Roma. Undici anni dopo sgombero campo rom, Casilino 900 è bomba ambientale

Oggi l'area che si trova a metà tra la via Palmiro Togliatti, la via Casilina e il Parco Archeologico di Centocelle è in stato di totale abbandono e si è trasformata in una discarica a cielo aperto
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ROMA – Una bomba ambientale si nasconde a ridosso del quartiere di Centocelle a Roma. A distanza di 11 anni dallo sgombero, l’area dell’ex Casilino 900, il campo nomadi abusivo più grande d’Europa, non solo è in stato di abbandono ma rischia rivelarsi un pericolo serio per la salute dei cittadini. Le operazioni di sgombero del campo che ospitava più di 600 persone, iniziarono a gennaio del 2010. Poche settimane dopo, a metà febbraio, furono l’allora sindaco di Roma Gianni Alemanno con il Prefetto dell’epoca, Giuseppe Pecoraro, a chiudere il lucchetto del campo, mettendo la parola fine a una realtà che sopravviveva da quasi 50 anni. Oggi l’area che si trova a metà tra la via Palmiro Togliatti, la via Casilina e il Parco Archeologico di Centocelle è in stato di totale abbandono e si è trasformata in una discarica a cielo aperto.

Un numero non precisato di senza tetto, vive in alloggi di fortuna, ricavati con i rifiuti che si trovano ovunque e in tende da campeggio installate alla buona in diversi punti dell’ex campo nomadi. Ma a preoccupare di più sono i terrapieni, ora coperti dalla vegetazione che potrebbero nascondere una quantità enorme di rifiuti. Materiale di risulta, scarti delle baracche abbattute, pneumatici e chissà cos’altro che sarebbe stato interrato dalle ruspe tra marzo e aprile del 2010, durante le prime operazioni di bonifica, nell’immediato post sgombero.

A testimoniare l’interramento dei rifiuti esistono dei video. Uno in particolare, recuperato dal web e girato da un cittadino solo due mesi dopo lo sgombero del Casilino 900, mostra la marea di detriti accuratamente sistemata, coperta con dei teli blu e già parzialmente interrata. L’area spianata dalle ruspe, si vede dal video, è molto ampia. Oggi la stessa area è coperta dalla vegetazione e le nuove ‘colline’ accolgono decine di discariche abusive spuntate come funghi nel corso degli anni: mobili, ferro, carcasse di moto, scarti edili.

Come se non bastasse la struttura in cemento che si trova all’ingresso dell’area, dove un tempo sorgeva un distributore di carburante è stata di nuovo occupata. All’interno vivono una o più famiglie con bambini. La struttura subito dopo lo sgombero venne occupata da un’associazione, la ‘Nuova Vita’ presieduta proprio da Najo Adzovic, ex delegato ai rom di Alemanno, che con l’allora sindaco collaborò alla chiusura del mega insediamento. Sgomberata la sua associazione, ora alcune persone sono tornate a vivere ell’ex distributore di benzina, a due passi da un’area che sarebbe dovuta essere adibita a parco pubblico.

Lo stesso sindaco di allora Gianni Alemanno, in una conferenza pubblica, poco prima di chiudere il Casilino 900, disse: “Adesso è stata abbattuta l’ultima baracca. Poi insieme con Najo e con gli altri chiuderemo il cancello e chiuderemo definitivamente questo campo. In questo mese sarà bonificato e saranno portati via tutti i residui di queste realtà. Tenete presente – confermava – che abbiamo trovato moltissimo eternit. Questo terreno diventerà un parco, sarà bonificato nell’arco di un mese“.

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