Afghanistan, Gvc regala capre alle famiglie in difficoltà

L'iniziativa della onlus bolognese rientra in un più ampio progetto contro la malnutrizione infantile
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ROMA – Possono essere un aiuto diretto per il latte e per la carne, ma possono anche essere uno strumento per accumulare soldi, con cui provvedere alle cure sanitarie e all’istruzione dei figli. Sta qui il senso del ‘tesoretto‘ che la onlus bolognese Gvc ha deciso di regalare alle famiglie afghane in difficoltà (vedove, donne sole, madri con bambini) per cui dedicarsi alla coltivazione della terra è quasi impossibile: un ‘tesoretto’ di 600 capre incinte (più l’orzo per la loro alimentazione e le cure del veterinario), che andranno ad arricchire 300 famiglie disagiate.

“A tutti abbiamo fornito anche dell’orzo, in modo che anche nei periodi più rigidi gli animali possano alimentarsi, e fornito assistenza veterinaria, vaccinazioni incluse”, spiega Margherita Romanelli, responsabile dell’area Sud-Est asiatico per la ong bolognese Gvc. L’iniziativa rientra in un progetto più ampio portato avanti da Gvc insieme con Intersos, finanziato da ministero per gli Affari esteri e dall’Agenzia italiana per la cooperazione e lo sviluppo: “Operiamo in alcuni distretti vicino a Herat per combattere la malnutrizione dei bambini”. In Afghanistan, oltre un milione di bambini soffre di malnutrizione acuta, e quasi il 60 per cento del totale è colpito da vari livelli di malnutrizione. “Il nostro progetto prevede sia la presa in carico dei bambini malnutriti sia l’intervento sulla consapevolezza della situazione, per proporre rimedi e incentivare la disponibilità e l’accesso al cibo”.

L’economia afghana, in queste zone particolarmente difficili da raggiungere, si fonda sull’agricoltura di sussistenza. “Certamente il contesto non aiuta: la sensazione crescente di insicurezza rende molto complicato uno sviluppo della produzione agricola. Senza contare che moltissimi villaggi cono abitati da sfollati, che non hanno nulla da cui ripartire”. L’avere regalato capre va proprio in questa direzione: sono animali molto resistenti, in grado di adeguarsi sia al caldo estivo sia al freddo invernale, e sono conosciuti dalla comunità locale, garantendo buone possibilità di rappresentare un investimento per il futuro. “Le capre che abbiamo donato sono gravide, nei prossimi due mesi partoriranno, aumentando così la disponibilità delle famiglie. Alcune famiglie forse venderanno le capre più grandi, altre cercheranno di mettere in piedi un piccolo allevamento. E’ un aiuto fondamentale: le capre, infatti, sono utili per il latte e per la carne, e possono anche diventare rendita economica, da reinvestire nell’istruzione dei figli o nelle cure sanitarie. I partner afghani, i ministeri della Salutee  dell’Agricoltura ci hanno molto supportato”.

La condizione degli afghani, spiega Romanelli, è drammatica: nel loro Paese, sono tante, come visto, le difficoltà a cui far fronte, se scelgono di fuggire verso l’Europa, come migranti non vedono riconosciuto lo status di rifugiato. “Sono schiacciati tra insicurezza e difficoltà di sopravvivere. In Afghanistan ci sono continui attacchi, le esplosioni di autobombe sono all’ordine del giorno. Proprio per questa condizione paradossale, il nostro intervento è necessario. In questa situazione di sicurezza precaria, la differenza, nei nostri confronti, lo fa il comportamento delle comunità locali, che ci difendono e ci fanno da scudo. Senza questo consenso di cui godiamo, queste sarebbero in assoluto zone impraticabili”.

Ambra Notari per Redattore sociale

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