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Rifiuti, Eni e Conoe per uso oli vegetali in biocarburanti

[video mp4="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2017/05/conoe-video1.mp4" poster="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2017/05/conoe-video1.jpg"][/video] Giuseppe Ricci, chief Refining & Marketing ENI ROMA - Metti una frittura nel motore: l'olio fritto,
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Giuseppe Ricci, chief Refining & Marketing ENI


ROMA – Metti una frittura nel motore: l’olio fritto, un inquinante se disperso nell’ambiente tramite le fognature, che danneggia, può essere raffinato e trasformato in biocarburante. Da oggi, però, l’olio delle fritture alimenterà la bioraffinetia Eni di Venezia e dal 2018 anche quella di Gela. Ciò è possibile grazie all’accordo firmato oggi tra Conoe, il Consorzio razionale di raccolta e trattamento degli oli e dei grassi vegetali e animali esausti, e Eni.

Il Conoe si impegna a invitare tutte le aziende di rigenerazione che raccoglie a fornire a Eni l’olio esausto, che sostituirà in parte l’olio di palma certificato attualmente in uso, in seguito all’olio si aggiungeranno i grassi animali.

L’accordo, segnalano Eni e Conoe, “consente di mettere in atto un circuito virtuoso di Economia circolare”.Attualmente il Conoe, operativo dal 2001, raccoglie e recupera oltre 65mila tonnellate l’anno di oli vegetali esausti (dati 2016, erano 15mila tonnellate l’anno nel 2012) che provengono dalle attività professionali: soprattutto ristoranti, ma anche friggitorie, bar, stabilimenti industriali alimentari. Mancano quelli delle famiglie.

Conoe intercetta solo il 23% del raccoglibile ma aggiungendo gli oli di casa sarebbe possibile arrivare “fino a 200mila tonnellate di materiale coinvolgendo le famiglie italiane- spiega Tommaso Campanile, presidente Conoe- oggi la gran parte di oli esausti che possono essere raccolti, rigenerati e avviati alla produzione di biodiesel viene dispersa dopo l’uso nelle case degli italiani”, inquinando e ‘attappando’ le fognature, visto che i grassi si depositano sulle pareti delle tubature. Per questo “puntiamo a coinvolgere i comuni italiani, i sindaci e le aziende speciali dei comuni per intercettare questi oli e dare una mano alla tutela ambientale e all’economia del Paese”. A breve, aggiunge Campanile, “con Utilitalia lanceremo un progetto di raccolta degli oli esausti domestici sul territorio nazionale, coinvolgendo la grande e piccola distribuzione e le aziende”.


Tommaso Campanile, presidente Conoe


Per avere un’idea dei volumi, nel 2015 in Italia sono stati prodotte circa 280mila tonnellate di oli esausti, delle quali circa 180mila tonnellate (64%) provenienti dal settore domestico e circa 100mila tonnellate (36%) da ristorazione, industria e artigianato. Delle 62mila tonnellate raccolte da Conoe nel 2015, l’85% è stato avviato alla produzione di biodiesel, il 5% di lubrificanti, il 10% per altri usi.

La bioraffineria Eni a Porto Marghera (Venezia) dal maggio 2014 produce green diesel, green nafta, green Gpl (e potenzialmente anche green jet fuel) alimentata principalmente da olio di palma certificato. La capacità Eni di lavorazione di oli vegetali aumenterà con l’entrata in funzione della bioraffineria di Gela (Caltanissetta), atteso nel 2018, e ragiungerà circa un milione di tonnellate l’anno. Con questa capacità il ‘Cane a sei zampe’ potrà ritirare tutte le 65mila tonnellate di oli disponibili raccolti dal Conoe, con un risparmio potenziale di 3 tonnellate di CO2 equivalente per ogni tonnellata di biodiesel prodotto e consumato come combustibile, mentre il volume dell’acqua risparmiata è attorno a 1,9 tonnellate per tonnellata di biodiesel. oggi l’obbligo europeo di miscelazione di biocarburanti a quelli tradizionali è del 6,5%.

“Partendo da 65mila tonnellate di oli esausti raccolte ogni anno” dai settori professionali, “aggiungendo quelli delle famiglie possiamo ottenerne tre volte tanto, si può trplicare il mercato e i carico di olio fritto come ‘unconventional’ per le nostre bioraffinerie destinato alla produzione di biocarburanti- rileva Giuseppe Ricci, Chief Refining & Market officer di Eni- quindi possiamo triplicare il lavoro delle bioraffinerie e dei trasformatori”. Per questo Eni e Conoe “si impegnano a diffondere la cultura della raccolta lavorando con la popolazione”, aggiunge Ricci, segnalando “i vantaggi sociali e ambientali ed economici di una filiera certificata che fa sì che si sappia dove finisce l’olio esausto” delle fritture, e quindi non nelle fognature ma nel motore.

GALLETTI: CON CONOE ED ENI L’ECONOMIA CIRCOLARE SI ESTENDE

“L’economia circolare non è solo un settore della Green economy ma si estende anche ad altri mai pensati. Oggi è qui Eni, dovrebbe essere un mio nemico invece è qui come alleato”. Gian Luca Galletti, ministro dell’Ambiente, lo dice intervenendo alla firma dell’accordo tra Eni e Conai per l’utilizzo di oli di frittura nelle bioraffinerie di Venezia e Gela.

L’economia circolare, della quale il riuso di oli di frittura è un esempio, “si può fare anche in settori come quello petrolifero- dice Galletti- l’olio fritto è un pericolo per l’ambiente ma oggi non è più un rifiuto e diventa una materia prima seconda, passando da ‘maledetto’ a valore”.

Inoltre, “stabilimenti che una volta venivano dismessi, con grave rischio per l’ambiente di potenziale inquinamento e aree che restavano inutilizzate per decenni, oggi invece come vediamo a Marghera e Gela ciò non accadrà”, aggiunge il ministro, “perché quelle due raffinerie sono diventate bioraffinerie”. In tutto ciò poi “stiamo creando posti di lavoro- conclude Galletti- sfatando il mito che la Green economy crei lavoro solo in certi settori, quindi conviene perché si fanno utili e si crea lavoro”.

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