Albania, le ruspe di Edi Rama sul teatro di Tirana. Le opposizioni: “Diritti in polvere”

Nella notte è stato demolito il complesso che ospita il Teatro Nazionale di Tirana con un'operazione delle teste di cuoio albanesi
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ROMA – L’Edi Rama che non ti aspetti. Non il paladino della solidarietà tra i popoli che fece commuovere il mondo inviandoci medici e infermieri all’insegna delle parole: ‘Non dimentichiamo l’Italia che ci ha aiutato'”. Ma il regista neanche troppo occulto dell’operazione delle teste di cuoio albanesi che questa notte ha consentito la demolizione del complesso che ospita il Teatro Nazionale di Tirana.

Quando intorno alle 4 e 30 le ruspe dell’Ispettorato per la Salvaguardia del Territorio hanno cominciato ad abbatterlo, nel Teatro, secondo varie testimonianze, erano ancora riuniti artisti e politici che da giorni occupano la struttura cercando di evitarne la distruzione. Gli ultimi atti di una protesta durata 26 mesi. In molti sono stati fermati, immobilizzati e portati al posto di polizia, presi in consegna da agenti vestiti di nero dalla testa ai piedi. Sono le forze speciali albanesi. Molto diverse dai camici bianchi che hanno aiutato gli italiani.

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“Di Edi Rama voi avete solo l’immagine che veicolano i media internazionali, che all’Albania prestano attenzione di tanto in tanto e piuttosto superficialmente. Ma l‘Edi Rama che conosciamo noi è diverso. O almeno, negli anni è diventato sempre più autoritario. Fino ad oggi, fino alla palese violazione delle libertà civili delle persone e dei diritti politici delle opposizioni”, spiega un membro del gruppo spontaneo Alleanza per la difesa del Teatro Nazionale. L’uomo chiede di restare anonimo.

L’ultimo atto del Teatro nazionale è uno spettacolo triste per la democrazia in Albania? “E’ stato spazzato via l’ultimo tratto dell’Albania di un tempo. Un’opera che per noi aveva un valore storico inestimabile. Ma siamo ancora più preoccupati che non facciano la stessa fine i nostri diritti”, risponde l’interlocutore. 

Il Teatro Nazionale fu costruito nel 1939 come Circolo Culturale Skanderbeg, progettato dall’architetto italiano Giulio Berté, lo stesso del Ponte Flaminio. Riflette uno stile razionalista, vicino alla pittura metafisica di Giorgio De Chirico. Montanelli ne parlò come di “un’opera monumentale per l’Albania”. Il sindaco di Tirana e Edi Rama vogliono soppiantarlo con un teatro moderno, che dominerebbe un complesso di edifici commerciali e abitativi. Ma non è il ‘business’, o solo quello, a preoccupare.

“Con Enver Hoxha nel Teatro si rappresentavano le opere gradite al regime ma anche quei testi internazionali che sfuggivano alla censura. Per questo è vissuto dai cittadini di Tirana come uno spazio di libertà. Sulla sua demolizione era stato chiesto un pronunciamento della Corte Costituzionale. Il governo poteva attendere. E invece in piena notte ha forzato la mano, l’ultimo atto di una serie di violazioni compiute anche in forza della legislazione speciale adottata per fronteggiare l’emergenza Covid. Le persone sono state portate via con la violenza. Non solo politici: artisti, intellettuali, giornalisti. Tutti trattati come dei delinquenti”. La vicenda non alimenta l’eco che meriterebbe. Potrebbe creare un certo imbarazzo al Pd italiano, e persino al governo, che considera Rama un leader ‘amico’.

“E’ il leader del partito socialista albanese, anche se lui piace trasversalmente ai partiti politici del vostro paese. Ma amici italiani informatevi, guardate quelle immagini. E diteci se Edi Rama merita questa considerazione”.

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17 Maggio 2020
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