Eutanasia, Testoni (Ageop): “La morte è un diritto, per Korczac anche per i bambini”

Articolo di Francesca Testoni, responsabile assistenza Ageop ricerca onlus, Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – La morte è veramente una sconfitta per la vita? Le filosofie orientali ci dicono di no, osservando che ogni cosa in natura ha un limite, una finitudine e che proprio dalla morte si origina nuova vita. I due poli d’inizio e fine vita, alfa e omega, si equivalgono per drammaticità e importanza ed è umano in certe condizioni desiderare la morte, una buona morte a cui prepararci insieme ai nostri cari.

Così in un contributo sul fine vite e l’eutanasia Francesca Testoni, responsabile assistenza Ageop ricerca onlus, Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica.

La morte è un diritto per ogni persona, anche per i bambini secondo Janus Korczac. E’ un diritto “estremo”, ma è il diritto all’autonomia e all’autodeterminazione. Come operatori rispettiamo i pazienti se rispettiamo le loro scelte e se ancor prima li mettiamo nella condizione di poter sempre scegliere. Dovrebbe essere facoltà di ogni persona- chiarisce Testoni- in date situazioni, valutare e decidere se ricevere o meno le cure e quali. 

Chi ha a che fare con i malati gravi e la morte impara soprattutto una cosa: che la dignità ha a che fare con la nostra possibilità di scegliere, di essere sempre “soggetti”, in qualsiasi momento o condizione, e non essere mai solo “oggetti” di cura. Solo malati. Quando si parla di bambini sono i genitori ad esprimere una scelta. Anche il bambino, invece, andrebbe sempre attentamente ascoltato dai genitori attraverso i suoi gesti, i suoi silenzi, i suoi sguardi, le sue parole. E credo anche che il compito dell’equipe che lo ha in cura- continua- sia ascoltarlo, comprenderlo per cercare di rispettarne il più possibile la volontà aiutando i genitori a comprenderla.

Per rispettare le scelte di qualsiasi persona, di ogni età- spiega ancora Francesca Testoni, responsabile assistenza Ageop ricerca onlus, Associazione Genitori Ematologia Oncologia Pediatrica- non si può prescindere da un ascolto profondo che permetta di comprendere il significato che vuol dare alla propria vita. E darle la possibilità di essere ascoltata anche quando non è nelle condizioni di parlare, attraverso il testamento biologico.

Una scelta non chiara arrecherebbe sofferenza ai parenti che, oscillando tra la tentazione per l’eutanasia e quella per l’accanimento terapeutico, ne uscirebbero comunque devastati e in preda ai sensi di colpa. Se riusciamo a capire al di là delle convinzioni, delle credenze religiose e morali di ognuno, che la dignità dell’essere umano come tutti i diritti ha valore assoluto, ma che ognuno ne ha una concezione diversa, individuale, comprendiamo il diritto all’eutanasia. E’ un diritto fondamentale- conclude- per significare la propria autodeterminazione. La mancanza di significato impedisce la pienezza della vita, ed è pertanto equivalente alla malattia. Il significato rende molte cose sopportabili, forse tutte. (C.G. Jung). 

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

17 Maggio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»