Coronavirus e app di tracing, Comandé: “Immuni garantisce un’allerta sufficientemente anonima e tempestiva”

Fase 2, app e privacy: il membro della task force tecnologie anti Covid-19 rassicura che l'unico dato che sarà scambiato sarà un codice
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ROMA – “Il ruolo delle app di tracing è molto specifico e limitato. Mette in grado, con il maggiore livello di minimizzazione possibile dei dati, di tracciare i contatti e di dare un’allerta sufficientemente anonima e tempestiva a chi può essere contagiato”. Così il professor Giovanni Comandé, ordinario di Diritto Privato comparato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e membro della task force tecnologie anti Covid-19, spiegando alla Dire le ragioni tecniche che danno fiducia su alcune soluzioni per accompagnare la fase 2.

L’APP TRACCIA I CODICI

L’esperto, che si è occupato di fare valutazioni giuridiche in merito di privacy, ha spiegato che alcune app disponibili o progettate “hanno una caratteristica che è totalmente sfuggita nel dibattito di questi giorni. Cioè non tanto di garantire l’assoluto anonimato, perché l’anonimato assoluto ed eterno non esiste più tecnicamente, ma di rendereusare le informazioni sufficientemente anonime (considerando 26 Gdpr), come stabilisce il Gdpr.

Queste app, infatti, non utilizzano l’identificativo email o i dati del cellulare, come è stato erroneamente riportato da alcuni media, ma un identificativo della istanza di installazione, cioè un codice che si genera scaricando il software sul proprio dispositivo. Questo è l’unico dato che viene scambiato”.

“Quindi – continua Comandé – se un individuo scopre di essere positivo al Covid-19, può decidere di segnalarlo al gestore del sistema tramite la app. Ma a quel punto non circola la sua identità, bensì il codice di installazione della sua app. In questo modo il software è in grado di elaborare i contatti avvenuti nei giorni precedenti con gli altri dispositivi dotati della stessa app e mandare un messaggio di allerta agli altri utenti (tracciati sempre solo grazie all’istanza di installazione) che potrebbe essere diverso a seconda dei vari gradi di rischio.

Scientificamente nella maggior parte delle soluzioni prospettate nel mondo la tecnologia utilizzata per registrare i contatti è quella del low energy bluetooth, che significa che non si va a guardare i dati di geolocalizzazione ma, detto banalmente, il dialogo che il nostro telefono ha continuamente con i dispositivi che gli stanno attorno“.

Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DiRE» e l’indirizzo «www.dire.it»

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