 120 postazioni per il lavoro condiviso occupati ogni giorno da free lance, piccole agenzie ma anche grandi aziende, che sempre di più stabiliscono qui la propria sede. Il nostro business principale- spiega- sono i progetti di innovazione e trasformazione digitale che realizziamo per le imprese in tutta Italia”. Non solo consulenza, Open Campus si occupa anche di “formazione sul digitale, con corsi sulla digital transformation, progetti di open innovation che aiutano società e pubbliche amministrazioni ad aprirsi a tutti gli stakeholders, ai talenti esterni, alle startup, ma anche hackathon ed eventi di idea generation”.

NEL TEAM DI SEI PERSONE QUATTRO SONO RAGAZZE, DI CUI TRE MAMME

E se questa ‘community’ allargata di persone che lavorano nell’It è a prevalenza maschile, il team di Open Campus va controcorrente. “Siamo in sei, tre ragazzi e quattro ragazze, di cui tre mamme. Dal momento in cui ho iniziato a costruire la mia impresa, ho incontrato donne veramente in gamba e mi è venuto spontaneo coinvolgerle- sottolinea Soru- Quello che mi rende orgogliosa è che siamo cresciuti pian piano, facendo sì che tutte le persone che ci lavorassero potessero usufruire di un welfare come in una grande azienda”.

STAFF OPEN CAMPUS

LE NUOVE FRONTIERE DEL WELFARE AZIENDALE

E proprio sul welfare aziendale che Open Campus sembra anticipare una rivoluzione che, con lo sdoganamento dello smart working avvenuto in pandemia Covid-19, probabilmente non si arresterà. “Dentro Open Campus c’è l’asilo aziendale di Tiscali dove io porto mia figlia e che ora è aperto a tutti i bambini. Come co-working abbiamo con loro una convenzione e, visto che abbiamo notato che ci sono molte mamme e papà che lavorano in smart working in questo periodo, abbiamo pensato di offrire gratuitamente a chi porta i figli al nido una postazione di co-working“. Che così apre anche ai dipendenti della pubblica amministrazione. “Non ce lo aspettavamo, ma è capitato che venissero a lavorare da noi anche dipendenti pubblici che avevano i figli qui al nido”, racconta Soru, convinta che le grandi aziende “nel momento in cui inseriranno definitivamente il lavoro agile nell’organizzazione delle risorse dovranno pensare anche a nuovi modelli di welfare”.

IL CO-WORKING, L’UFFICIO LIQUIDO GIÀ PRONTO AL FUTURO

In questo panorama, l’ufficio liquido tipico del lavoro condiviso è già pronto al futuro. “La pandemia ha cambiato il modo di usare l’ufficio per tutti e il co-working è già l’ufficio flessibile, efficiente e smart che ora tutti cercano. Non è vero che lavorando da remoto gli uffici condivisi non servono“, sottolinea la ceo di Open Campus. Al contrario, “capita sempre più spesso che molte grandi aziende con sedi periferiche in giro per l’Italia, come le multinazionali, le chiudano e le riaprano nei co-working”. Una tendenza che riguarda l’organizzazione del lavoro: “In presenza si parla coi clienti, si fanno riunioni, meeting e brain storming, il resto si fa a casa”. E sulla conciliazione con la sua vita privata Soru racconta: “È faticoso come per tutte le mamme che lavorano, ma col mio compagno ci dividiamo tutto al 50%. Teniamo la bimba al nido fino alle 17 e poi tutto il resto cerchiamo di farlo assieme. Io mi sento molto fortunata- confessa parlando della sua carriera in un mondo quasi completamente al maschile- I miei genitori mi hanno sempre spronata a fare quello che volevo. Ovviamente anche io ho fatto i miei sacrifici, ma non ho dovuto combattere. Mi rendo conto che per tante donne non è così”. L’invito alle ragazze che sognano una carriera nel digitale, quindi, è a “non ascoltare chi ti dice di ‘non volare alto’. Concentratevi su quello che state facendo, non sui rumori di sottofondo”.

open campus

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