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Eutanasia, Testoni (Ageop): “La morte è un diritto, per Korczac anche per i bambini”

Articolo di Francesca Testoni, responsabile assistenza Ageop ricerca onlus, Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica
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ROMA – La morte è veramente una sconfitta per la vita? Le filosofie orientali ci dicono di no, osservando che ogni cosa in natura ha un limite, una finitudine e che proprio dalla morte si origina nuova vita. I due poli d’inizio e fine vita, alfa e omega, si equivalgono per drammaticità e importanza ed è umano in certe condizioni desiderare la morte, una buona morte a cui prepararci insieme ai nostri cari.

Così in un contributo sul fine vite e l’eutanasia Francesca Testoni, responsabile assistenza Ageop ricerca onlus, Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica.

La morte è un diritto per ogni persona, anche per i bambini secondo Janus Korczac. E’ un diritto “estremo”, ma è il diritto all’autonomia e all’autodeterminazione. Come operatori rispettiamo i pazienti se rispettiamo le loro scelte e se ancor prima li mettiamo nella condizione di poter sempre scegliere. Dovrebbe essere facoltà di ogni persona- chiarisce Testoni- in date situazioni, valutare e decidere se ricevere o meno le cure e quali. 

Chi ha a che fare con i malati gravi e la morte impara soprattutto una cosa: che la dignità ha a che fare con la nostra possibilità di scegliere, di essere sempre “soggetti”, in qualsiasi momento o condizione, e non essere mai solo “oggetti” di cura. Solo malati. Quando si parla di bambini sono i genitori ad esprimere una scelta. Anche il bambino, invece, andrebbe sempre attentamente ascoltato dai genitori attraverso i suoi gesti, i suoi silenzi, i suoi sguardi, le sue parole. E credo anche che il compito dell’equipe che lo ha in cura- continua- sia ascoltarlo, comprenderlo per cercare di rispettarne il più possibile la volontà aiutando i genitori a comprenderla.

Per rispettare le scelte di qualsiasi persona, di ogni età- spiega ancora Francesca Testoni, responsabile assistenza Ageop ricerca onlus, Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica- non si può prescindere da un ascolto profondo che permetta di comprendere il significato che vuol dare alla propria vita. E darle la possibilità di essere ascoltata anche quando non è nelle condizioni di parlare, attraverso il testamento biologico.

Una scelta non chiara arrecherebbe sofferenza ai parenti che, oscillando tra la tentazione per l’eutanasia e quella per l’accanimento terapeutico, ne uscirebbero comunque devastati e in preda ai sensi di colpa. Se riusciamo a capire al di là delle convinzioni, delle credenze religiose e morali di ognuno, che la dignità dell’essere umano come tutti i diritti ha valore assoluto, ma che ognuno ne ha una concezione diversa, individuale, comprendiamo il diritto all’eutanasia. E’ un diritto fondamentale- conclude- per significare la propria autodeterminazione. La mancanza di significato impedisce la pienezza della vita, ed è pertanto equivalente alla malattia. Il significato rende molte cose sopportabili, forse tutte. (C.G. Jung). 

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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