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Da Nathan a Raggi tutto ribaltato: dare trippa ai gatti porta voti

La sindaca di Roma ha emesso un’ordinanza per bloccare una donna che da anni “avrebbe adescato e rapito gli animali per poi lasciarli morire di fame e di sete nella sua abitazione"
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ROMA – I gatti a Roma sono un’istituzione. E con loro le ‘gattare’, persone che dedicano la loro vita e il loro tempo alla cura e all’assistenza dei micetti randagi. Si narra che Anna Magnani, protagonista di molti film del neorealismo italiano, quando non aveva impegni sul set era solita portare il cibo alle bestiole di Torre Argentina, nello stesso luogo dove Giulio Cesare fu ucciso per mano di Bruto e degli altri congiurati. I felini di questa Area sacra nel cuore di Roma, spesso finiti negli scatti dei tanti turisti che attraversano la Capitale, sono stati curati anche dall’attrice Franca Stoppi e poi dalle due amiche Silvia Viviani e la triestina Lia Dequel, fondatrici nel 1994 della colonia di Torre Argentina, poi divenuta un punto di riferimento grazie a donazioni provenienti da tutto il mondo. Di verso diametralmente opposto le cronache di questi giorni, che hanno visto la sindaca di Roma emettere un’ordinanza per bloccare una donna che da anni “avrebbe adescato e rapito gli animali per poi lasciarli morire di fame e di sete nella sua abitazione. Si tratterebbe di una accumulatrice compulsiva” che circa due anni fa subì un controllo di Polizia Locale, Ama e ufficio igiene: “Da casa sua furono portate via sedici tonnellate di immondizia, tra cui anche alcune carcasse di gatti”, racconta Raggi in un post social.

A segnalare il caso i cittadini dell’associazione Coordinamento Gatti di Via Lavinio, in zona San Giovanni, nata proprio per porre fine alla scomparsa improvvisa e fatale dei gatti randagi. “Gli animali vanno sempre tutelati e difesi”, le parole della sindaca su facebook, che le valgono una valanga di applausi e attestati di stima. Insomma, un intervento pro-gatti giocato sui social – dove i simpatici animaletti sono sempre grandi protagonisti – con due obiettivi: salvare i felini dalla fame e portare a casa i voti di chi si occupa ogni giorno degli amici a quattro zampe. Una mossa elettorale, insomma, come le fa notare qualche utente più smaliziato nei commenti al post. E chissà che cosa penserebbe oggi il sindaco Ernesto Nathan, ‘padre’ del famoso detto, molto romano, ‘Non c’è trippa per gatti’, leggendo la storia raccontata da Virginia Raggi. Fu proprio lui, primo cittadino della Capitale dal 1907 al 1913, a togliere dal bilancio capitolino la voce “frattaglie per gatti” per far quadrare i conti già all’epoca in sofferenza. E pensare che proprio i felini erano un’arma fondamentale per stanare i topi, responsabili di danneggiare i documenti conservati negli archivi capitolini. “Daranno meglio la caccia ai roditori se non hanno la trippa”, fu la sintesi del sindaco Nathan. Una scelta che oggi scatenerebbe un putiferio social.

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