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L’incontinenza urinaria ha ricadute sullo stile di vita e la socialità

ROMA – L’incontinenza urinaria, la perdita involontaria di pipì attraverso l’uretra, è un problema abbastanza diffuso che se non è trattato nei giusti modi e tempi può creare un disagio psicofisico alla donna con ricadute importanti anche sullo stile di vita e sulla socialità. Per capire meglio le cause, i trattamenti e soprattutto per sfatare il mito che questo disturbo colpisce solo in fase avanzata della vita, l’agenzia Dire ha intervistato Marina Natili, ginecologa dell’ospedale Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma.

– Quali possono essere le cause e i fattori di rischio di un disturbo così frequente nella popolazione femminile?

“L’incontinenza urinaria ha innanzitutto un impatto igienico e sociale molto importante per la donna e presenta vari fattori di rischio come la gravidanza e il parto. Ovviamente in questo disturbo entrano in campo anche altri fattori come l’obesità e il diabete. Va fatto presente che esistono anche dei rischi occupazionali che comportano un sovraccarico dal punto di vista fisico sul pavimento pelvico e quindi possono predisporre maggiormente il soggetto a questa problematica. Ci sono poi fattori costituzionali da non sottovalutare infatti ognuno di noi infatti nasce con una propria genetica per cui ci può essere la donna maggiormente predisposta ed esposta al disturbo. L’incontinenza può presentarsi anche nel post partum ma anche in gravidanza, in particolar modo, nelle ultime fasi. Naturalmente la paziente deve essere informata di queste problematiche non a caso noi abbiamo attivato un servizio alla riabilitazione del pavimento pelvico. Inoltre prevediamo una sessione di lezioni specifiche inserite all’interno dei corsi pre parto e di accompagnamento alla nascita che svolgiamo appunto al Fatebenefratelli. L’obiettivo è quello di sensibilizzare moltissimo le pazienti al problema perchè cerchiamo anche di spiegare che esiste una soluzione soprattutto se il disturbo è preso per tempo ma anche in una ottica di prevenzione”.

– Spesso il disturbo nasce dopo il parto. Anche in tal caso quali sono le cause? E come è possibile tranquillizzare la neo mamma?

“Al Fatebenefratelli esiste un ambulatorio di Uro-ginecologia e riabilitazione del pavimento pelvico attivo da circa 20 anni e nel corso del tempo abbiamo visto valutato tantissime pazienti e abbiamo cercato di prevenire quanto più possibile, attraverso la riabilitazione in fase precoci e quindi nell’immediato post partum ma anche negli anni successivi al parto. Nel caso in cui il disturbo non fosse stato preso per tempo e quindi la problematica del prolasso fosse già in iniziata in modo importante negli anni, mi riferisco soprattutto a quei pazienti che hanno raggiunto un età più avanzata e oltre la menopausa, l’intervento chirurgico a quel punto è l’unica soluzione al problema del prolasso e dell’incontinenza urinaria. Sicuramente una riabilitazione successiva, soprattutto in pazienti fortemente motivate e informate, è molto importante per la prevenzione delle recidive. A questo si accompagna anche tutto un approccio di tipo conservativo, che noi spieghiamo alle pazienti in ambulatorio che consiste in una terapia comportamentale raccomandata anche dalle linee guida internazionali. In pratica raccomandiamo una dieta adeguata e di tenere sotto stretta osservazione malattie come il diabete, l’ipertensione, l’obesità, sindrome metaboliche e fare attività fisica mirata al recupero del pavimento pelvico perchè in questo modo la paziente affronterà anche età più avanzate della propria vita in modo autonomo. L’idea è quella di riuscire a controllare l’incontinenza urinaria e arginare questo problema che oltre ad avere ripercussioni sociali possiede un alto impatto emotivo sul paziente e per la quale si può fare tanto”.

– Come si svolge un ciclo riabilitativo e come si accede al servizio?

“Presso il nostro ambulatorio di Uro-ginecologia e riabilitazione del pavimento pelvico si può prenotare una visita appunto uro-ginecologica. Nel corso della visita lo specialista effettuerà una valutazione completa della paziente, se necessario, richiederà altri esami di approfondimento della problematica e se effettivamente si riscontra di una disfunzione a carico del pavimento pelvico, in fase iniziale, di lieve incontinenza urinaria o di prolasso potrà indirizzare la paziente ad un ciclo riabilitativo del pavimento pelvico. L’iter consiste in un ciclo completo di 10 sedute, in genere bisettimanali, che verranno effettuate da ostetriche specializzate e formate sull’approccio a questa problematica. Questo servizio è attivo dal Fatebenefratelli da molti anni e ci ha dato molte soddisfazioni”.

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17 Aprile 2019
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