Africa, mancano i vaccini: “Si rischia l’aumento delle varianti di Covid”

Foto vaccino_Fonte Oms
Lancia l'allarme don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm. L'impatto della pandemia rischia di far regredire l'Africa a vent'anni fa
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BOLOGNA – Le scorte di vaccini per l’Africa sono “assolutamente insufficienti”. E questo è un problema che riguarda tutti, perchè “se non si vaccinano questi Paesi, più passa il tempo e più aumenta il rischio di nuove varianti. Quindi rischia anche di essere inutile il vaccino stesso”. A lanciare l’allarme è don Dante Carraro, direttore di Medici con l’Africa Cuamm, che ieri ha partecipato a un incontro sulla situazione africana organizzato nell’ambito del ciclo ‘I Martedì’ del Centro San Domenico di Bologna e trasmesso online. “È vero, non ci sono dosi per noi. Immaginarsi se ci sono vaccini a sufficienza per l’Africa- afferma Carraro- due settimane fa il Mozambico, che ha 30 milioni di abitanti, ha ricevuto 200.000 dosi di vaccino cinese. Assolutamente insufficiente, anche solo per tentare di pianificare un minimo di distribuzione del vaccino. In Sierra Leone sono arrivate 100.000 dosi, in Uganda 700-800.000, qualcuno dalla Cina e molti da questa nuova iniziativa chiamata CoVax”.

La soluzione, secondo il direttore del Cuamm, è “sospendere temporaneamente i brevetti dei vaccini, per dare la possibilità ai Paesi che possono farlo di produrre più dosi vaccinali. Perché altrimenti non puoi dare risposte. Il Papa l’ha gridato in tutte le maniere“. E anche questo, comunque, non basterebbe. Perché in Africa servono anche “magazzini, pick-up, motorette e frigoriferi- continua don Dante- perché Pfizer non si può conservare, ma gli altri vaccini sì. Però mancano anche siringhe, disinfettanti, formazione del personale e sensibilizzazione dei cittadini. E poi la registrazione dei dati. Quello è il nostro compito, affiancarci a questi sistemi perchè il vaccino arrivi davvero alla gente”. Per questo, spiega Carraro, “abbiamo lanciato una campagna perchè si aiutino i Paesi africani”.

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Se non si vaccinano i paesi africani, “più passa il tempo e più aumenta il rischio di nuove varianti. Quindi rischia di essere inutile il vaccino”, ammonisce Carraro. La priorità, anche in Africa, è reperire dosi prima di tutto per il personale sanitario. “In Mozambico c’è una media di otto medici ogni 100.000 abitanti– sottolinea il direttore del Cuamm- due settimane fa, nel distretto di Maputu ne sono morti cinque. Quindi se non vacciniamo almeno gli operatori sanitari, come pensiamo di dare un futuro a questi Paesi. E il Mozambico è particolarmente colpito perchè c’è la variante sudafricana: negli ultimi due mesi abbiamo avuto tanti casi quanto in tutto il 2020″.

CARRARO (CUAMM): “L’AFRICA RISCHIA UNA REGRESSIONE DI 20 ANNI”

Quanto il Covid sia diffuso in Africa “di fatto non lo sappiamo”, perché è scarsa la capacità di fare i tamponi. Ma il vero problema è l’impatto della pandemia sull’intero sistema sanitario dei Paesi africani, che rischia di far fare all’intero Continente “un passo indietro di 15-20 anni”, mettere in guardia è don Dante Carraro. “Il vero collo di bottiglia è l’ultimo miglio sanitario”, spiega, cioè arrivare nelle periferie e nei villaggi.

“Quando un parto si complica- cita come esempio il direttore del Cuamm- per fare un cesareo basta poco. Ma a volte non c’è neanche quel poco. O non si riesce a fare una trasfusione per un’emorragia post-parto”. In questo contesto, afferma don Dante, “il Covid ha amplificato i problemi”. Ad oggi, spiega, “è difficile dire quanti casi ci sono perchè la popolazione africana è giovane e si fanno pochissimi tamponi, quindi la percezione è assolutamente a naso. Ci sono Paesi che fanno cinque o sei tamponi per mille abitanti, hai qualche ricovero per patologie respiratorie, qualcuno lo perdi e qualcuno no. Ma di fatto non lo sappiamo. Conosciamo invece gli effetti che il Covid sta avendo sui sistemi sanitari già fragili prima della pandemia”.

Il Cuamm sta sostenendo 23 ospedali negli otto Paesi dove lavora e “cerchiamo di fare la nostra parte meglio che possiamo, insieme ai colleghi africani- afferma Carraro- negli ospedali dove lavoriamo abbiamo avuto un calo del 25-35% degli accessi: quelle mamme che prima riuscivano ad arrivare, adesso non vengono per le restrizioni ai movimenti. E quindi hai un peso sanitario ulteriore. Per non parlare delle vaccinazioni, che di solito fai sotto gli alberi perché non si possono fare assembramenti. O il controllo dei bambini malnutriti, oppure i pazienti con hiv e tbc che non riescono ad avere la loro terapia quotidiana”.

Il direttore Cuamm cita quindi la rivista Lancet, secondo cui “se non si interviene anche con i vaccini, l’Africa torna indietro dai 15 ai 20 anni. È un regresso spaventoso che il Continente sta rischiando di vivere”. Carraro cita anche il caso della Sierra Leone, che ha sette milioni di abitanti. “Quando ci sono stati i primi casi di Covid, e anche qualche nostro volontario è stato infettato- spiega- abbiamo avuto paura, perché non c’è un letto di rianimazione e c’è un unico anestestista in tutto il Paese, un caro amico nostro. Quindi se per caso quel paziente si aggrava, non c’è la possibilità di dare un minimo di trattamento”, afferma don Dante.

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